Unfriended: recensione

Finalmente una boccata di aria fresca! Queste sono le parole che pronuncerebbe qualsiasi persona dopo la visione di Unfriended, l’ultimo film di Levan Gabriadze con una stupefacente Blaire Lilly inquadrata per tutta la durata del film dietro una schermo da pc. Infatti, proprio questa è la particolarità della pellicola, tutto avviene e si snoda in maniera lineare ed estenunate dietro un semplice monitor di computer con annessa finestra di Skype, vero protagonista della storia e con qualche programmino aperto in background, come un azzeccato Spotify e un terrificante canale Youtube. Dunque niente mostri famelici , spiriti immondi e soliti clichè ma un atmosfera tetra e increscente di nervosismo e pathòs. Particolarmente interessante è il gioco psicologico al quale vengono sottoposti i malcapitati ragazzi su Skype, che ricorda senza dubbio i capostipiti dei mind games come Saw – L’enigmista. Difficile parlare della bellezza della fotografia e dei costumi degli attori, (la tendenza è quella che conduce al porn games) poichè tutta la scenografia è girata su una focale fissante un monitor, come già anticipato in precendenza.

Unfriended
Il contatto che metterà tutti alla prova

Laura Barns è una giovane ragazza suicidatasi in seguito a un video pubblicato su Youtube che la ritraeva in atteggiamenti sconci e particolarmente imbarazzanti. Blaire Lilly era la sua migliore amica e durante una videochiamata con il suo fidanzato Mitch si intromette un contatto senza nome e apparentemente inquietante. Dopo le insistenti domande dei giovani malcapitati, si viene a scoprire che il contatto è quello di Laura. Sarà lei o magari è opera di qualche hacker? Sta di fatto che per Blaire, Mitch e gli altri partecipanti alla videochiamata presto la tranquilla serata si trasformerà in un lento e raccaprinciante gioco al massacro, dove tutti riveleranno davvero il loro animo e nessuno riuscirà a sfuggire all’ira di Laura.

Unfriended
Una scena del film

Categorizzato con l’etichetta di social horror, il film brilla per semplicità di intenti ma anche efferetezza delle scene trattate. Apparentemente potrebbe sembrare noioso il seguito ma, il modo frenetico con il quale è sviluppato rende la trama davvero avvincente riuscendo a convincere non solo lo spettatore che i social sono luoghi dove occorre fare molta attenzione, ma addirittura insinua nella mente uno status ansioso davvero da godere fino in fondo come un buon bicchiere di vino. Quasi assente è anche la colonna sonora, da ricordare solo un rumore sinistro di sottofondo che accompagna le situazioni più assurde e non risulta per nulla errato l’accompagnamento nelle scene cruciali. Unfriended è davvero un film innovativo, a tratti geniale che riesce a spaventare non tanto per quello che vediamo ma quanto per quello che potenzialmente potremmo vedere dall’altro lato dello schermo. Un horror che innalza le sue paure più profonde al 2.0.

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