Thriller 40, recensione del documentario Paramount+ su Michael Jackson

Ottanta minuti in cui si scrive la storia del pop moderno e della musica: un documentario tutto da ascoltare!

Thriller 40 è il documentario che omaggio il Re del Pop, Michael Jackson, esattamente dopo quarant’anni dopo l’uscita del singolo più famoso, nonché del disco più venduto, di tutti i tempi. Ottanta minuti appena per raccontare una vicenda leggendaria e indimenticabile, per scolpire precisamente e in modo indelebile non solo il volto della nuova musica, ma della storia delle arti. Jackson, che scrive il volto della contemporaneità e di tutte le generazioni a venire per il suo connubio di voce, inventiva, originalità e danza, viene fuori in tutta la sua poliedrica vivacità – e genialità – grazie al documento audiovisivo più emblematico nonchè essenziale mai proposto finora.

Il documentario che racconta la storia del disco più famoso del mondo, Thriller 40, è disponibile su Paramount+ proprio a partire da quella stessa data che quarant’anni fa cambiò la vita del suo creatore. Dal 2 dicembre, il documentario di Nelson George racconta con perizia e prontezza la genesi della musica pop contemporanea, incentrandosi – una volta tanto – sulla carriera musicale e artistica di un genio e non sugli scandali della sua vita privata.

In particolare, vediamo cosa accade quando un prodotto geniale viene confezionato ad arte dal suo ingegnoso creatore.

Thriller 40 è un documentario diverso, che pone l’accento sulle sfumature più importanti della carriera di Michael Jackson

Thriller 40 recensione - cinematographe.it

Thriller 40 è un documentario diverso, il cui approccio è stato definito da Nelson George – il regista – come un vero tributo alla musica e al processo creativo. Non assistiamo dunque alla “solita solfa”, alla storia di vita, la crescita e la formazione, gli amori e i dolori di una star internazionale. Gli 80 minuti di repertorio, interviste, piccoli momenti di creatività rubati ad un uomo che non esiste più e il cui genio resta impareggiabile, vogliono parlare esclusivamente di arte e musica.

George sembra aver voluto rispondere ad una sola domanda: come nasce il pop contemporaneo? La risposta non può che giacere nel prodotto più riuscito di sempre, dovuto ad uno studio profondo e ad un commercio di intelletti, collaborazioni, sincretismi. Jackson, per creare il disco più venduto di tutti i tempi, non si è limitato a conoscere i limiti e le possibilità del suo stesso repertorio, del suo stesso talento. Il ragazzo Michael, sulla scena da quando a stento era in grado di deambulare, conosceva meglio di chiunque le difficoltà del restare a galla nello showbusiness. Bisogna mettersi a lavoro davvero, cercare la conoscenza in chi è riuscito a inventare qualcosa di nuovo. In questo, Thriller 40 è determinato ed efficace: ripesca con agilità nelle collaborazioni musicali – con annesse ispirazioni – che hanno scritto l’album in ogni suo singolo pezzo. Un film da ascoltare più che da vedere, indaga la natura dell’ arte e della ricerca come evoluzione, seguendo uno stile personale, minimale ma focalizzato.

Thriller nasce dalla necessità di reinventare il pop e Micheal Jackson crea il pezzo perfetto: si rivolge a chi, il pop, fino a quel momento, lo aveva dominato e inventato. Arriva così The Girl Is Mine in collaborazione con Paul McCartney, genio della musica nonché frontman dei Beatles. I due avevano già lavorato insieme a Say say say, ma è con questo nuovo pezzo che la collaborazione raggiunge il massimo del successo.

Il documentario si addentra, ancora in creazioni da sogno come Billie Jean, che per il suo testo vagamente irriverente e profano vide il rifiuto di una mezza in onda da MTV. Il top dell’ indagine documentaristica e musicale viene fuori nella polarizzazione esistente in Jackson, a lui spesso richiesta. Doveva essere un black artist o un artista “che piace ai bianchi”? Lui trovò il modo di rendere tutti felici, collaborando con il chitarrista Eddie Van Halen alla nascita di Beat It, una fusione tra funk, black music e rock. Niente, in questa opera d’ omaggio alla memoria del Re del Pop, viene tralasciato o trascinato troppo a lungo in digressioni noiose. Uno stile asciutto e semplice racconta la musica, che ha il privilegio di parlare per sé.

Thriller 40: valutazione e conclusione

Thriller 40 è una abile trasposizione filmica del più grande successo musicale della storia, una intrigante genesi creativa che mette insieme la teoria della ricerca con il suono in sé. Un esemplare manifesto dell’ arte in quanto processo di discussione, nascita e arricchimento senza, un lungometraggio senza enfasi melodrammatica o ricerca del pretesto scandalistico per raccontare il vero Michael Jackson.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3
Sonoro - 4
Emozione - 4

3.5