The Hateful Eight: l’eccezionale colonna sonora del Maestro Morricone

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Così come Quentin Tarantino continua a ripetere che Ennio Morricone è il suo compositore preferito – e non parla di musica per film, ma di Beethoven, Mozart, Bach – anche “L’ultima diligenza di Red Rock” non è solo musica per film, non è solo una traccia che si accompagna a delle immagini sullo schermo, non è solo un sottofondo. “L’ultima diligenza di Red Rock” è una straordinaria composizione di Musica, è un’ouverture estasiante ed intrigante, profonda e allo stesso tempo gelida come le immagini che avvolge.

Per presentarvi la colonna sonora di The Hateful Eight composta dal Maestro Ennio Morricone non servono le solite frasi riassuntive e introduttive. Vi abbiamo già detto qualcosa sulla genesi di questo lavoro nell’articolo di presentazione delle 5 colonne sonore candidate agli Oscar 2016, ma ora vogliamo concentrarci sulla musica, sull’eccezionale apporto che ha dato all’ottavo film di Tarantino. La composizione qui sopra (che vi consigliamo di ascoltare anche nella sua versione integrale) diventa il tema principale di The Hateful Eight, che si trascina tra le distese di neve facendosi forza nel vento – altro immancabile elemento sonoro che va a intrecciarsi e a dialogare con la colonna sonora. I fagotti, che diventano l’anima profonda della partitura, permeano l’atmosfera con il loro borbottio, sopra un pedale che ingloba suoni elettronici, percussioni e violini, pronti a dare acute sferzate e a puntellare il clima con un incalzante ritmo di marcia, amplificato dalle urla del coro nella seconda metà del brano, che si fa stratificato e burrascoso, collerico, con dissonanze che si scontrano. Anche la celesta diventa uno strumento protagonista, con il suo suono che acquista in The Hateful Eight un valore spettrale, tono sul quale il Maestro ha fondato la partitura dopo aver letto la sceneggiatura. Dopo un’incursione di “Apple blossom” dei White Stripes – secondo lo stile di Tarantino – e le lunghe scene in cui non compare la colonna sonora (poiché nella prima metà del film ha più che altro un ruolo di collegamento), il tema principale torna a stridere e combattere con la bufera di neve quando la diligenza arriva al rifugio, mentre faranno capolino, più tardi, delle agghiaccianti note di origine elettronica, che accrescono la tensione e danno anche un leggero senso di cacofonia, amplificato dalla violenza del vento che sembra farci soffocare.

Ennio Morricone sperimenta una musica straordinaria per The Hateful Eight

Passiamo ora al primo dei momenti di musica diegetica di The Hateful Eight, ovvero la scena in cui Bob inizia a suonare al pianoforte “Silent night”, provando e trovando, sempre meno impacciato, le note giuste, mentre Samuel L. Jackson dà vita a un crudo racconto che stride con la carola natalizia – e che infatti verrà accompagnato, in quella sorta di flashback e nei momenti finali, dalle melodie minacciose e turbanti di Morricone. Una trepidazione musicale che entra più nel vivo, accompagnando l’inizio del Capitolo quarto del film, per poi lasciare spazio al secondo momento di musica diegetica, quello in cui Jennifer Jason Leigh canta e suona “Jim Jones at Botany Bay”, una ballad folk australiana dei primi anni del ‘900 che acquista qui un ruolo di protagonismo, giocando con i personaggi e preparando la scena successiva – dove, ancora una volta, sarà la colonna sonora del Maestro Morricone a prendere voce, una voce ora sempre più tesa e incalzante.

Nel Capitolo quinto, infatti, la musica sarà più presente, formando ormai un tutt’uno con la trama di The Hateful Eight che si sta svelando; “La musica prima del massacro”, “Sangue e neve” e le due tracce “L’inferno bianco” dimostrano come il tema principale venga manipolato attraverso diverse stratificazioni di suoni, in un contrappunto impellente e senza respiro. Abbiamo, inoltre, un’altra incursione di musica popular con “Now you’re all alone” di David Hess, bloccata bruscamente al rimbombo di un colpo di pistola. E ancora, verso il finale, la colonna sonora sprigionerà tutto il suo tono più cupo e d’allarme, contribuendo alla tensione catartica. In modo incredibile, infine, a cozzare contro il massacro circostante, è la nobile tromba della composizione che chiude il film, “La lettera di Lincoln”, una visione romantica in uno scenario lontano. L’ultimo tocco di Tarantino è dato da “There won’t be many coming home” di Roy Orbinson, che con il suo testo sa raccontarci il finale di The Hateful Eight. Trovate qui la nostra recensione di questo film che ha visto finalmente realizzarsi – con grandiosi risultati – la collaborazione tanto sperata dal regista con il Maestro Ennio Morricone. In quest’ultimo video, potete gustarvi una preview della colonna sonora:

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