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The Vigil – Non ti lascerà andare è il compendio dell’identità cinematografica ereditata da Keith Thomas, presentato nel 2019 al TIFF — Toronto Film Festival nella sezione Midnight Madness.

Dopo la morte del fratello minore Yakov Ronen (Dave Davis, Bomb City) perde la fede e si allontana dalla comunità religiosa di origine, trovando conforto solo negli incontri della Footsteps Association, un’organizzazione che mira a reinserire nel mondo secolare le persone che hanno abbandonato la vita chassidica. Disoccupato e sprovvisto di mezzi Yakov si trova costretto ad accettare la proposta del rabbino Reb Shulem (Menashe Lustig) di trascorrere una notte come shomer del signor Litvak, un sopravvissuto all’Olocausto recentemente scomparso. Le quattro mura domestiche cominciano a stringersi, a giocare con la lucidità del protagonista, sopraffatto dalle allucinazioni in un crescendo emotivo di suoni roboanti, intestini e viscerali, e ritmiche da cardiopalma.  Un incubo ad occhi aperti che non ha nulla di reale: a devastare l’uomo sono i ricordi, un senso di colpa che genera mostri capaci di aggrapparsi eternamente all’anima. I Mazzikim compaiono nel Talmud (uno dei testi sacri dell’ebraismo), sono demoni oscuri che hanno ricevuto la vita ma non possiedono anima, né forma o volontà; entità animalesche, parassiti con gli occhi rivolti al passato. Il mazik si impadronisce dell’anima di chiunque sia afflitto dal dolore e solo bruciandone il vero volto prima dell’alba è possibile sottrarsi alle tenebre.

The Vigil – Non ti lascerà andare: il processo creativo e l’ispirazione giovanile

Un desiderio radicato, per Keith Thomas, quello di raccontare storie. Dopo la pubblicazione di racconti brevi, recensioni e poemi negli anni del College e dell’Università, ad accendere come una miccia l’immaginazione del regista sono stati gli incontri con i pazienti e le loro storie. I suoi studi sulle strutture di residenza assistita hanno portato alla definizione del personaggio della Signora Litvak (Lynn Cohen, Misterioso Omicidio a Manhattan, Hunger Games: Catching Fire), ispirata alle persone affette da demenza senile e morbo di Alzheimer.

Consapevole di dover rispolverare gli studi religiosi, prima di trasferirsi a Brooklyn per l’inizio delle riprese Keith Thomas ha incontrato un rabbino ortodosso per riflettere sulla demonologia e sul modo più opportuno di intrecciare i dogmi di una comunità ultra religiosa con una storia dell’orrore tradizionale. La collaborazione con i produttori della BoulderLight, Raphael e JD, e l’incontro con le loro radici nel mondo frum, ha permesso al regista di indagare da vicino quest’aspetto della storia, con un’autenticità che si ravvisa in ogni dettaglio, a partire dalla scena di apertura in cui ogni comparsa appartiene realmente all’organizzazione Footsteps. Per il suo primo esperimento di regia Keith Thomas sceglie di esplorare e dirigere il soprannaturale, l’antinomia che fa della vita e della morte i pilastri di tutte le religioni. È nel modo particolare in cui ogni fede affronta la questione dell’esistenza post mortem che si condensa la dimensione orrorifica, capace di suscitare nello spettatore – tanto quanto in chi dirige – un’attrazione agghiacciante.

The Vigil – Non ti lascerà andare: la scelta cruciale del cast via Skype

The Vigil – Non ti lascerà andare è un film che si costruisce esclusivamente sulla prestazione di un unico attore e sulla sua forza espressiva. “Dal primo momento in cui ho visto Dave Davis recitare in Bomb City del 2007 ho capito che era l’uomo giusto per interpretare il mio protagonista, e che poteva offrire quell’intensità di cui avevo bisogno” dice il regista. Per calarsi al meglio nella parte di Yakov, Davis ha passato dieci giorni in una comunità ebraica newyorkese, a contatto con le tradizioni di una cultura esaltata di rado sul grande schermo.

Nella cultura ebraica il termine shomer ( שומר ) deriva dalla parola “shamar” ( שמר ) che significa letteralmente “custodire, preservare”. Nei libri dell’Esodo lo shomer è un tutore legale ebreo, incaricato della cura e della custodia dei beni e delle proprietà altrui. Keith Thomas ha spiegato di essersi reso conto della mancanza di figure così complesse nell’universo cinematografico e di averne voluto tratteggiare la fisionomia esaltando la loro missione spirituale di elevazione e protezione dell’anima. Il peso dell’intera dinamica filmica è rimesso al talento magnetico di Davis, una personalità stravagante che riesce a riassumere in eloquenti frazioni di mimica il delirio di un uomo annientato dai propri demoni.

L’inesperienza paga il prezzo di un’eredità sublime

Le premesse di The Vigil – Non ti lascerà andare erano delle migliori. Sul filone della new wave horror, che raccoglie le opere visionarie di registi come Aster, Peele, Eggers, Keith Thomas non riesce a colpire del tutto nel segno. Nonostante una regia presente e materica che si sofferma sui dettagli e dà forma alle azioni dei personaggi, e una fotografia (Zach Kuperstein) che riesce a plasmare gli ambienti, la sceneggiatura è lacunosa e cede sotto il peso di un arco temporale ridotto ai minimi termini che indebolisce la risoluzione narrativa.

Una pellicola angusta e claustrofobica che riesce tuttavia a mantenere lo spettatore incollato alla poltrona, coinvolto in un climax ascendente di disgusto, angoscia e smarrimento. A risolvere tutto c’è Guccini con la sua Shomèr ma Mi-llailah? (Quanto resta della notte?), canzone del 1983 che si ispira a un passaggio del profeta Isaia (21, 11-12), nel quale viene espressa concisamente l’attesa della fine del dolore e del Male, condizione tipicamente umana, e l’arrivo del nuovo giorno:

“Mi gridano da Seir:
Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?
La sentinella risponde:
Viene il mattino, e poi anche la notte
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!”

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