Z: The Beginning of Everything – recensione in anteprima della serie tv con Christina Ricci

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Z: The Beginning of Everything è la terza serie Amazon Prime in programma per il mese di febbraio insieme a Goliath Fleabag. I dieci episodi realizzati raccontano la giovinezza di Zelda Sayre, il suo incontro con Francis Scott Fitzgerald e i primi anni di matrimonio.

Il pilota di Z: The Beginnig of Everything inizia con una scena enigmatica che dimenticherete dieci minuti dopo. Ci troviamo in una casa dove è stato appena spento un incendio. Le ceneri sono ancora fumanti e in mezzo ai resti anneriti degli arredi spicca una scarpa rosa. Pian piano l’inquadratura si amplia, la macchina da presa sale verso l’alto: cosa c’è sotto il drappo di tessuto giallo? Probabilmente c’è proprio Zelda Sayre, morta a soli 47 anni nell’incendio scoppiato nel sanatorio dove era ricoverata a causa della sua schizofrenia. Questa scena, riguardata con attenzione una volta vista l’intera serie, ci dice molto sui personaggi e sul loro destino. Un destino ribadito anche dalla madre di Zelda in uno degli ultimi episodi: “Si consumeranno l’un l’altra”. 

Z: The Beginning of Everything è la nuova serie Amazon Prime Video con Christina Ricci e David Hoflin

Z: The Beginning of Everything è divisa tra tre ambientazioni: Montgomery in Alabama, New York City e Westport. Ogni ambientazione ci mostra un periodo diverso del rapporto della coppia. Da primo incontro che avviene a Montgomery, al matrimonio nella Chiesa di St. Patrick a New York. Sempre a New York vediamo le prime incrinature del matrimonio, incrinature che diventano rotture vere e proprio alla fine della serie.

Christina Ricci interpreta magnificamente Zelda Sayre: la sua delicatezza espressiva restituisce un personaggio autentico. All’inizio Zelda è fresca e ribelle, desiderosa di scappare dal Sud per raggiungere la modernità. Pian piano si trasforma: completamente disillusa la vediamo appassire sullo schermo. Quello interpretato da Christina Ricci è un personaggio con grandi potenzialità. Quello che spesso impedisce all’attrice di esprimerlo sono alcune scelte nella narrazione.

Christina Ricci interpreta magnificamente Zelda Sayre: la sua delicatezza espressiva restituisce un personaggio autentico.

Zelda Sayre e Francis Scott Fitzgerald furono due vere icone degli anni Venti. Entrambi spregiudicati e sofisticati popolavano le pagine dei giornali con i loro eccessi. Questa cornice viene ben rappresentata in Z: The Beginnig of Everything grazie ad un’ottima fotografia che va a braccetto con dei favolosi costumi e con degli ambienti interni azzeccati. Un vero peccato che la psiche dei personaggi non venga approfondita fino in fondo. Alcuni momenti esemplari che potrebbero farci conoscere meglio i due protagonisti, riescono solo a sfiorare la superficie.

Eppure Zelda ha una carica considerevole. È una donna che si è sempre ribellata e che odia fare la moglie. Detesta essere la regina della casa e starsene in panciolle. Quando chiede a Francis S. Fitzgerald che cosa dovrebbe fare per passare il tempo, lui le risponde che può fare tutto quello che vuole. In realtà è proprio lui a negarle una possibilità di carriera: prima le preclude una potenziale carriera attoriale, poi si appropria della prosa del suo diario per scrivere le sue storie.

Il tormento delle loro individualità si esprime bene nell’assolo ma nel duetto non va al di sotto della superficie.

Zelda è una femminista, rifiuta il ruolo della donna tradizionale. Tuttavia racchiude tutte le contraddizioni della sua epoca. Proprio per questo non riesce a trovare il suo posto nel mondo. Si chiude così in un mondo dorato fatto di musica e champagne, cercando di non vedere la realtà. La sua carica si percepisce ma si schianta spesso e volentieri contro il personaggio di Francis S. Fitzgerald. In coppia si trasformano in due bambini prepotenti ed egocentrici che battibeccano in continuazione. A pensarci bene, anche il personaggio dello scrittore, interpretato da David Hoflin, non è niente male. È anche lui turbato nel profondo, costantemente sull’orlo di un baratro. Terrorizzato di non riuscire ad emergere, a soddisfare le aspettative degli altri e le sue, si getta a capofitto nel gin. Se il tormento delle loro individualità si esprime bene nell’assolo, nel duetto non riesce a andare in profondità.

I toni cambiano di fase in fase. La disillusione prende man mano possesso della storia. Negli ultimi episodi la fa da padrona, soprattutto nell’ultimo. È interessante soprattutto questo episodio di Z: The Beginning of Everything. [Da qui in poi: SPOILER ALERT].

La rottura quasi definitiva del matrimonio dei Fitzgerald arriva nel nono episodio. Nel decimo i toni si fanno più dolceamari. Zelda e Scott sono distanti e sanno di essere nei guai. Sono al verde e il loro rapporto non è saldo come credevano.

Zelda e Scott sono distanti e sanno di essere nei guai. Sono al verde e il loro rapporto non è saldo come credevano.

La perdita delle illusioni infantili che li avevano accompagnati fino a quel punto li avvicina. Sono sconfitti: i loro sogni di grandezza si sono infranti contro la quotidianità. Venendo a mancare la città, i soldi e il successo i due si riavvicinano: il loro rapporto è l’unica cosa rimasta. Ma le ferite sono troppe e si intuisce che il lieto fine non sarà parte del loro futuro. 

La serie si chiude con il ritorno a Montgomery. La ringcomposition della serie li porta a cercare un nuovo inizio nel luogo dove per la prima volta si erano incontrati.

Z: The Beginnig of Everything è una serie che merita di essere guardata per l’estetica e per l’interpretazione di Christina Ricci. I ruggenti anni Venti, in un turbinio di piume, perle e champagne, sono colti nell’essenza. Una facciata di festa e spensieratezza da prime pagine a cui sottende un malcelato mal di vivere.

Tuttavia non si può perdonare a Z: The Beginnig of Everything una trama che non riesce ad essere unitaria e che non riesce a restituire fino in fondo i personaggi iconici di Zelda Sayre e Francis Scott Fitzgerald.

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