Che vuoi che sia: 5 buoni motivi per vedere il film di Edoardo Leo

Uscita nelle sale il 9 novembre Che vuoi che sia, la nuova commedia scritta e diretta dall’attore/regista romano Edoardo Leo, sta guadagnando ampi consensi e critiche positive. Perché tanto entusiasmo e soprattutto perché andare al cinema a vederlo? Noi vi diamo 5 buoni motivi per farlo!

5. Specchio ironico della nostra realtà virtuale (e non solo)

I due protagonisti, Claudio e Anna, interpretati da Edoardo Leo e Anna Foglietta, sono due fidanzati che sognano un figlio e una vita serena ma che devono scontrarsi con la dura realtà del precariato. Un argomento spesso trattato dal cinema nostrano da Tutta la vita d’avanti di Paolo Virzì fino a Smetto quando voglio di Sydney Sibilia.
Leo lo racconta sotto una nuova luce, attraverso lo specchio dei nostri tempi: tra continui selfie, condivisioni di ogni momento della nostra giornata; apparire per esserci o per “essere”.

Con un’iperbole ci mostra “schiavi” dell’instabilità economica, disposti a svendere la nostra intimità in pochi click, assurgendoci a pseudo attori porno per “sistemarci” a vita.

La “croce” del precariato, infatti, porrà Claudio e Anna di fronte ad un dubbio “porno – amletico”: girare o no un video sulle loro prodezze a letto che sarà visto da milioni di persone sul web per accaparrarsi 200mila euro raccolti “per sbaglio” con un crowdfunding per lanciare l’attività di Claudio? O preservare dignità e intimità in nome di una vita ,sì difficile, ma senza vergogna?

I casi di cronaca più recenti hanno dimostrato come spesso “l’urgenza” di farsi vedere, o la leggerezza nel condividere ogni tipo di intimità sui social possa portare a conseguenze tragiche (vedi il caso di Tiziana Cantone). La gogna alla quale il popolo di internet sottopone chiunque si esponga in qualche modo, accompagnata a quella di trasmissioni televisive ad alto tasso scandalistico e sentenzioso che esaltano e poi spingono nel dimenticatoio personaggi dal successo effimero e dal guadagno facile ne fanno un quadretto ancora più orripilante. Cosa siamo diventati? sembra chiedersi Edoardo Leo.

4. Rocco Papaleo: un humor necessario

Rappresenta il “jolly” di ogni commedia e anche in questa occasione ci regala una macchietta irresistibile, cinica e isterica. Interpreta Franco, lo zio di Anna, fotografo frustrato che vive in casa della coppia perché la moglie (Marina Massironi) preferisce un matrimonio moderno, ovvero in case diverse, per riaccendere la passione. Una condizione che non lo aggrada per niente e che lo porta a lanciare sarcastiche invettive contro chiunque. Lui sarà uno dei pochi a raccogliere con entusiasmo la possibilità per Claudio e Anna di arricchirsi facendo semplicemente “una roba che fate sempre!”. Basta solo la sua presenza, la sua classica maschera, che non stanca mai, per ridere di gusto.

3. Edoardo Leo e Anna Foglietta: un duo imbattibile

Ulteriore conferma della bravura di questi due interpreti dopo i successi di Smetto quando voglio, Perfetti Sconosciuti, Tutta colpa di Freud… Una coppia decisamente ben assortita: Anna Foglietta, bellissima in tutta la sua semplicità, è un’attrice che sa dosare egregiamente comicità e dramma dimostrando di essere portata per entrambi i generi senza forzature. Edoardo Leo fa tesoro della sua romanità scanzonata che suscita sempre simpatia e che si sposa bene con questo e altri suoi personaggi sempre al verde, alla ricerca della svolta, nonostante mille ostacoli. Molto riusciti anche i ruoli del padre di Claudio, un esilarante Massimo Wertmuller e della simpaticissima collega di Anna, la comica Maria Di Biase.

2. La colonna sonora

Dall’elettronica alla musica da discoteca fino alla trascinante Class Historian dei Bronchola colonna sonora del film è un insieme di brani trascinanti, sensuali e adrenalinici. Al ritmo di Broncho Claudio e Anna ad una festa, per sfogarsi e non pensare ai loro grattacapi si ubriacano e si scatenano innescando in seguito la “bomba” che sconvolgerà le loro esistenze. Prossimo sicuro tormentone, all’uscita dalla sala è difficile toglierselo dalla testa. Senza dimenticare l’affascinante ballad Per un’ora d’amore di Antonella Ruggiero, leitmotiv del film.

1. Commedia all’italiana di qualità

che vuoi che sia

Certo, il livello della vera commedia all’italiana, quella di un tempo, dei fasti del nostro cinema, è difficile da raggiungere, ma Leo, insieme ad altri registi, si difende bene e restituisce dignità e qualità ad un genere che negli anni passati era stato infestato da prodotti intrisi di volgarità fine a se stessa che non hanno niente a che vedere con la vera commedia: quella che fa divertire in maniera intelligente, sollevando interrogativi e riflessioni profonde. Che vuoi che sia suscita, infatti, uno “spassoso riso amaro”: tanto il divertimento che, però, presto lascia il posto ad un’inquietudine di fondo nell’osservare il modo “patetico” in cui ci comportiamo e viviamo, reagendo alle difficoltà che si presentano con vittimismo e cercando  delle soluzioni in infruttuose “strade in discesa”.