voto del pubblico 2.7/5
voto finale 2.4/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Il valore delle piccole cose torna a manifestarsi più intensamente quando le perdiamo, sospinti dall’egoismo e dagli interessi. Ed è nel momento esatto in cui ci rendiamo conto di aver amato e perso di vista l’amore che con tutte le forze cerchiamo di tornare sui nostri passi per rimediare ai danni commessi. È questa la trama che Roberto Santucci (De Pernas pro Ar, commedia che ha riscontrato in Brasile un enorme successo) decide di rappresentare in Tutto normale il prossimo Natale affidandola con delicatezza ad un cast ben assortito: Leandro Hassum interpreta Jorge, un padre di famiglia profondamente avverso al Natale che, rimasto intrappolato in un loop temporale, assiste al rapido sgretolarsi della sua famiglia a causa della sua negligenza. Lo zampino di Levi Ferreira nei panni del nonno Vô Nhanhão è marginale, per quanto risolutivo: un Babbo Natale singolare che nell’ascolto passivo dei deliri familiari decide di intervenire con tutta la saggezza tipica del suo ruolo.

Tutto normale il prossimo Natale: la strategia vincente del loop temporale

Nascere il giorno di Natale è una gran seccatura: i compagni di scuola festeggiano in famiglia, ti spetta un solo regalo cumulativo e, ultimo ma non meno importante, sei destinato a dividere il compleanno con qualcuno più importante di te. È questo il motivo che spinge Jorge ad odiare il Natale in ogni sua manifestazione e ad allontanarlo dalla famiglia, una caotica squadra, rumorosa e sovraeccitata, incantata dall’atmosfera natalizia, composta dalla moglie Laura (un’affascinante Elisa Pinheiro), dai figli Aninha e Leo, e dagli eccentrici parenti ciascuno con le proprie bizzarre peculiarità. La vita di Jorge subisce un cambio di rotta quando l’anziano nonno Nhanhão, muto da anni per via di un’ischemia, assume le sembianze di Babbo Natale stravolgendo le sorti dell’intera famiglia, con la speranza che cambi il suo atteggiamento immaturo per il bene dei suoi cari. Confinato in un loop temporale, colpito da una forte amnesia che gli impedisce di ricordare i 364 giorni precedenti al Natale, Jorge vive parallelamente due vite: quella che ricorda, relativa ai giorni natalizi che vive quotidianamente saltando da un anno all’altro, e quella che ignora nella quale si è separato dalla moglie e vive con l’amante Màrcia (Danielle Winits). Deciso a riconquistare il cuore del suo unico amore Laurita e a ritrovare la quotidianità con la propria famiglia, Jorge si lascerà sfiorare dalla magia del Natale ricostruendo i legami e alimentandoli con cura.

Il lirismo eccessivo rischia di sembrare caricaturale

L’intento di Roberto Santucci si manifesta in tutta la sua natura strategica nell’evolversi dell’arco narrativo dei personaggi, pedine di un gioco ben strutturato le cui vicissitudini conducono facilmente (e inevitabilmente!) alla lacrima nell’atto finale. Il personaggio di Jorge risulta paradossalmente innaturale nel suo overacting, in contrasto con un cast armonico cui spetta l’ingrato compito di virare la narrazione sul dramma familiare ed emotivo. L’uomo, artefice egoista del proprio destino, rimane confinato in un’esistenza alternativa che non ricorda e non riconosce, privato degli affetti e della memoria, costretto a lasciar andare chi ama di più nella consapevolezza sofferta di aver sprecato la propria vita. Nel ripercorrere la sua esistenza, gli sbagli, le mancanze, Jorge cambia radicalmente e riceve dal Babbo Natale tanto odiato l’occasione di redimersi e diventare un uomo migliore.

Un’opera didascalica, quella di Roberto Santucci, che riesce a strappare una lacrima inserendosi nella scia di moralismo decantato a ridosso delle festività natalizie. Perché a Natale, in fondo, siamo tutti più buoni.