Ultras, Cinematographe.it

Nel suo esordio cinematografico Francesco Lettieri, dietro alla macchina da presa del lungometraggio ambientato a Napoli Ultras, ha voluto accanto a sé una delle figure più amate del capoluogo partenopeo, da quando nel febbraio 2017 si faceva conoscere al mondo con la sua Nove maggio, pur senza svelare – né allora né poi – la sua identità: Liberato. La collaborazione tra il cantante incappucciato e il regista del film disponibile su Netflix dallo scorso 20 marzo dopo le anteprime nelle sale non è una novità dal momento che Lettieri si è occupato di tutti i videoclip dell’artista, contribuendo in maniera determinante alla costruzione del brand Liberato con un’iconografia estremamente riconoscibile. La stessa che, seppur con tempi dilatati e atmosfere più cupe, torna in Ultras, insieme a Liberato.

Liberato si muove tra citazioni e sperimentazione

 

A scanso di equivoci, la musica che accompagna Ultras non è niente di più della sua definizione: una colonna sonora. Niente a che vedere, insomma, con le canzoni con le quali avevamo imparato a conoscere Liberato, che inserisce nell’album, e nel film, soltanto tre brani non strumentali che riportano alla memoria lo stile del cantante napoletano, i due singoli We come from Napoli e ‘O core nun tene padrone in collaborazione con 3D dei Massive Attack e il brano Vien’ccà (Part II). Per il resto, il lavoro di Liberato è stato quello di accompagnare – con tanta elettronica, con i potenti bassi della trap e con synth questa volta oscuri in linea con i crescendo di tensione nella trama di Ultras – le vicende, per la maggior parte dure e violente, della pellicola di Lettieri. Ma i 14 brani pensati per Ultras da Liberato non sono i soli presenti nel film, che include anche il meno recente Tu t’è scurdat’ ‘E Me (incluso nel debutto discografico di Liberato del 2019) e qualche pezzo di repertorio dell’Italia che fu, come tra gli altri il tuffo negli anni Ottanta con i Righeira di L’estate sta finendo e la versione in salsa elettronica di Funiculì Funiculà, originariamente scritta da Giuseppe Turco e Luigi Denza per inaugurare la funicolare del Vesuvio costruita nel 1879 per poter raggiungere la vetta del vulcano.

Ma veniamo ai pezzi composti dalla voce di Gaiola portafortuna per musicare le vicende che vedono protagonista il capo del gruppo ultras degli Apache Sandro, detto Moicano, che pur non potendo partecipare a 360 gradi alle attività, più o meno lecite, della tifoseria a causa di una diffida è comunque rimasto un fondamentale punto di riferimento per gli Apache, alle prese con l’ascesa di una nuova e più giovane leva di ultras tra le sue fila. Liberato ha affrontato la sfida di Ultras con un compagno d’eccellenza, il musicista, graffitaro e compositore Robert Del Naja, meglio noto con lo pseudonimo di 3D e ancor più noto come fondatore, cantante e musicista dei Massive Attack.

L’artista di Bristol è infatti presente nei due singoli estratti da Ultras, e diffusi dal cantante napoletano già prima dell’uscita del film, We come from Napoli – che esplode soltanto nei titoli di coda e che include anche un altro ospite, il londinese Gaika – e ‘O core nun tene padrone. Rimangono intatti, nei due brani, alcuni degli ingredienti della musica di Liberato che oscilla tra la trap, il neomelodico e l’itpop, ma scompaiono quasi del tutto i tratti più leggeri e sognanti, per lasciare il posto a colori più scuri e a passaggi più marcatamente EDM. We come from Napoli, ad esempio, è un inno che mischiando napoletano, italiano, inglese e francese viaggia su pulsazioni potenti e distorsioni decise per poi rallentare in una dinamica da dancefloor pronta a far esplodere nuovamente la pista qualche secondo dopo. Non è facile riconoscere Liberato, il cui marchio di fabbrica è invece un po’ più presente in ‘O core nun tene padrone – inclusa in due diversi mix -, più simile ai precedenti lavori del cantante ma, come per il resto del disco, con la componente elettronica notevolmente accentuata: qui, però, non si balla sotto cassa e i toni sono più morbidi. Stesso discorso per Vien’ccà (Part II), dove inoltre lo strumentale ha un ruolo centrale non riscontrabile nei brani dell’esordio Liberato.

Il resto della tracklist è legato a doppio filo alle vicende del film, del quale include anche alcuni stralci di dialoghi, e difficilmente si regge in piedi senza di esso, alternando momenti emotivi e drammatici come Grazia e Graziocazz ad altri ritmati e tutti (ma non per tutti) da ballare, come Vien’ ccà (Part I), Graziella, Cchiù fort’, Amma stà vicin’ e ‘A mamm’ e chi ‘nnallùcc’.

Ultras è un caso isolato o l’alba di una nuova era?

Ascoltando la musica composta da Liberato per Ultras resta sospeso l’interrogativo se la nuova direzione presa dall’artista sia un capitolo isolato della sua carriera, influenzato dalla destinazione dei brani e dalla specificità del progetto, o se Ultras sia al contrario un primo assaggio di una virata che continuerà ad accompagnare Liberato, pronto a contaminare lo stile con il quale l’abbiamo identificato e a puntare a nuovi orizzonti, magari più internazionali, come il tocco di 3D sembra suggerire. Liberato, dal mistero della sua identità ai concerti a sorpresa con squadre di incappucciati, è piuttosto bravo a stupire: confidiamo in questa sua abilità anche per quanto riguarda le sue prossime, rigorosamente in incognito, mosse.

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