La cosiddetta Trilogia du pilu, che vede Antonio Albanese nei panni del politico politicante e corrotto Cetto La Qualunque, ha visto la sua fine nel 2019 con l’uscita al cinema dell’ultimo capitolo: Cetto c’è senzadubbiamente, il cui passaggio in sala risale al novembre dello scorso anno.

Scritto da Albanese con Piero Guerrera e diretto da Giulio Manfredonia, proprio come i precedenti due capitoli Qualunquemente (2011) e Tutto tutto niente niente (2012), la pellicola riprende la storia di Cetto dalla fine del secondo film: dopo l’esperienza in politica, il protagonista si è rifatto una vita in Germania, dove ora vive con Petra (Caterina Shulha). La morte di un’anziana zia, tuttavia, lo riporterà in Italia in un viaggio tra castelli e luoghi storici del Centro, alla ricerca di prove dei suoi presunti nobili natali.

Cetto c’è senzadubbiamente: il fascino dei castelli italiani

Molte delle location del film sono stupendi castelli e altri edifici d’epoca dell’Italia centrale, in particolare nel Lazio. La meta merita già di per sé un viaggio, visto l’indubbio interesse storico e artistico che il territorio ha da offrire, ma i cinefili potrebbero essere particolarmente attratti dall’idea di riconoscere nelle valli laziali alcuni dei luoghi già visti in Cetto c’è senzadubbiamente.

Cetto c’è senzadubbiamente - Cinematographe.it
Palazzo Chigi ad Ariccia.

Il viaggio virtuale nelle location del film con Antonio Albanese inizia da Ariccia, una delle località più note dei Castelli Romani, comune di grande interesse per la sua storia e architettura: il Palazzo Chigi della cittadina in provincia di Roma appare infatti come il castello del Principe Buffo di Calabria. Edificato alla fine del ‘500, il palazzo deve il suo nome alla famiglia Chigi, che lo ampliò e sistemò verso la fine del ‘600: a supervisionare l’andamento dei lavori, nomi del calibro di Lorenzo Bernini e Carlo Fontana. Dal 1988 è di proprietà del comune di Ariccia ed è già apparso al cinema, per esempio ne Il gattopardo di Luchino Visconti, ma non è il solo: anche il Castello di Tor Crescenza, dove Cetto alloggia brevemente, ha un nutrito passato cinematografico. Immerso nel verde lungo la via Flaminia, l’edificio risale al Medioevo, ma è oggi adibito a location per feste, cerimonie e matrimoni: proprio qui si sono infatti sposati Ilary Blasi e Francesco Totti, che a Tor Crescenza ha anche festeggiato i suoi 40 anni.

Spostandosi di provincia, e arrivando precisamente nella zona di Rieti, a Fara in Sabina si trova l’abbazia di Santa Maria di Farfa, che in Cetto c’è senzadubbiamente è una delle location chiave. Si tratta di un monastero benedettino della congregazione cassinese, il cui nome deriva dal fiume omonimo che si trova a poca distanza dall’imponente costruzione. Fondata sul finire dell’anno 500, l’abbazia sopravvisse a saccheggi e razzie in epoca barbara per diventare uno dei luoghi di culto più importanti d’Italia, tanto che persino Carlo Magno vi soggiornò durante uno dei suoi viaggi, poche settimane prima di essere incoronato in Campidoglio. Ma il viaggio non è ancora terminato, perché, sebbene ci sia una parte del film ambientata in Germania, la location utilizzata per le riprese è in realtà italiana: si tratta della provincia di Bolzano, che tra masi, ristoranti e wine bar è servita agli scenografi per ricreare le atmosfere tedesche di inizio pellicola.

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Abbazia di Santa Maria di Farfa.

Cosa mangiare nelle location del film?

Non c’è turismo che non si accompagni al piacere della scoperta enogastronomica, a maggior ragione se le location interessate sono in una regione ricca di tradizioni culinarie come il Lazio. Impossibile passare da Ariccia senza provare l’eponima e famosissima porchetta, con la sua classica crosta croccante. Se si ha abbastanza tempo per un pranzo o una cena seduti al tavolo, meglio farlo in una fraschetta, una tradizionale osteria dei Castelli Romani dove gustare le specialità regionali: tra carbonara, amatriciana, cacio e pepe e gricia, la zona della città metropolitana di Roma sa sicuramente come si valorizza la pasta.

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La Città Eterna è poi famosa anche per alcuni piatti di carne, come la coda alla vaccinara e l’abbacchio alla scottadito, ma anche per il carciofo alla giudia, fritto in olio bollente e da mangiare “sfogliandolo”, o per i supplì, crocchette fritte di riso con un cuore di pomodoro e mozzarella. La carne la fa da padrona anche nella provincia di Rieti, dove restano intatte tutte le ricette tipiche laziali, con l’aggiunta di ricette come le fregnacce alla reatina, un particolare tipo di pasta condito con un sugo di lardo battuto.

Infine, spostandosi più a nord nella zona di Bolzano, teatro dei primi minuti di Cetto c’è senzadubbiamente, le proposte culinarie cambiano drasticamente: è il regno dello speck, dei canederli con funghi, speck o formaggio, degli spatzle (gnocchetti verdi o bianchi) conditi con ottimo burro di malga e dello stinco di maiale al forno con le patate.

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