Un altro giro: recensione del film di Thomas Vinterberg

Vincitore del Premio Oscar 2021 come Miglior Film Internazionale l'ultima opera del regista danese, con protagonista Mads Mikkelsen, è un inno alla vita.

Secondo una teoria dello psichiatra norvegese Finn Skårderud tutti nasciamo con una carenza di alcol nel sangue dello 0,5% e compensarla, concedendosi una moderata ubriachezza durante la giornata, aiuterebbe a migliorare la propria vita, la socialità, il lavoro, la creatività e i rapporti. Una teoria bizzarra quanto vera almeno per i protagonisti del nuovo film di Thomas Vinterberg Un altro giro, premio Oscar 2021 come Miglior Film Internazionale, presentato alla 15a Festa del Cinema di Roma, interpretato da Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Maria Bonnevie, Lars Ranthe e Magnus Millang, in uscita solo in sala il 20 maggio distribuito da Movie Inspired e Medusa Film.

Ubriacarsi migliora la vita, Parola di Thomas Vinterberg

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Martin, un professore di storia in una scuola superiore, da tempo ha perso l’entusiasmo nell’insegnamento e non solo: a stento parla con la moglie, i figli non gli danno retta e a scuola viene considerato, da alunni e colleghi, noioso e poco interessante. A differenza dei suoi amici e colleghi Nicolaj, Tommy e Peter, non ama nemmeno bere qualche drink o del vino per rilassarsi o trascorrere qualche serata divertente da brillo, fino a quando quasi per gioco i quattro decidono di mettere in pratica la teoria di Skårderud per dimostrare scientificamente se funziona o meno: ogni giorno, tranne i weekend, dovranno bere delle quantità di alcol, dalla mattina fino all’ora di cena, per mantenere nel sangue la percentuale dello 0,5%, che migliorerebbe, sempre in teoria, la vita di tutti. Una scusa per tentare di scuotere Martin dalla sua apatia si tramuta, così, in un esperimento che cambia la vita dei quattro amici: Martin ritorna a essere il docente brillante, il marito appassionato e il padre presente che era anni prima e anche i suoi amici notano dei notevoli cambiamenti in positivo nelle loro esistenze spente. I quattro, però, decidono presto di alzare la posta in gioco aumentando il tasso alcolico per dimostrare di poter migliorare sempre di più, ma le cose, ovviamente, precipiteranno.

Un altro giro e la cura dell’alcol, tra gioie e dolori

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Dalla semplice lettura della trama e a un’analisi superficiale si potrebbe evincere che Un altro giro sia un’apologia dell’alcol e dell’alcolismo ma il film di Vinterberg non si può ridurre a una storia su quattro “ubriaconi”.  È invece un vero e proprio inno alla vita e alla speranza che niente è perduto neanche quando sembra che la nostra esistenza stia ormai prendendo una sola e triste direzione. Come succede a Martin, il personaggio interpretato da Mads Mikkelsen, alla sua ennesima impeccabile prova, un uomo schiacciato dalla monotonia e dall’insicurezza, che da un bicchiere di vino bevuto per far piacere ai suoi amici ritrova la voglia di ricominciare e di non accontentarsi. D’altronde, come spiega ai suoi studenti durante un’illuminante lezione, spesso la Storia ci ha insegnato che essere sobri non è sempre segno di sanità mentale e di moralità: Winston Churchill era un noto amante dell’alcol e sotto la sua influenza ha sconfitto i tedeschi e vinto la Seconda Guerra Mondiale, mentre l’astemio Adolf Hitler ha perpetrato un genocidio.

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Thomas Vinterberg non vuole dare insegnamenti morali ma proporre degli spunti di riflessione sulle conseguenze non tanto dell’alcol, quelle si sanno eccome, ma di una società che porta spesso e facilmente a frustrazione e infelicità. I protagonisti, infatti, per dare una svolta alla loro vita cercano una scorciatoia per sentire di nuovo quell’ebbrezza e quell’entusiasmo che il lavoro, la famiglia, i problemi quotidiani spesso affondano. Ma una scorciatoia non può essere la soluzione e come si può immaginare per qualcuno “la cura dell’alcol” provocherà danni irreparabili.

Un altro giro: la commedia scorretta “all’italiana” con Mads Mikkelsen

Uno dei pregi del regista sta nel trattare un argomento serio, quale l’alcolismo, raccontando con umorismo e sfrontatezza una storia nella quale tutti si possono ritrovare, fregandosene dell’ormai imperante politicamente corretto. Una commedia scorretta e provocatoria, quindi, che riporta alla memoria il migliore cinema italiano, da Mario Monicelli al Marco Ferreri de La grande abbuffata, omaggio che Vinterberg ha ammesso apertamente alla Festa del Cinema di Roma 15. Martin, Nicolaj, Tommy e Peter sembrano usciti direttamente dalla mente dei due tra i più irriverenti autori italiani con la loro schiettezza e umanità, con il loro umorismo irresistibile e la voglia di essere liberi e disinibiti senza tener conto delle conseguenze.

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Quella libertà che viene manifestata in tutta la sua bellezza nella danza finale e catartica di Mads Mikkelsen tra i suoi studenti in festa per la fine del liceo e con tutta la vita d’avanti, quella che Martin ha in parte sprecato ma che ora, tra l’ebbrezza e il dolore per un evento tragico recente, ha imparato a prendere dal verso giusto: così come viene.

Un film che, alla luce del toccante discorso di Thomas Vinterberg agli Oscar durante il quale ha ringraziato e dedicato il premio alla figlia scomparsa a pochi giorni dall’inizio delle riprese a causa di un incidente stradale, assume ancora più valore e significato.

Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4