Quando il cinema dei vampiri incontra il folklore

La Full Moon di Charles Band, casa di produzione nota soprattutto negli anni ’80/’90 per i suoi film low budget, decide di dare il suo personale contributo al cinema dei vampiri affidando la regia di una nuova saga allo statunitense Ted Nicolau. La novità per questa produzione dal sapore a metà tra il vintage e lo Z-Movie, è che per la prima volta il set del film è la Romania, terra di origine del mito dei vampiri: mai nessun film, fino al 1990 era stato girato in terra Rumena a causa del governo dittatoriale, di conseguenza la mossa artistica fa guadagnare alla pellicola dei punti in più arricchendola di fascino.

Michele e Lillian arrivano in Romania dagli USA per studiare il folklore medioevale del posto aiutate dall’amica Mara. Le tre scoprono che nel vicino Castello Vladislas (dimora di Re Vladislav, un vampiro per l’appunto) sono stati catturati in una lotta tra non morti i fratelli Stefan e Radu. La loro curiosità farà sì che si inoltrino nel mondo dei vampiri.

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Gli elementi per un ottimo film sui vampiri sono presenti per tutta la durata della pellicola:  castelli, giovani ragazze vampirizzate, sinistri locandieri che conoscono il modo per uccidere i vampiri, tombe, paletti di legno e via discorrendo ma, la cosa che fa guadagnare punti alla pellicola, è sicuramente la parte folkloristica che, oltre a mostrare scene della vita di tutti i giorni in quel della provincia Rumena, ci regala anche un antagonista che ha del geniale sia nell’aspetto che nell’interpretazione. Radu (interpretato da Anders Hove visto di recente in Nymphomaniac Vol.1) è un personaggio molto carismatico, apprezzabile ancora di più in versione originale con la sua voce che “proviene dal profondo”, totalmente andata perduta nel doppiaggio nostrano. L’aspetto e le gestualità sono molto vicine al Nosferatu di Murnau: le lunghe dita affusolate, i denti perennemente in vista, la dominanza del mondo delle ombre e l’aspetto a metà tra l’umano e l’animale fanno del personaggio la ciliegina sulla torta per questa produzione a basso budget.

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Nonostante la voglia di portare a casa un prodotto che lasci il segno, lo scarso budget purtroppo si fa notare: gli effetti ci sono ma ridotti all’osso e una delle poche cose che funziona è appunto l’aspetto di Radu, che però non basta a salvare la parte FX della pellicola. Altra nota dolente è l’utilizzo ( ma la Full Moon è famosa per questo) di personaggi animati in stop motion che non hanno una precisa utilità ma appaiono e scompaiono senza giusta causa, facendo cadere nel ridicolo un film che aveva la giusta atmosfera folkloristica per rimanere nell’olimpo dei film di vampiri.

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Subspecies non è totalmente da buttare via, sebbene la regia sia quasi a livello televisivo, gli effetti non abbondino e la storia non sia delle più originali, va comunque apprezzato per il fascino che porta con sé e per l’impegno nel non voler raccontare sempre la solita storia di vampiri, provando ad andare al cuore di un mito vecchio di centinaia di anni.

Piccola curiosità: visto il budget ridotto e la possibilità di girare direttamente in Romania, durante le riprese di Subspecies il regista e la troupe hanno girato anche due sequel che a loro volta hanno generato anche uno spin-off.

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