Lost soundtrack #1: introduzione alla colonna sonora

22 settembre 2014: per molte persone in tutto il mondo, questo è stato il giorno del decimo anniversario di Lost – ma l’entusiasmo era già iniziato nel corso dell’estate, durante il Comic-Con di San Diego, dove la ABC ha trasmesso questo video incredibilmente emozionante:

On September 22, 2004 a groundbreaking new series premiered on ABC. It would become a worldwide phenomenon and an incredible experience for all of us involved. It has been ten years since the premiere of Lost, and in celebration of its anniversary the time has come.

Nello stesso periodo in cui usciva questo video, stavo iniziando a lavorare alla mia tesi di laurea triennale, There’s no place like home: l’esperienza leitmotivica nella serie televisiva Lost, proprio per celebrare questo irripetibile fenomeno. Lost ha trasformato i tipici modelli televisivi seriali e ancora oggi lascia aperte discussioni e interrogativi, studi e riflessioni. Prodotta dal network americano ABC tra il 2004 e il 2010 e coordinata principalmente da Damon Lindelof, Carlton Cuse, Jeffrey Lieber e Bryan Burk, con alcuni contributi di J.J. Abrams, ha avuto un successo ben presto destinato ad oltrepassare la semplice visione d’intrattenimento, per appostarsi invece tra quei prodotti cult che chiamano a sé diverse esperienze e dimensioni.

Lo spettatore di Lost si è trovato di fronte a un’opera trascinante, che giocava, più che rispondere alle domande disseminate nel corso della narrazione, ad aprirne altre: il fulcro di Lost sta nella sua continua possibilità di essere interrogato e riformulato. L’esperienza è completa e volta ad approfondire e soddisfare un numero innumerevole di campi: destino, fede, scienza, viaggi nel tempo e nello spazio, filosofia, riscatto, fiducia, salvezza, bene e male, vita e morte. Alcune questioni vengono risolte; per molte altre lo spettatore è chiamato a riflettere, capire, spesso accorgersi di aver sbagliato e riprovare a trovare delle risposte.

Lo stesso vale per la colonna sonora: la partitura realizzata dal compositore Michael Giacchino ha raccolto rapidamente giudizi molto positivi, sia da parte del pubblico, che da critici musicali, e può essere descritta, secondo la drammaturgia musicale, come un’esperienza leitmotivica. L’uso consistente di motivi e temi ricorrenti in Lost ci permette di analizzare la scrittura musicale secondo un atteggiamento interpretativo e quindi non solamente legato agli elementi tecnici. Il presupposto dell’esperienza leitmotivica, difatti, è l’individuazione delle unità tematiche una volta che ricompaiono, per essere così comprese a livello emozionale.

lost

Il merito di Michael Giacchino sta nell’aver usato un’autentica orchestra di 37 elementi, la Hollywood Studio Symphony, con la quale ha deciso di evitare fin dall’inizio gli stereotipati cliché da film d’azione nella giungla (soluzione inizialmente avanzata dai creatori e dai produttori), per ottenere invece un suono distinto e riconoscibile – poiché, secondo il compositore, le serie migliori sono quelle con una sigla immediatamente individuabile (Giacchino si divertiva fin da piccolo a indovinare la serie solo dalla musica). Il risultato è stato questo:

è praticamente impossibile immaginare Lost senza uno dei suoi più importanti personaggi: la musica. La colonna sonora di Michael Giacchino – un attimo carica di tensione, dopo liricamente calma, e in genere sempre misteriosa – è spesso altrettanto responsabile, come la sceneggiatura, del mix di suspense, mistero e avventura dello show.

Dopo che il musicologo e critico musicale del periodico The New Yorker Alex Ross ha descritto la colonna sonora della prima stagione di Lost come «una delle più convincenti musiche da film», Michael Giacchino ha continuato il lavoro secondo la sua visione da «psychotic opera», a mo’ di dramma musicale, aggiungendo via via nuovi temi, evitando però di rendere prevedibile la narrazione. Non ha mai voluto visionare le sceneggiature prima di scrivere la musica di un episodio: proprio perché Lost si è dimostrata fin dall’inizio una serie innovativa, il compositore ha preferito lasciarsi ispirare scena dopo scena. Una forte centralità è stata data alla musica che descriveva i legami tra le persone: anche secondo il compositore,

alla fine, Lost non riguarda necessariamente gli orsi polari, la botola, i numeri o anche gli Altri. Per me, Lost tratta dell’idea che noi, come individui, possiamo essere migliori. Qualsiasi cosa ti accada nella vita, la sola certezza che hai sempre è la possibilità di migliorare i tuoi difetti.

Il nucleo, in Lost, più che nei misteri e nelle domande lasciate aperte, sta nelle persone, nei legami che hanno stretto, nei momenti che hanno passato insieme sull’isola: poiché, ebbene, there’s no place like home.