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Yuli – Danza e libertà è un film di Icìar Bollaìn, interpretato da Santiago Alfonso, Keyvin Martìnez, Edison Manuel Olbera, Yerlìn Perez, Mario Elias, Cesar Domìnguez, Andrea Doimeadiòs, Hèctor Noas, Yailene Sierra e Laura De la Uz.

Scritto da Paul Laverty, il film ripercorre le tappe che hanno contrassegnato il percorso di vita di Carlos Acosta, leggenda cubana della danza. Ritiratosi dalle scene nel 2015, Acosta ha portato la sua arte nelle più grandi compagnie di tutto il mondo, ma la sua storia ha inizio quando le intenzioni del piccolo Carlos, non ancora ben definite, escludevano da ogni programma futuro la danza.

Yuli - Danza e libertà: recensione del film Cinematographe.it

Tutto ha inizio da No Way Home, autobiografia firmata dallo stesso Acosta in cui il protagonista si racconta e si commenta, lasciando che la sua voce ci guidi nella lettura. In Yuli – Danza e libertà accade lo stesso: se a interpretare il giovanissimo e l’adulto ballerino sono, rispettivamente, gli attori Edison Manuel Olbera e Keyvin Martìnez, appare anche lo stesso Acosta in persona come protagonista di sequenze narrate attraverso numeri di danza, da lui stesso coreografati. Ma realizzare un film sulla passione per un’arte senza raccontare il ruolo che la famiglia assume nello sviluppo di un talento significherebbe astrarre lo stesso da qualcosa di fondamentale, tralasciare la funzione basilare di cui gli “altri” più vicini sono ricoperti nella crescita dell’artista oltre la persona e nell’ascesa verso il successo.

Yuli – Danza e libertà: il conflitto e l’affermazione di sé

Non è casuale la scelta del titolo del film, che immediatamente evoca le dinamiche di un ambiguo rapporto fra padre e figlio: Yuli è il soprannome che Pedro Acosta assegna a suo figlio ma è anche, secondo la mitologia afroamericana, semidio della guerra.

Yuli - Danza e libertà Cinematographe.it

Nella lotta verso la progressiva affermazione di sé, dagli angoli e dalle piccole e più recondite strade de L’Havana alla danza classica esibita sui palchi più prestigiosi del mondo, Carlos ha dovuto fare i conti con le complesse dinamiche che hanno caratterizzato il conflittuale rapporto con la propria figura paterna, la quale (come spesso si vede) ha imposto i propri desideri e proiettato le proprie aspirazioni su di lui. Dal parallelismo con il combattente Yuli nasce un’importante riflessione sul peso che l’accostamento (solo parzialmente involontario) fra il piccolo Carlos e l'”ingombrante” figura divina ha assunto nel viaggio di maturazione del protagonista, sempre scisso fra le proprie aspirazioni naturali e quelle prestabilite, innaturali.

Yuli - Danza e libertà Cinematographe.it

Ed è proprio a partire da questo dualismo, da questo contrasto che genera il centrale conflitto identitario del film, che il pensiero porta spesso Yuli-Carlos a formulare un quesito tutto per sé sulla duplicità dei propri sentimenti per il padre, che sono ambivalenti, equivoci, sempre doppi. Duplici come, d’altronde, lo è stata l’esistenza stessa del protagonista, stretto fra la libertà di seguire i propri sogni e l’imposizione di una traiettoria precisa e, in seguito, fra il raggiungimento della propria indipendenza e il senso di colpa dato dall’abbandono dei cari. Bollaìn, prima ancora che sulla danza, comprende la rilevanza della dimensione intima nel ritratto di un artista ed è su questa che pone l’accento.

Lo sguardo della regista pende anche, tuttavia, verso la medesima prospettiva tramite cui Carlos era osservato da Pedro Acosta: la parabola del ballerino è raccontata con una perfetta commistione fra momenti dolci e attimi più dolorosi, fra amore e sofferenza, che, in un riquadro più ampio, conferisce statura eroica al leggendario Acosta.

Yuli – Danza e libertà è in sala con EXIT media dal 17 ottobre.