We are the World – La notte che ha cambiato il pop: recensione del documentario Netflix

Il documentario di Bao Nguyen è unico e imperdibile: un inno alla solidarietà e all'unicità che racconta le leggende della musica pop.

We are the World – La notte che ha cambiato il pop è il documentario Netflix disponibile in streaming a partire dal 29 gennaio 2024. Un documentario imperdibile, diretto abilmente – se non impeccabilmente- dal filmmaker Bao Nguyen. La sua arte, messa a disposizione delle grandi figure dello spettacolo o della storia, è sempre un successo garantito: difficile dimenticare il suo potente e stiloso documentario del 2020, Be Water, sulla star del cinema internazionale Bruce Lee, capace di mettere su una dimensione incredibilmente intima e preziosa del personaggio, incastonato tra due culture e due modi di fare spettacolo completamente diversi.

In We are the World, Nguyen racconta, con un piglio e afflato molto più corale, una delle notti più importanti della musica pop contemporanea: quella a cavallo tra il 28 e i 29 gennaio 1985, una notte che vide 46 star del panorama musicale mettersi insieme, in studio, per sei ore e creare uno dei pezzi più memorabili mai scritti. Il documentario è un must watch, una creatura rara che offre visioni poliedriche e cangianti di figure come Prince, Michael Jackson, Quincy Jones, Steve Wonder, Bob Dylan, Diana Rossa, Tina Turner. In equilibrio perfetto tra racconto e omaggio alla memoria, è un prodotto di pregevole fattura e inestimabile contenuto culturale.

Un documentario che cattura le leggende della musica pop in azione

We are the world documentario - cinematographe.it

We are the World è, dal giorno della sua uscita, il documentario più guardato nel mondo sulla piattaforma Netflix: un dato che parla chiaro riguardo la sua capacità di catturare e emozionare lo spettatore. Non saranno solo gli appassionati di musica o i suoi cultori a dedicarsi alla visione di questo splendido prodotto offerto dallo streaming contemporaneo e dalla regia intelligente di Bao Nguyen.

Il filmmaker e giornalista di origine vietnamita ma naturalizzato in America, nonostante sia piuttosto giovane, riesce a cogliere la necessaria onda retrò che permette di recuperare il giusto spirito, la nostalgia palpabile per un tempo diverso che aveva le sue ricchezze culturali e una libertà d’immagine pressoché totale, scevra da filosofie socio-culturali o movimenti sull’identità di genere. La libertà, nell’arte, era assiomatica, assicurata: lo stile, profondamente identitario, di tutti i nomi leggendari presenti in questa pellicola, spicca grazie all’intelligenza di un montaggio pilotato. Ogni artista ha il suo spazio, la sua voce, uno spaccato dedicato precipuamente alla sua soggettività unica e insostituibile: è così che nasce il progetto solidale e caritatevole di Harry Belafonte per i bambini dell’Africa, un esempio in cui arte e umanità si accompagnano vicendevolmente in un modo che ora appare impossibile.

Se si pensa al termine “coralità”, il progetto messo insieme da Harry Belafonte – che ha visto le leggende della musica leggera e rock come Michael Jackson, Steve Wonder, Lionel Richie alla scrittura di un pezzo leggendario, solidale, prodotto con il solo scopo di attirare attenzione e soldi ma al contempo meraviglioso – è la realizzazione perfetta del concetto. Una sola notte per registrare in presa diretta, così tante star dalla personalità effervescente da mettere insieme e accordare, poco tempo e incertezza a iosa: We are the World procede con il ritmo di un thriller, lasciando col fiato sospeso lo spettatore ad ogni scena. Un rincorrere la perfezione nonostante i picci di Bob Dylan, timido e fuori dal contesto come un vero alieno, ma anche i momenti meravigliosi in cui star come Dionne Warwick e Huey Lewis si scambiano abbracci e – perché no? – anche autografi.

Immagini inestimabili di repertorio si fondono con interviste alle star sopravvissute – come Lionel Richie, vera figura portante dell’intera opera – per un documentario che celebra la storia in uno dei suoi momenti più felici. Un pizzico di amarezza e nostalgia, anche per chi quel passato non lo ha mai vissuto, restano nel cuore del pubblico dopo aver finito la visione. Come mai? Una domanda si fa largo, inevitabilmente, con una risposta che risuona non sempre in senso positivo, speranzoso: sarebbe ripetibile, nel 2024, una simile impresa, capace di unire e tenere distinti, mettere insieme senza confondere, far fruttare e al contempo donare?

We are the World: conclusione e valutazione

We are the World è un’opera bellissima e intelligente, mai come in questo momento storico in grado di riportare il mondo all’idea di solidarietà e compassione, di unione per una causa comune. La musica è il personaggio centrale, la sua condivisione e la capacità di mettere da parte il proprio ego per creare bellezza insieme. Così come il direttore d’orchestra Quincy Jones sottolinea ai partecipanti al progetto con il suo biglietto posto all’entrata della sala di registrazione, “lasciate fuori il vostro ego”, il documentario invita alla ricerca di arte e solidarietà anche nei periodi storici più bui. Da vedere!

Regia - 4
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 4
Recitazione - 3
Sonoro - 5
Emozione - 4

3.8

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