woman in gold

Woman in Gold di Simon Curtis è la storia di un’ingiustizia che trova il lieto fine. Il film si basa su fatti realmente accaduti che vedono protagonisti l’ebrea Maria Altmann (Helen Mirren) e il giovane avvocato Randy Shoenberg (Ryan Reynolds). A sessant’anni dalla fuga di Maria dalla Vienna nazista, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, la donna ormai anziana intraprende un doloroso viaggio fisico ed emotivo nella sua terra natale per recuperare i beni illecitamente sottratti dai nazisti alla famiglia, tra cui il famoso quadro di Klimt raffigurante la zia Adele, dalla quale prende il nome “Adele Bloch-Bauer”.

Nella famosa opera d’arte, successivamente rinominata “La dama in oro”, l’amata zia veniva raffigurata come una regina egiziana, adornata d’oro e di gioielli, tra cui un prezioso collier, che durante le nozze tra la 21enne Maria Altmann con l’aspirante cantante lirico Fritz Altmann passò nelle mani della donna prima di essere trafugato dai soldati di Hitler, come molte delle opere e dei gioielli presenti in casa Altmann.

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Adele Bloch-Bauer e il famoso collier

Con la determinazione e l’ironia che caratterizzano il personaggio portato in scena dal premio oscar Helen Mirren, lo spettatore è accompagnato attraverso la dura battaglia legale che porterà Maria e il giovane ma abile avvocato Randy dal cuore dell’establishment austriaco fino alla Corte Suprema Americana dove il 7 gennaio 2006, contro ogni previsione, i giudici stabiliscono che tutti e cinque i dipinti di Klimt dovranno essere restituiti a Maria Altmann e alla sua famiglia.

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Maria Altmann e l’avvocato Randy Schoenberg

Woman in gold: il valore morale della restituzione

Ma Woman in Gold racchiude molto di più di una storia di restituzione di quadri sottratti illegalmente ad un’importante famiglia ebrea di Vienna: riesce a trasmettere con assoluta delicatezza il valore morale della restituzione, che non rappresenta solo un possesso, una proprietà, ma significa rendere giustizia ad una perdita emotiva e correggere una grave ingiustizia. Ed è questo il motivo per cui Maria Altmann decide di esporre il quadro alla Neue Galerie di New York, perché la restituzione di quanto perso in termini di affetti, luoghi e appartenenza si può avere con la legittimazione del ricordo. In questo senso risultano emblematiche le parole che pronuncia Helen Mirren in una delle primissime scene del film: “la gente dimentica. Soprattutto i giovani”.

Attraverso il saccheggio e l’appropriazione di opere d’arte si ruba l’identità e la libertà di un popolo, e la storia è piena di esempi di questo genere, ahimè anche attuali. Questo sottolinea ancora di più l’importanza del compito del cinema, ovvero quello di custodire un pezzo di storia e continuare a raccontarlo. In questo senso Woman in Gold riesce nell’intento e arriva con tutta la sua potenza e commozione al cuore degli spettatori.

Un’altra nota positiva del film è sicuramente la recitazione del premio oscar Helen Mirren e Tatania Maslany (nei panni di Maria Altamann da giovane), conosciuta al pubblico giovanile per la serie tv Orphan Black.

Per questi motivi non perdetevi Woman in Gold dal 15 ottobre al cinema distribuito da Eagle Pictures.

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