La ragazza del lago Cinematographe.it

La scelta della location giusta in cui ambientare una storia, soprattutto se si tratta di film cosiddetti “di genere”, è certamente fondamentale, perché, per quanto fotografia e regia siano le lenti con cui vediamo il racconto, la natura sarà il suo imprescindibile setup e può contribuire alla riuscita o meno della resa d’insieme dell’opera. Sicuramente nel 2007 Andrea Molaioli, regista del fortunato La ragazza del lago, insieme allo sceneggiatore dello stesso film, Sandro Petraglia, non hanno tralasciato questo aspetto, scegliendo di ambientare il loro noir, tratto dal romanzo norvegese Don’t look back di Karin Fossum, in una delle regioni italiane in cui l’impatto visivo delle bellezze naturali è più forte in assoluto: il Friuli Venezia Giulia.

La ragazza del lago: antefatto

La provincia di Udine è stata la fortunata scelta su cui è ricaduta l’ambientazione di questo film che, con i ben dieci David di Donatello vinti dopo la sua uscita, può certamente dirsi uno dei grandi successi del nostro cinema degli ultimi 10 – 15 anni. La storia verte sull’omicidio di una donna giovane e molto bella, il cui corpo viene ritrovato, appunto, sulla riva di un lago in un piccolo paese di montagna. Per condurre le indagini su questo delitto viene incaricato il commissario Giovanni Sanzio (Toni Servillo) il quale dovrà entrare negli equilibri della piccola comunità sconvolta, per scavare nei segreti e nelle inquietudini di almeno due famiglie, al fine di scoprire la verità.

La ragazza del lago: la scelta del paesaggio lacustre

A partire dal titolo questa storia ha evidentemente in sé un legame importante con la dimensione spaziale del racconto. Infatti il lago, presente fin dal titolo, è uno degli ambienti più emblematici e suggestivi di questo film. Il lago in questione, quello sulle cui sponde viene rinvenuto il cadavere della povera vittima, è il Lago superiore di Fusine, a Tarvisio, in provincia di Udine. Il lago ha di per sé un alone di calma, di placidità, di silenzio inquieto. E questa caratteristica intrinseca di malinconia dai colori tenui che il paesaggio lacustre già per natura possiede, lo ha reso la dimensione ideale per fare da cornice ad una storia triste, che porterà ad importanti riflessioni, guidate da una luce soffusa e dalla vista della montagna in lontananza, quasi soffocata dal bosco fitto, che copre, ma protegge.

La ragazza del lago: perché il Friuli?

Oltre la citata Tarvisio, anche Moggio udinese, Preone, Tricesimo, sono stati la casa che ha ospitato le riprese di questa avvincente ed importante opera. La provincia di Udine, quindi, scelta come cornice assoluta della storia. Scelta come uno dei protagonisti della storia che, tra strade boscose, vista apertissima sulla maestosità della montagna, la discrezione di qualche timido raggio di sole, il marrone del legno, il verde della vegetazione, e il riflesso magnetico sulla superficie del grande lago, dà corpo alla storia, la avvolge e ne è al contempo forma e contenuto, casa e abitante, la fa vivere e la nutre con quella luce opaca che mantiene il raccoglimento della riflessione. Il silenzio, elemento non scindibile dal luogo da cui proviene, segno di discrezione, di una tradizione di introspezione e di ricerca, è la ciliegina sulla torta di questa terra cinematograficamente sottovalutata che è il Friuli, elemento che, nello specifico di questo film, ha contribuito a costituire l’habitat giusto per lo sviluppo della ricerca, della scoperta di una storia tragica, che costituiscono il cuore di questa storia. È indubbio che parte del successo che questo film ha avuto è ascrivibile alla suggestività dei luoghi scelti, sua cornice perfetta.

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