voto del pubblico 2.6/5
voto finale 2.3/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Con l’ambizione mancata di rimodernare il classico thriller erotico anni ‘80/’90, The Voyeurs si limita ad azzerare il pudore e a correre (lento) verso il plot-twist, fallendo nel suo intento di scambiare sguardo e tensioni sessuali. Dal 10 settembre su Amazon Prime Video, con Sydney Sweeney e Justice Smith nel cast.

A sessantasette anni da La Finestra sul Cortile, primo e definitivo film sul voyeurismo d’appartamento diretto nel 1954 da Sir. Alfred Hitchcock, e a ventinove anni dall’altrettanto caposaldo dei thriller erotici Basic Instinct di Paul Verhoven (1992), con The Voyeurs Amazon Prime tenta di cogliere l’eredità di entrambi, intrecciando l’atto sostitutivo dello sbirciare con quello deliberatamente grafico del fare sesso.

The Voyeurs: il thriller erotico affacciato sui loft open space di Montréal

the voyeurs cinematographe.it

Interamente scritto e diretto da Michael Mohan, al suo primo lungometraggio dopo una lunga serie di corti e una creazione televisiva a episodi per Netflix Everything Sucks! , la storia di The Vouyeurs (dal 10 settembre sulla piattaforma) si snoda su un ossessione crescente iniziata con quella che potrebbe sembrare solo futile routine: con una firma contrattuale Pippa e Thomas (Sydney Sweeney  e Justice Smith) assumono la proprietà di un loft situato ai piani alti di un palazzo di Montréal; un open-space moderno affacciato su vetrate trasparenti, dove è possibile sorvegliare, anche solo di sfuggita, la poca privacy dei vicini, in particolare quella della coppia dirimpettaia assai veemente. Lui (Ben Hardy) è un disinibito fotografo di corpi femminili, lei (Natasha Liu Bordizzo) è una ex modella spesso fuori casa, le cui assenze lasciano inconsapevolmente il marito la ‘possibilità’ di sperimentare una libertà sessuale per nulla esitante, trasformando con abile persuasione le proprie sezioni fotografiche in veri e propri amplessi fedifraghi, consumati lontano dagli occhi della compagna e (troppo) vicino agli occhi dei protagonisti.

Nel film di Michael Mohan l’atto del guardare viene replicato e richiamato per immagini metaforiche o allegoriche

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Una tentazione legittimamente solleticante quella di Pippa e Thomas, ma che nelle settimane successive sembra iniziare a compensare la mancata e impercettibile intesa erotica fra i due, tratteggiati in quelle che paiono dinamiche amicali piuttosto che amorose. Uno spettacolo gratuito particolarmente invitante dunque, che a un tratto diventa un gioco sincrono e pericoloso. Avvicinata per caso (?) durante una visita oculistica nell’ottica nella quale lavora, Pippa conosce finalmente Julia e, decisa a rivelare l’attività extra-lavorativa del marito, si ritrova inconsapevolmente responsabile di un atto brutale, e con esso, della fine, ancor più tragica, della sua relazione con Thomas.

Con metafore e richiami neanche poi così velati all’atto del guardare come centro nevralgico del racconto, costruiti su primi piani macro di bulbi oculari e pupille per rivelarne invece la natura oggettistica nel corso dei titoli di testa; o alla primissima scena d’avvicinamento progressivo nel camerino di un negozio di lingerie nel quale Sidney Sweetney si accorge di essere osservata furtivamente, The Voyeurs ha solo la premura di costruire scene esplicite e libidinose di corpi nudi come forse nessun’ altra distribuzione Amazon aveva mai osato prima, confluendo il racconto in un plot twist sulla velata riflessione al mondo dell’arte e del possibile senso di colpa creativo per l’uso e consumo della vita degli altri.

Naif e superficiale, The Voyeurs esalta corpi e sessualità libertina. Ma assumere l’eredità dei classici è un gioco a perdere

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Una consistenza per nulla approfondita, spinta fuori tempo massimo dopo un minutaggio altrettanto incapace di creare tensione, sia del thrilling puramente attinente al genere a cui guarda, che di tipo erotico/ psicologico, svelando sbrigativamente l’alterazione e la manipolazione mentale al quale è stata finora sottoposta Pippa capovolgendo essenzialmente l’oggetto e il soggetto sottoposto allo sguardo, e ribaltandone così il gioco di ruoli.

Se non di infedeltà coniugale, di lussuria perversa, o di cautionary tale sulla facilità con cui siamo soliti firmare e accettare contratti di varia natura, la scrittura di The Voyeurs sembra aver peccato di ingenuità nell’ aver creduto sufficiente un colpo di scena e una graficità di nudi e performance sessuali estreme per portarsi dietro il pesante fardello d’eredità dei capolavori sopraccitati, cadendo in cliché e dialoghi al limite della sospensione d’incredulità, e siglando ‒ nonostante l’allure di libera espressione autocompiaciuta ‒ una repressione piuttosto che un’emancipazione. Dalle prossime finestre cinematografiche speriamo di poter scrutare al binocolo tutt’altro, lasciando a tentativi più audaci (non solo nel senso epidermico) di rendere contemporaneo un genere, quello dei thriller erotici anni ‘80/’90, che per ora sembra immortale ma non replicabile.