Croce e delizia. Un titolo, un programma, ma anche un significato immediato: tutto quello che è fonte di piacere arreca con sé una non irrilevante dose di sofferenza da sopportare. E questo accade sempre, non si scappa.
La presentazione con cui l’ultimo film diretto da Simone Godano si palesa al suo pubblico italiano è eloquente, in tal senso: se la tradizione è solita accostare alle figure dei figli il duplice simbolo della “croce” e della “delizia”, per esprimere in forma breve tutto quello che significa instaurare un rapporto con individui vicini e indecifrabili, è in maniera arguta e inaspettata che Godano rovescia il celebre detto e parte punto di vista dei figli, per andare a esplorare il rapporto con genitori incomprensibili e sfuggenti.

Croce e delizia: la commedia corale di Simone Godano

La commedia di Godano si edifica sulla solida struttura che la sceneggiatura della talentuosa Giulia Steigerwelt è stata in grado di costruire. L’apporto di Steigerwelt, che proviene da una carriera attoriale a “servizio” di Gabriele Muccino e Volfango de Biasi (nonché dalla pregressa esperienza di sceneggiatrice già nel precedente film di Godano, Moglie e marito), è fondamentale ai fini di una caratterizzazione dei personaggi che fa da perfetta inteleiatura alle vicende che si susseguono nel film, senza la quale non si potrebbe conferire ad esse la particolare tensione emotiva che gradualmente cresce, fino a divampare nel terzo atto. Possono essere classificati vari tipi di commedia che sembrano funzionare, spesso ineccepibilmente, al cinema: da una parte di ha una nuova ondata di buddy movies tutti all’italiana (vedasi i recenti Euforia di Valeria Golino e Domani è un altro Giorno di Simone Spada), in cui la vita di un protagonista s’intreccia, spesso con risvolti comici, con la routine di uno sconosciuto; poi, dall’altra parte, c’è la commedia corale, in cui si utilizza la potenza di un assortimento ben congegnato di vari personaggi, tutti con un proprio background culturale e psicologico, e il risultato riesce a dar vita a una successione di eventi imprevedibile e spesso drammatica.

Mondi opposti

Croce e delizia, in un certo senso, riesce a fondere le due tendenze e ad amalgamare gli elementi vincenti in un pregevole e quasi impensabile unicum. Sebbene non riprenda fedelmente la relazione tra i due personaggi della commedia “buddy”, il film sembra codificare questa formula riesprimendola in una nuova forma in cui, a dover socializzare e reciprocamente accettarsi, sono due interi nuclei famigliari e non più due singoli individui. Questi due gruppi sono, come si può immaginare, agli antipodi: i chiassosi, tradizionali, conservatori e passatisti Petagna si ritrovano, dunque, a dover convivere con le idee dei Castelvecchio, un famiglia simile a una comitiva in cui regna suprema l’apertura mentale, la cultura, l’ostentazione di una certa educazione e l’anticonformismo. La conoscenza improvvisa che gli uni sono costretti a fare con gli altri porterà a conseguenze che sullo schermo hanno un grande potenziale comico: non solo l’umorismo, dunque, scaturisce dal groviglio di differenti caratteri – personali – che vengono a incontrarsi e a scontrarsi, bensì soprattutto dal grande “bisticcio” fra i due mondi a cui questi appartengono, che si attende sin dalla prima scena e che, naturalmente, si concretizzerà con non poche sorprese.

Non si può ignorare, tuttavia, che Croce e delizia sia un film che nasce con l’intento di trattare un tema ben preciso, in questo caso rappresentato dalla relazione omosessuale che due dei protagonisti – quello interpretato da Alessandro Gassman e quello interpretato da Fabrizio Bentivoglio – tengono dapprima nascosta, e poi annunciano alle rispettive famiglie. Come da prassi nel cinema (italiano e non solo), l’elemento di riflessione primario è spesso connesso a una tematica basilare che risulta, nel periodo storico di produzione del film, non poco scottante, sia entro i confini della nazione che al di fuori di essa. Nel caso di Croce e delizia, tuttavia, l’argomento omosessualità serve – piuttosto intelligentemente – a fornire un pretesto narrativo per portare due universi alla reciproca presentazione, all’inevitabile confronto e, infine, a un’accettazione dovuta e anche indispensabile, capace di introdurre i personaggi a una rilevante scoperta personale.

Ipocrisie e fratture del nucleo famigliare

L’opera scritta da Steigerwelt e diretta da Godano sembra comprendere che affrontare il delicato tema del coming out è una missione da portare a termine solo in maniera trasversale, per potersi focalizzare su un “macrotema” più ampio: la famiglia, le sue fratture interne, i suoi segreti, le sue profonde ipocrisie. Croce e delizia esplora le dinamiche del rapporto tra padri e figli, fra madri e figli, ma anche fra ex che si ritrovano, fra parenti che si scoprono estranei e sconosciuti che si scoprono affini. Inoltre, la sapiente tessitura degli scambi fra un personaggio e l’altro è in grado di condurre la riflessione dello spettatore a un livello superiore, collegato alla rivelazione di qualcosa su se stessi e sull’inattendibilità dell’apparenza. L’anticonformismo dei Castelvecchio è una maschera infida che, una volta fatta cadere, svela una massiccia dose di falsità e di bigotteria che non appare, in sostanza, di minor portata rispetto a quella, almeno più genuina e limpida, dei Petagna. Ed è al personaggio interpretato da Jasmine Trinca, il tassello primario che permette lo svelamento progressivo e lo scioglimento di ogni nodo, che viene affidato il ruolo reggente in questa commedia: l’attrice, in passato prediletta da autori come i fratelli Taviani, Nanni Moretti, Paolo Virzì e Valeria Golino, sfodera un inaspettato talento comico che sfocia in una magnifica prova attoriale drammatica in grado di conferire spessore alla sua Penelope, figlia negletta e trascurata dal padre, verso la cui relazione ora nutre pura gelosia. Non è da meno il resto del cast, dai centrali e sovracitati Gassman e Bentivoglio (nei panni dell’esilarante coppia composta da Carlo e Tony) a Filippo Scicchitano, nelle vesti di Sandro, e Anna Galiena, madre cosmopolita e “diritta” che viene introdotta nel secondo atto del film.

Croce e delizia: le implicazioni degli affetti nella nostra società

Cinematographe.it presenta croce e delizia di simone godano

Croce e delizia, che al botteghino italiano non sembra aver fatto faville, non è stato avvantaggiato da una pubblicità che sembra averlo annunciato come una commedia superficiale retta dai numerosi risvolti comici che si possono moltiplicare grazie al facile, ma maldestro, utilizzo della tematica del coming out (qui quasi outing). Invece si sarebbe positivamente sorpresi nel trovarsi dinanzi a una commedia intelligente, dai toni spesso drammatici, che riflette sugli annessi e connessi degli affetti in una società come la nostra (un matrimonio è, inevitabilmente, anche un matrimonio con l’intera famiglia dell’altro), pone la sua attenzione su una materia più universale e sempre meno trattata nel cinema italiano, dimenticata dai tempi della fine della commedia all’italiana vera e propria.

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