Summer Cinematographe.it

Leto, in russo, significa “estate”: come Summer, titolo internazionale del film di Kirill Serebrennikov presentato in occasione dell’ultima edizione del festival di Cannes e accolto con un buon successo di critica. Il film è distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures a partire dal 15 novembre 2018.

Summer racconta un mondo musicale sconosciuto all’occidente

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L’attenzione di Serebrennikov, che a causa di motivi giudiziari non ha potuto presenziare al festival (ma che, per questo motivo, ha fatto comunque parlare di sé), è incentrata sulle vite di due star della musica rock sconosciute ai più, nel mondo occidentale al di fuori della Russia. Leningrado fa da sfondo a Summer, folgorante biopic che segue le passioni e l’ascesa progressiva di Viktor Tsoi, il volto che ricopre le mura di Arbat a Mosca, pioniere della rock music in patria e co-fondatore della mitica Kino, rockband storica in territorio sovietico. L’esistenza di Viktor s’intreccia con quella di Mike Naumenko, fondatore degli Zoopark.

L’estate di Serebrennikov è quella, infinita, degli eighties trasgressivi, in cui David Bowie e i Led Zeppelin, leggende che ispirano Viktor sin da piccolo, prendono atto dell’urgenza di un profondo cambiamento a partire dalle radici della propria arte, al fine di tenere testa all’ondata di giovani talenti che caratterizzerà poi i dieci anni in arrivo. L’ondata è, come da nome, la “new wave” di cui lo stesso Viktor farà presto parte, genere musicale di sintetizzatori e suoni elettronici che hanno reso gli anni ’80 qualcosa di mai più replicato, eppure spesso emulato, nella musica degli anni seguenti. La colonna sonora di Summer, pertanto, è costituita dall’aggregamento di quelle melodie e di quei suoni sintetici, punk e glam che nel grande est giungevano come bagliori luminescenti dai grandi modelli occidentali. Non solo David Bowie e Led Zeppelin, dunque, ma anche Iggy Pop, Velvet Underground e Lou Reed, Beatles e tanti altri ancora.

La recensione di Summer, il film di Kirill Serebrennikov

I più grandi idoli della prima era “pop” musicale sfondano le barriere dall’esterno e si fanno portavoce di uno spirito condiviso dai seguaci.  Si deve a Tsoi e Naumenko, ai nomi Kino e Zoopark, il principio del rock in territorio sovietico, al loro sound totalmente assorbito dal post-punk e dalla sovracitata new wave che andava consolidandosi in maniera crescente in tutto il mondo. Summer esplora le ossessioni e le dinamiche del ménage à trois tra Tsoi, la moglie Natacha e Mike (un cliché sempre desiderato al cinema, quando si parla di musica, e sempre apprezzato) lasciando che i fondamenti delle feconde discografie di questi due artisti accompagnino ciò che vediamo sullo schermo. Si tratta di un commento musicale prevaricatore, insolente come l’audace musica di Kino e Zoopark, che spesso sovrasta le immagini e si fa spesso assoluto protagonista della scena, permettendo allo spettatore di sperimentare la totale immersione in quell’aere ormai chimerico e onirico che pare così discosto dagli asettici ritmi della contemporaneità post-Duemiladieci.

Summer è un inno melanconico alla musica e alla libertà

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L’opera di Serebrennikov è un inno senza tempo e senza dimensione, dal retrogusto melanconico e squisitamente nostalgico, alla libertà dell’arte e della creatività che esplode irrefrenabile da dentro il cuore di una nazione vessata; ma è, frattanto, anche un incentivo a non dimenticare questa lezione nei periodi cupi della storia, e a rammentare la grande importanza della propria personale sinfonia al cospetto di chi vorrebbe il silenzio a tenere separati gli individui.

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