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Siamo nel 2019, nella provincia di Rieti, e in particolare nell’area del bacino artificiale nella Valle del Salto. Luogo incantevole, ma soprattutto luogo del cuore per l’attore e regista romano Raoul Bova, che l’ha scelto come set esterno e location principale per svolgere gli allenamenti, e non solo, per la sua Ultima gara. La pellicola è un docufilm che ricostruisce nella forma del documentario alcuni episodi di cronaca, attraverso flashback e storie di vita vissuta, autentiche e commoventi, ma che racconta anche la voglia di farcela e la determinazione dei protagonisti, ricorrendo a strategie e tecniche narrative tipiche della fiction, con un riscatto finale –  vagamente filmico – da happy ending.

I big 5 sono personaggi famosi che interpretano loro stessi, e sono cinque nuotatori – ex campioni di nuoto – accomunati dal sogno e dalla voglia di ricominciare: Filippo Magnini, Massimiliano Rosolino, Emiliano Brembilla, i tre più celebri e pluridecorati atleti azzurri; Raoul Bova, che a 16 anni è stato campione italiano di categoria nei 100 dorso; e Manuel Bortuzzo, un giovane talento del nuoto che nel febbraio 2019, trovandosi nel posto sbagliato al momento sbagliato, è rimasto vittima di un fatale agguato in un quartiere di Roma: un colpo di pistola che gli ha lasciato la parte inferiore del corpo paralizzata e una nuova vita da diversamente abile. Ma il ragazzo è tenace, determinato e sogna ancora di gareggiare, come anche di poter tornare a correre e a nuotare con le proprie gambe.

Ultima gara: una storia di amicizia e solidarietà legata ai valori dello sport, un film che infonde coraggio e speranza

Ultima gara, Cinematographe.it

L’incontro con Manuel, quasi fraterno, è stato fatale per Bova, perché ha rappresentato per l’attore la spinta a tornare all’elemento primario e al suo primo amore: l’acqua.  Il papà di Manuel spiega il significato di questa sinergia tra i due: “È stato come riunire due storie in una, e riprendere insieme la sfida”. Entrambi caduti al tappeto, ma con il desiderio, forte, di ricominciare a vivere, a lottare, a nuotare. “Ci sono incontri speciali che ti cambiano la prospettiva della vita, e quello con Manuel Bortuzzo è tra questi”, ha dichiarato Bova.

Sfidando le loro incertezze e paure, i 5 fuoriclasse decidono di mettersi in gioco e si ritrovano coinvolti, capitanati dal motivato Raoul Bova, in un’impresa da record mondiale – una staffetta di nuoto, semiclandestina – determinati a superare sé stessi. “Il nuoto è un serbatoio fantastico di lezioni”, confessa Raoul Bova. “In acqua non sono permesse distrazioni: devi essere profondamente presente a te stesso, connesso con la tua anima e attendere il momento giusto”. Il nuoto vissuto come disciplina, passione, sudore, gioco di squadra, rispetto dell’avversario e fiducia nelle proprie capacità è il vero protagonista assoluto.

Guardando Ultima gara, ci si innamora del panorama (oltre che di Raoul Bova): il percorso a nuoto dal pontile alla diga del Salto, l’estensione della vallata, e la vista, magnifica, del Cicolano. L’attore è profondamente legato alla Sabina, ed in particolare alla zona del Lago del Salto. Suo padre è infatti originario di Varco Sabino, piccolo borgo che si affaccia sullo specchio del lago artificiale, vicino al confine con l’Abruzzo.

Ultima gara è un film sulla rinascita, perché un’altra possibilità è sempre lì, pronta ad accoglierci dietro l’angolo se abbiamo il coraggio e la forza di coglierla. Una storia di solidarietà e speranza che concilia valori sportivi e amicizia; ma anche un invito a lottare contro le avversità, senza arrendersi mai. In cui il tempo è importante, anzi sovrano, perché tra lo START e lo STOP l’uomo si gioca tutto. Lo sport è rappresentato come metafora della vita, ma finché c’è vita, “c’è sempre tempo per un’ultima gara”.