voto del pubblico N/A
voto finale
3.7/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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È stato presentato alla trentesima edizione del Fescaaal (Festival Cinema Africano, Asia e America Latina) il documentario The Great Green Wall, nella categoria “Evento Speciale: Africa Talks”. Diretto da Jared P. Scott e prodotto dal regista Fernando Meirelles (City of God, I due papi), il film è un atto di fede, di perseveranza e resilienza. Le immagini acquistano pura potenza nel loro fondersi con la musica. Quest’ultima descritta come la forma massima di espressione e di condanna, di parole che si fanno messaggio, veicolo di speranza. La grande muraglia verde è proprio questo, il sogno di un’Africa migliore, un’Africa che risorge dalle fiamme della desertificazione come un’araba fenice. Ma non è solo questo lo scopo di The Great Green Wall, perché la musicista maliana Inna Modja vuole mostrare un’Africa diversa dallo stereotipo anni ’80 da spot pubblicitario. La culla della vita non più come spazio di morte e degrado, ma luogo colmo di culture, linguaggi e suoni. Una terra che ha voglia di rimettersi in piedi e lasciare alle generazioni che verranno un futuro migliore.

Da Dakar a Gibuti, il viaggio on the road di Inna Modja

The Great Green Wall - Cinematographe.it

Il documentario di Scott è un vero e proprio viaggio on the road musciale. Protagonista è la trentaseienne Inna Modja, star della musica maliana, che per la realizzazione del suo nuovo album parte per un viaggio nel Sahel, lungo quella striscia d’Africa che dovrebbe ospitare nella sua completezza la Grande muraglia verde. L’album sarà composto da canzoni realizzate in collaborazione con vari artisti, da Didier Awadi ai Songhy Blues, dalla pop star Waje a Betty G. Grandi voci, luoghi, suoni e storie diverse uniti per un unico grande sogno, l’African dream. In questo viaggio verremo trasportati dentro conflitti, racconti di migrazione, carestia e povertà, ma non solo. Questa è solo una faccia della medaglia, l’altra ci mostra come la musica si sia trasformata in atto di denuncia, di suono della speranza: non abbandonare la propria terra, ma lottare per essa. Un dilemma non da poco: restare o scappare. Il confine tra vita e morte è molto labile, e The Great Green Wall lo racconta benissimo.

The Great Green Wall: non solo un semplice documentario

The Great Green Wall - Cinematographe.it

The Great Green Wall ha forma lineamenti documentaristici, ma il cuore di un film di finzione. La patina visiva, quanto le storie e i personaggi che ci vengono presentati, vengono dal cinema narrativo. È un’espediente che dona semplicità al film, una semplicità intesa non come difetto, ma come punto di forza. Molti documentari di genere puntano tutto sull’emozione indotta e su un gravoso senso di colpa. È la presunzione di coloro che vorrebbero cambiare lo spettatore dall’oggi al domani. Il film di Jared P. Scott non parte da questo assunto, ma da un senso di speranza. Il mondo è di certo molto più complesso di quello rappresentato, eppure è dai sogni che prendono vita le grandi iniziative. Ed è proprio da questo piccolo grande sogno che prende forma il tutto. Inna Modja ci racconta la sua Africa, e non quella dell’occhio estraneo e cinico. La cantante ci porta per le strade di musicisti, agricoltori, rinnegati, maestre e politici. Sono gli eroi del suo paese.

La grande muraglia verde, e quel sogno di un’Africa di nuovo verde

The Great Green Wall - Cinematographe.it

The Great Green Wall è un’iniziativa colossale che mira entro il 2030 a creare un grande sistema di paesaggi produttivi verdi tra il Nord Africa, il Sahel e il Corno d’Africa. Non è da intendersi come una vera e propria striscia verde che solca il continente, ma un insieme di mosaici uniti da una sola missione: sopperire ai danni causati dal cambiamento climatico globale e alla desertificazione di questi paesi. Nel 2019 la realizzazione del vasto progetto era ferma al quindici percento. L’iniziativa è portata avanti dall’Unione Africana in collaborazione con vari partner, e mira a migliorare la vita della popolazione, la cui stragrande maggioranza opta per la migrazione. In Senegal, per esempio, la muraglia è diventata un simbolo di speranza, ma il progetto va a rilento. Ogni stato ha piena autonomia, ma la muraglia non è assicurata per incidenti. Sono proprio le piccole comunità a farsi carico di quest’onore, coltivando i semi degli alberi che andranno poi coltivati solo nel periodo delle piogge, tra agosto e settembre. Inna Modja ci porta a contatto con varie realtà, dalla violenza del gruppo armato di Boko Haram alle grandi carestie, fino al prosciugamento del lago Ciad, che negli ultimi cinquant’anni si è ridotto del novanta percento. Insomma, musica e resilienza si intrecciano con storie di grande sofferenza. Inna Modja cattura l’immagine, ti porta con mano gentile nelle terre desolate. Come una madre apprensiva addolcisce la cruda realtà con una speranza dura a morire, come quella degli abitanti della Regione del Tigrè che in soli trent’anni hanno creato un paradiso sostenibile. The Great Green Wall non è privo di piccole ingenuità, ma di certo il suo messaggio arriva forte e chiaro in un film ben realizzato.