8 amici da salvare, Cinematographe.it

Considerato come uno dei film più strappalacrime prodotti dalla Disney, per una volta ben lontana dalle sue solite commedie scacciapensieri tipicamente per famiglie, 8 amici da salvare è un’intensa storia di coraggio e sopravvivenza, ambientata nella fredda terra antartica, in cui l’amicizia tra uomo e cane non si affievolisce nemmeno a chilometri di distanza. Ispirate a un fatto di cronaca realmente avvenuto nel 1958, e dal quale era stato già tratto il film giapponese del 1983 Antarctica, le vicende si concentrano su un gruppo di ricercatori costretti a lasciare otto cani da slitta nella loro base, con l’intenzione di tornare a riprenderli in un secondo momento con la successiva spedizione. Quest’ultima però arriverà più tardi del previsto e i cani dovranno ricorrere solamente alle proprie forze e al loro spirito di squadra per riuscire a sopravvivere in uno dei luoghi più inospitali del pianeta.

Nonostante l’inusuale nota tragica che contraddistingue un film targato Disney, quest’ultimo risulta essere una versione molto addolcita dei fatti accaduti, soprattutto se lo si pone vicino al precedente lavoro giapponese, caratterizzato da un fervido realismo (che in molti hanno definito eccessivo) e da una fin troppo tagliente crudezza di particolari, riuscendo a ripercorrere in maniera piuttosto fedele ciò che è realmente successo a quell’infausta spedizione del ’58 ma rendendolo, in questo modo, molto più angoscioso da guardare. Oltre a ciò, in 8 amici da salvare, le vicende vengono ambientate nel più recente 1993, l’ultimo anno in cui i cani da slitta furono usati in Antartide per le spedizioni. Un film che non si dimentica quindi l’importante legame con la triste realtà, e i suoi importanti retroscena, pur romanzando la storia a piene mani, capace abilmente di tirare fuori le nostre lacrime in più di un’occasione, ma soprattutto durante il suo finale, che andremo ad analizzare fra poco.

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8 amici da salvare: la trama del film

Jerry Shepard, interpretato dal compianto attore Paul Walker, è una guida nella base americana situata in Antartide, in cui risiede insieme ai suoi colleghi e a otto cani da slitta, sotto il controllo e i finanziamenti della Fondazione di scienze naturali. Quando il dottor Davis McClaren arriva alla stazione dalla prestigiosa UCLA, Jerry è obbligato ad accompagnarlo nella fantomatica ricerca di un meteorite presso il Monte Melbourne, un luogo, in quel periodo dell’anno, inaccessibile ai veicoli a motore a causa della condizione del ghiaccio e percorribile così solo grazie ai cani da slitta. Una volta arrivati a destinazione, i due uomini vengono presto chiamati indietro per tornare al campo base in modo da sfuggire a una preoccupante bufera ma, durante il viaggio di ritorno, il professore è vittima di un incidente in cui si rompe una gamba e che lo fa cadere nell’acqua ghiacciata.

Benché Shepard riesca a recuperarlo con l’incredibile aiuto dell’husky Maya, leader del gruppo, l’uomo rischia di morire di ipotermia e assideramento e deve essere prontamente portato in un centro di cure. Inoltre, a causa della tormenta che imperversa in maniera sempre più aggressiva, viene predisposta l’evacuazione della struttura e richiesto il trasferimento di tutto il personale in un luogo sicuro. Purtroppo, però, a bordo dell’aereo a loro disposizione non c’è abbastanza spazio per trasportare anche i cani e, amaramente, viene effettuata la decisione di lasciare gli animali incatenati vicino alla base cosicché possano trovarli e recuperarli nei giorni successivi, non appena la tempesta si sarà calmata e avranno trovato un velivolo adatto per l’occasione. Ma non tutto andrà come stabilito e sia i cani che Jerry dovranno lottare duramente per potersi finalmente ricongiungere.

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Una storia toccante e difficile da dimenticare

È da questo momento che subentra il vero punto di svolta del film attraverso il dispiegamento di un’avventura incredibile e toccante nella sua semplice ma efficace drammaticità. Abbandonati a loro stessi, gli otto cani della base, ossia Maya, Old Jack, Shorty, Dewey, Truman, Shadow, Buck e il giovane Max, devono fare i conti con il gelo imperante, la mancanza di cibo e, soprattutto, l’impossibilità di rompere le catene a cui sono legati. Fiduciosi che Jerry tornerà presto a prenderli, essi aspettano pazientemente il ritorno del loro umano senza dimostrare alcuna volontà di liberarsi. Dopo due settimane, però, gli animi si affievoliscono e l’amarezza provocata dall’essere stati abbandonati comincia a farsi sentire. Improvvisamente, come una mossa del destino, una delle bandiere della base di ricerca viene tirata via dal vento ed è proprio questo piccolo ma importante avvenimento a spingere i cani finalmente all’azione.

Uno ad uno, i vari husky, in un modo o nell’altro, iniziano a liberarsi dalle catene per rincorrere ciò che per loro rappresenta un gioco a tutti gli effetti. Solo uno, il più vecchio del gruppo, Old Jack, ormai stremato e abbattuto nello spirito, decide di arrendersi al suo triste destino. La leader Maya resterà insieme a lui nel vano tentativo di incoraggiarlo a seguirli ma, una volta capito che l’amico è irremovibile nella sua decisione, lo lascerà indietro per ricongiungersi agli altri. Subito dopo, tutti insieme con un rinnovato obiettivo comune, i cani cacciano alcuni uccelli, riuscendo così a mangiare qualcosa dopo  due settimane di stenti. Si tratta solamente dell’inizio di una nuova vita all’insegna della scoperta di ciò che può offrire quello sconfinato manto ghiacciato.

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Una storia di coraggio, sopravvivenza ma anche di un’amicizia indissolubile tra uomo e cane

Nel frattempo, sin dal suo arrivo alla nuova base, Jerry ha iniziato una corsa contro il tempo alla ricerca di un pilota che lo riporti dai suoi amati e fedeli cani il prima possibile. A causa delle condizioni di volo rischiose dovute alla tormenta, però, nessuno è disposto a finanziare la spedizione di soccorso, ritenuta futile e priva di interesse e, allo stesso modo, nessuno è intenzionato ad accompagnarlo se non a primavera inoltrata, quando ormai sarà già troppo tardi per salvare gli animali. Cinque mesi dopo aver lasciato la base antartica, Jerry fa un ultimo disperato tentativo, ricontattando McClaren, il quale, rendendosi conto di essere ancora vivo solamente grazie all’aiuto di quegli husky, decide di finanziare una missione di soccorso con gli ultimi soldi ottenuti dai suoi fondi. Sebbene le possibilità di ritrovare i cani ancora in vita siano praticamente nulle, Jerry non demorde, intenzionato a voler dare almeno l’ultimo addio ai suoi husky, dimostrando così la stessa fedeltà e dedizione che i suoi animali hanno sempre rivolto nei suoi confronti. Un’amicizia vera da entrambe le parti e un desiderio di riunirsi troppo forte per essere messo in disparte.

Dopo due mesi da soli, i sette cani rimasti sono ormai in grado di sostenersi e continuano a girare per quelle terre. Una notte, essi decidono di fermarsi per ammirare le luci prodotte dall’aurora astrale. Affascinati dalla magnificenza e desiderosi di catturarne una, gli husky iniziano a correre e a rincorrersi tra di loro finché, non accortosi del precipizio, uno di loro, Dewey, scivola e cade dal dirupo. Il gruppo lo raggiunge subito e passa la notte al suo fianco, trovandolo però la mattina dopo ormai senza vita. Max si rifiuta però di lasciarlo da solo e rimane con lui per un po’ mentre gli altri proseguono con il loro cammino, arrivando alla base russa, aperta e piena di cibo. Quando finalmente Max decide di abbandonare l’amico, non riesce più a trovare le tracce del resto della squadra e, dopo essere tornato alla stazione americana, ancora chiusa, decide di continuare ad esplorare i dintorni.

8 amici da salvare: un finale commovente dalle sfumature dolceamare

Da questo momento in poi una veloce e angosciante sequela di eventi ci conducono a una conclusione fortemente densa di colpi di scena, paura, lacrime e piccole gioie nella speranza di ottenere un minimo di lieto fine. Prima di arrivarci però, è necessario superare gli ultimi conflitti e, soprattutto, le ultime tragicità che il film può darci.

Dopo aver girovagato nella zona vicino alle due basi, Max trova la carcassa di un’orca, all’interno della quale, abilmente nascosta, risiede una foca leopardo che balza fuori all’improvviso in una scena da alto tasso ansiogeno. Fortunatamente, Maya e gli altri sono lì vicino e, sentendo il compagno, si dirigono verso di lui. Attraverso un abile stratagemma, Max riesce ad allontanare la foca cosicché gli altri possano mangiare in pace. Tuttavia il piano non va alla perfezione poiché il mammifero riesce a scagliarsi con violenza contro Maya, ferendola gravemente a una zampa. Sembra ormai arrivato il momento di un’altra grave perdita per il gruppo, il quale non è pronto ad arrendersi e, in un impeto di disperata aggressività, riesce a scacciare via e a ferire la foca. Tutti quanto possono così tornare a banchettare e, una volta finito, ricominciano a camminare senza una meta ben precisa. Sfortunatamente, Maya non può più sostenere questi ritmi con quella ferita e, così, si accascia sulla neve per riposare. Il resto del team si stende vicino al suo leader finché la neve non li ricopre quasi completamente.

8 amici da salvare, Cinematographe.it

Sono ormai passati sei mesi da quando i cani sono stati abbandonati a se stessi nell’infimo gelo antartico che, lentamente ma inesorabilmente, li sta stancando sempre di più. Proprio nel momento in cui tutto appare perduto e ci si sta preparando a un finale struggente da dimenticare, Jerry torna alla base dove aveva lasciato i cani e scopre che sette di loro sono riusciti a fuggire. L’amarezza e il senso di colpa sono evidenti e dilanianti fino a quando sente abbaiare in lontananza Max, Shorty, Truman, Shadow e Buck. La riunione tanto attesa è finalmente arrivata, troppo lunga e che ha mietuto vittime innocenti, ma non è ancora finita, c’è ancora un membro del gruppo da salvare prima che sia tardi. Dopo essersi rifiutato di salire sul gatto delle nevi per lasciare quel luogo, Max corre via con Jerry che lo insegue senza capire cosa stia succedendo finché non trova Maya, debole ma ancora viva. Ora il gruppo è veramente pronto ad andare, lasciandosi alle spalle, come ultima straziante scena, la tomba commemorativa per i due cani, Old Jack e Dewey, che non ce l’hanno fatta.

Un finale – quello di 8 amici da salvare –  sicuramente più positivo della storia vera, in cui solamente due husky su quindici, Taro e Jiro, erano riusciti a sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi. Un film che volutamente addolcisce la pillola pur rimanendo straordinariamente commovente e che è capace di approfondire i suoi temi cardine alla perfezione. Sono innumerevoli i lungometraggi in cui si assiste alla disperata sopravvivenza di un uomo in un ambiente ostile ma molti meno sono quelli che trattano del coraggio e della forza di volontà degli animali in analoghe situazioni. Fino alla fine, i sopravvissuti hanno dimostrato spirito di adattamento e, soprattutto, l’importanza di poter contare gli uni sugli altri per superare le avversità. 8 amici da salvare è uno di quei film che fa riflettere ed emozionare, rivelandosi alla fine come uno struggente ritratto di lealtà e affetto tra uomo e cane, ma anche tra gli stessi animali, che non si abbandonano fino a quando non è sfortunatamente necessario, proprio come fanno i veri amici.

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