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Era il maggio 2014 quando la Sicilia si ritrovò ad accogliere tantissimi migranti in fuga dagli orrori della guerra. Tra loro tanti classificati come “minori stranieri non accompagnati” senza una famiglia e qualcuno che li potesse accogliere – una dicitura burocratica dietro cui si nascondono individui disposti a tutto pur di poter ricominciare. Nell’indifferenza generale emerse la figura di Agnese Ciulla, all’epoca Assessora alla Cittadinanza sociale del Comune di Palermo, che si propone come tutrice legale di migliaia di bambini, per non negare a nessuno la speranza di un futuro migliore. Tutto il giorno davanti (2019) diretto da Luciano Manuzzi con protagonista Isabella Ragonese è l’adattamento cinematografico di questa incredibile storia di solidarietà e amore.

Tutto il giorno davanti cinematographe.it

La Ciulla, che divenne presto un’icona cittadina tanto da venir ribattezzata La grande madre, ha immediatamente catalizzato l’attenzione mediatica divenendo un simbolo dell’accoglienza nel difficile periodo delle migrazioni in questo ultimo scorcio di seconda decade dei 2010, abbastanza da ispirare la Bibi Film alla produzione di un adattamento cinematografico; il sopracitato Tutto il giorno davanti per l’appunto – che presto vedremo su Rai1.

Tutto il giorno davanti: un’eroina moderna per un biopic scialbo

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Tutto il giorno davanti mostra vita privata e pubblica di un giorno lavorativo – come tanti – dell’assessora Adele Cucci (interpretata dalla Ragonese) un dramma sociale il cui sottotesto emerge prepotentemente nel dipanarsi del racconto, raccontando il dramma del sovraffollamento dei centri sociali e di come farne fronte. Espediente con cui – attraverso una regia televisiva e “di mestiere” – emerge un racconto solidale volto a sensibilizzare le masse visti i tempi che stiamo vivendo.

La narrazione procede in modo zoppicante e pigramente lineare, tra momenti volti a generare pathos e altri più leggeri tra famiglia ed eroismo sul lavoro, utili certamente nel generare la mitologia del personaggio, ma senza un’effettiva cura drammaturgica. Questo grazie anche a un montaggio approssimativo che rende lo sviluppo del racconto di Tutto il giorno davanti in forma indirettamente episodica. Viene meno così il buon lavoro della Ragonese (meno del resto del cast) nel portare in scena un’eroina moderna e positiva – perfetto simulacro scenico del forte personaggio femminile che si divide tra lavoro e famiglia.

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A fronte di un sottotesto dal forte impatto sociale ma fin troppo didascalico in una narrazione raffazzonata da sceneggiato televisivo, emerge la figura della Grande Madre Adele della Ragonese e il mantenimento del delicato equilibrio tra i due contesti narrativi che vanno lentamente a collidere con lo sviluppo del racconto. La migrazione, da sofferenza, diventa l’opportunità dell’accoglienza, nella quale viene mitizzato il ruolo del tutore legale e di madre, tra fare il possibile per il futuro dei minori sbarcati, e proteggere i propri figli dai mali del mondo.

Tutto il giorno davanti: limiti narrativi a parte, il messaggio convince

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I limiti di un film per la televisione come Tutto il giorno davanti sono tanti, ed evidenti, ma il prodotto della Bibi e del regista Manuzzi si può fregiare di un’ottima Isabella Ragonese, e della capacità di mostrare la città di Palermo in modo inedito, andando oltre il solito stereotipo dei film e/o sceneggiati televisivi a tematica mafiosa, mostrandoci il capoluogo siculo più vivo che mai.

Tutto il giorno davanti verrà difficilmente ricordato negli anni a venire, ma ha dalla sua l’enorme pregio di aver raccontato una storia come quella di Agnese Ciulla, un’eroina moderna e solidale in un mondo dove l’indifferenza e la paura verso il diverso e l’altro, ha oramai preso il sopravvento.

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