The Uninvited: recensione del film dei fratelli Guard

Il thriller è un genere derivato dal giallo che ha avuto una vasta diffusione nel mondo della televisione e del cinema, grazie a elementi ricorrenti come la suspense, la tensione e l’eccitazione. Anche la psicologia rappresenta un elemento chiave fondamentale per comprendere al meglio l’andamento della trama ed è proprio quello che appare in The Uninvited, film del 2009 diretto dai fratelli Guard e remake statunitense del film sudcoreano del 2003 Two Sisters.

La storia vede come protagonista la giovane Anna che viene dimessa dalla clinica psichiatrica, dove per un certo tempo era stata in cura a causa di un tentato suicidio. La ragazza non riusciva a superare il forte trauma causato dalla tragica morte della madre, dovuta all’incendio della dépendance dove giaceva gravemente malata. Al suo ritorno la ragazza riabbraccia l’amata sorella Alex, ma scopre che Rachel, l’ex infermiera di sua madre, è diventata la compagna del padre. La tensione tra le due sorelle e Rachel è subito manifesta, e gli atteggiamenti della donna sembrano ipocriti e falsi. A causa di alcune sue visioni Anna inizia, con Alex, a sospettare che Rachel sia colpevole della morte della loro madre. Quindi le due cominciano ad indagare sull’identità della donna e presto dovranno fare i conti con una verità davvero sconcertante.

The Uninvited un climax ascendente che trova il suo apogeo verso la fine

The Uninvited

Anna durante una delle sue visioni

The Uninvited può essere inteso come un climax ascendente che trova il suo apogeo verso la fine, dove vi è il colpo di scena a sorpresa che ribalta tutto il quadro della vicenda. Da questo punto di vista il film è davvero notevole ma presenta alcune lacune che ne abbassano il livello di interesse. La trama infatti è priva di chiarezza e linearità e questo rende ancora più difficile ricostruzione dei vari intrecci narrativi. Oltre a questo, la storia di The Uninvited presenta una struttura argomentativa fin troppo simile a Two Sisters, film del 2003 diretto dal regista coreano Ji-woon Kim, uscito nei cinema italiani il 27 agosto 2004. Gli elementi di originalità resterebbero quindi la parte finale della storia, in cui il padre di Anna spiega alla figlia il reale corso dei fatti, e la presenza di una piccola componente soprannaturale che riesce a dare un gradevole sentore di tetro. Una nota di merito va senza ombra di dubbio a Emily Browning il quale riesce a trasmettere perfettamente allo spettatore l’idea della ragazza affetta da gravi disturbi psichiatrici che riescono ad alterare la percezione stessa della realtà (la classica figura del pazzo che non sa di esser pazzo).

The Uninivited

Anna scopre la verità

The Univited: una storia tetra con un grande colpo di scena

Il film invita anche a una riflessione sull’affezione patologica che colpisce la sfera cognitiva, affettiva, comportamentale o relazionale di una persona in modo disadattativo. Sin dai tempi antichi, l’uomo ha sempre cercato di scoprire le cause della malattia mentale, di classificarla nelle diverse manifestazioni, di curarla con gli strumenti culturali che aveva a disposizione. Le difficoltà incontrate per cercare di controllare queste patologie, hanno maturato nel corso del tempo convinzioni superstiziose unite a false teorie e la forma “follia“, di conseguenza, ha subito continue trasformazioni modellate sui vari orientamenti ideologici del periodo. Ancora oggi i disturbi della mente restano un mistero che continua a perseguitarci incessantemente e molte volte non vi è una soluzione efficace. In quest’ottica possiamo quindi dire che The Uninvited è un film interessante per quanto riguarda l’originalità e i vari approfondimenti tematici ma perde colpi per quanto riguarda gli intrecci narrativi che appaiono troppo contorti.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Sonoro - 3
Recitazione - 3.5
Emozione - 2.5

2.8

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