contromano, cinematographe.it

Contromano, questo è il mantra di Mario Cavallaro nel mettere in atto il suo folle piano. Quello di riportare in Senegal Oba, colpevole di vendere calze di scadente qualità di fronte allo storico negozio di famiglia di filati pregiati, nel pieno centro storico di Milano. E in realtà, di rovinargli anche gli affari, per il tristemente noto adagio che questi extracomunitari vengono nel nostro paese per rubarci il lavoro. Aiutiamoli, sì, ma a casa loro. Finiti i luoghi comuni da disco-lido, il Cavallaro, uomo tutto d’un pezzo, metodico, abitudinario, e razzista perché ignorante, ovvero non a conoscenza di chi gli si pone davanti, agisce. E dopo avere attirato con l’inganno Oba nel suo negozio, lo droga, lo lega, lo carica in macchina e parte. Per riportarlo al suo paese. Con una Panda.

Contromano è surreale, come sa essere il cinema, e non solo, di Antonio Albanese, che a modo suo racconta e mette alla berlina uno dei mali dell’Italia, la paura dell’uomo nero, che è in realtà la chiusura quasi infantile alla novità, terrore atavico dell’ignoto, visto e considerato male a priori. Il viaggio di Mario e Oba si trasforma ben presto in una lezione di vita per il primo, che si sveste del suo provincialismo, della sua borghesia e delle sue paure, complice anche la bellissima Dalida, compagna di Oba.
Come e dove finisce il viaggio scopritelo guardando il film, le tappe ve le raccontiamo noi. E con gusto.

1. Contromano: Milan’ l’è un gran Milan’

Trattoria Madonnina

Non quella da bere, almeno non come nei ruggenti anni Ottanta, sicuramente quella da mangiare, tra Porta Ticinese e Porta Sempione, che più Milano non si può, con il Castello Sforzesco e il Duomo sullo sfondo. Troppo facile pensare a un bell’ossobuco con il risotto o una cotoletta, ma se proprio voleste fare una cenetta tipica meneghina, vi consiglio caldamente la Trattoria Madonnina.

Non fatevi ingannare (neanche da Tripadvisor, i cui utenti non gli rendono dovuta giustizia), perché dietro l’ambiente molto rustico, le tovaglie a quadretti e il navigato bancone, si nasconde una cucina milanese purissima. Periodo migliore per fare una visita in maggio, quando la città non è ancora bollente e si può godere del bel pergolato del cortile anche la sera, circondati da case di ringhiera. Andate sul sicuro, con il Risotto Giallo e la Cotoletta, chiudete con un dolce fatto in casa (la crostata, se di giornata, ha una pasta frolla incredibile), accompagnate con un rosso della casa.

2. Argentario vivo contromano

Porto Ercole, Orbetello, la costa della bassa Toscana, un luogo assolutamente da scoprire, per fare una visita a l’ultima dimora di Michelangelo Merisi, meglio noto come il Caravaggio. Leggenda vuole che uno dei più grandi artisti della storia dell’umanità esalasse l’ultimo respiro sulla spiaggia della Feniglia, all’Argentario, il 18 luglio del 1610, a 39 anni. Le sue ossa sono custodite in un mausoleo a Porto Ercole.

Tra un tuffo e due tiri a racchettoni, vale una visita. E lo stesso dicasi per Paolo e Rosita. Fate un salto a casa loro, vi faranno morire pure a voi con i sapori della cucina di zona, materie prime freschissime, pasta fatta in casa e menù che varia a seconda della disponibilità e del pescato. Quello che potete trovare sempre sono i tortelli di ricotta e spinaci e i semplicissimi e indimenticabili Spaghetti di Nonno Celestino, un’apparentemente banale aglio, olio, peperoncino, pomodoro e prezzemolo. Danno dipendenza.

Scendendo lungo l’Aurelia, incontrate decine di indicazioni per osterie tipiche maremmane, dove potrete mangiare quasi ovunque carne di qualità superiore. Volete restare a bocca aperta, ma piena? Va bene, non è educato, ma non potrete non sorprendervi fermandovi alla Trattoria L’Americano. Dietro una sosta per camionisti si nasconde una cucina casareccia straordinaria e una delle migliori fiorentine del globo.

3. I cento scalini

Sono quelli che servono per arrivare alla più famosa spiaggia di Sperlonga, e probabilmente di tutto il litorale laziale. A sud di Roma e oltre Latina, infatti, c’è del mare stupendo e dei luoghi assolutamente da scoprire. Sperlonga è un paesino delizioso, ricco di vicoli, scorci e profumi.Tra questi, seguite quelli della Ricciola Saracena, una piccola osteria di mare aperta solo a cena, da Pasqua a novembre. Non ve ne pentirete. Piccola curiosità: ha vinto anche una tenzone dei Quattro Ristoranti di Alessandro Borghese. Ma anche senza questa coccarda sarebbe stato un posto magnifico da visitare.

Rotolando verso sud, come cantavano i Negrita, si arriva a Napoli. Troppo facile, eppure andando verso il porto per prendere la nave che ci porterà alla fine del viaggio di Mario, Oba e Dalida, sarebbe opportuno fare un salto a Via Toledo, o Via Roma, a seconda dell’età di chi ci ha vissuto e ci vive. A pochi metri da Piazza Trieste e Trento, dove potete sedervi al Gran Caffè Gambrinus, godendo dello spettacolo di Piazza Plebiscito e sullo sfondo del Golfo di Napoli, avete una dolce sosta obbligata.

Pintauro

Si chiama sfogliatella, si pronuncia Pintauro. Dicono stia lì dal 1818, ma non è vero. Pintauro, come tutta Napoli, è un regalo che gli dei hanno fatto agli uomini in tempi lontanissimi. A Pasquale hanno dato l’arte della gioia, che lui ha mascherato in forma geniale, una serie di onde di sfoglia, ripiena di ricotta e canditi, vestita di zucchero a velo da indossare quando poco più che tiepide di forno. Chi lo ha detto che la perfezione non esiste?

4. Marrakech Express

Il nostro Senegal si chiama Marocco, è li che la troupe di Contromano termina il suo girovagare. Cus Cus, Tajine, Baghrir, se non li avete mai provati non potete astenervi. E se lo avete fatto lontano dal Marocco, è come se non li aveste mai mangiati. Quindi trovate una locanda qualunque e provvedete.

Ma dato che l’essenza stessa del viaggio è la scoperta, di sé e dell’altro, mettete da parte i pregiudizi, e che siate toscani, pugliesi, siciliani, assaggiate l’olio extravergine d’oliva marocchino. Un filo su un pezzo di batbout, il pane tipico. Sarete come Mario alla fine del suo viaggio. Avrete imparato a conoscere l’ignoto e a capirne la bellezza.

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