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Una bella storia non basta a far da sola un bel film, ma se la struttura del racconto in questione trae più di uno spunto dalla realtà e viene per di più narrata dal suo stesso protagonista, allora si potrebbe pensare che le cose siano diverse. Sulle ali dell’avventura (Donne-moi des ailes il titolo in francese, Spread your Wings quello internazionale) è un film diretto da Nicolas Vanier, regista francese già da tempo dedito al racconto di vicende in cui l’essere umano è strettamente connesso alla sua madre, la Natura, e ne è diretto responsabile in un rapporto di scambio continuo. Non solo: Sulle ali dell’avventura, diversamente da quanto accaduto con alcune precedenti opere di Vanier (Belle & Sèbastien, Il Grande Nord), è la narrazione in prima persona del vissuto del suo autore, grande avventuriero prima ancora che regista.

Sulle ali dell’avventura: tratto dalla vera storia del regista

Interpretato da Jean-Paul Rouve, Mèlanie Doutey, Luis Vasquez, Lilou Fogli e Frédéric Saurel, la storia è quindi quella di Vanier stesso, che per l’occasione si presenta nei panni del carismatico personaggio di Christian Moullec (Jean-Paul Rouve), visionario appassionato di studi sulle uccelli selvagge. Suo figlio dedica le giornate ad attività, come i videogiochi, del tutto incompatibili con la passione del padre. Va da sé che l’idea di dover trascorrere l’intera estate in compagnia di Christian è già un incubo. Presto, tuttavia, i due si renderanno conto che è in arrivo l’occasione perfetta per congiungere le proprie forze e le proprie vite in un compito che li legherà più di prima: i due dovranno portare una specie di oca nana in via d’estinzione a seguire un percorso migratorio alternativo studiato da Christian, resosi conto in tempo dell’impossibilità di attraversare il cielo ormai fitto di costruzioni artificiali umane.

L’importanza dei sogni, della natura e della comunicazione fra generazioni

sulle ali dell'avventura Cinematographe.it

Viaggio come cambiamento, quindi metafora dell’esistenza e dei rapporti interpersonali che la trasformano incessantemente. In scala maggiore, forse, anche di un viaggio imminente che riguarda tutta l’umanità. Questo è Sulle ali dell’avventura, avvincente resoconto largamente rimaneggiato di una vicenda realmente accaduta che nella finzione trova ampio respiro per affrontare tematiche care al regista, come quella dell’infanzia, la preservazione della natura e delle creature che vi abitano, e l’importanza dei sogni, più che come desideri individuali intesi come vere e proprie funzioni, missioni da compiere che possano conferire un senso al proprio stare al mondo. Centrale nell’opera di Vanier è anche il concetto di passaggio (metaforico e non), di conduzione di un messaggio fondamentale da una generazione all’altra, passando attraverso la comunicazione diretta padre-figlio, una tematica che arriva a completare quella portante nella filmografia di Vanier, ossia quella legata al dovere. Si tratta, però, di un dovere e di una responsabilità che germogliano negli ampi territori dell’ambiente, nella terra, nelle distese di lande popolate da una fauna sempre più minacciata dall’usurpazione del territorio da parte dell’uomo, e non limitata al solo conflitto famigliare.

sulle ali dell'avventura Cinematographe.it

Lo sguardo di Vanier è estremamente interessante e dà vita a un cinema fatto di buoni – e mai stucchevoli – sentimenti, un cinema che, come i suoi protagonisti, si fa carico di un discorso e di un insegnamento ambientalista che, nell’attuale epoca, per fare la differenza può essere traslato in ogni codice possibile, a patto che arrivi allo spettatore. Si tratta di un cinema che parla all’umanità e dell’umanità, sfruttando la sua cattiva condotta come pretesto iniziale solo per scoprire con delicatezza i suoi tanti pregi, custoditi da pochi (ma importanti).

Sulle ali dell’avventura è al cinema dal 9 gennaio con Lucky Red.

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