GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE

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Esistono delle pagine della storia che, per quanto siano dolorose, vanno raccontate. E non importa se sono passati dieci, venti, trenta o quarant’anni. Certe cose devono essere portate alla luce a prescindere dal tempo trascorso, nella speranza che finalmente l’uomo riesca a imparare qualcosa dagli errori del passato. Questo è quello che fa Stitches – Un legame privato, dramma intenso scritto da Elma Tataragić – autrice di Dio è donna e si chiama Petrunya – e diretto da Miroslav Terzić. La pellicola, vincitrice dell’Europa Cinemas Label al 69° Berlinale, esplora il dramma silenzioso consumatosi a Belgrado tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, all’ alba della guerra che avrebbe lacerato la Jugoslavia. Quando il regista è incappato, quasi per caso, nella storia dei rapimenti di neonati negli ospedali ha pensato che questi fatti rappresentassero di quella decadenza morale e umana dalla quale non ci siamo ancora ripresi. Poi ha incontrato Drinka Radonjic, la donna a cui si ispira il personaggio di Ana in Stitches, e raccontare questa vicenda è diventata un’urgenza. “Sono più di 500 le famiglie che stanno cercando di ritrovare i loro bambini.” ha spiegato Miroslav Terzić “Sono più di 500 storie diverse, e alcune del tutto inascoltate. Ho deciso di raccontarne una.”

Un’eroina moderna in lotta contro le istituzioni

Ispirato ad una storia vera, Stitches – Un legame privato parla di Ana (Snežana Bogdanović), una donna che ha un piccolo negozio di sartoria a Nuova Belgrado. Nonostante abbia una brava figlia e un marito affettuoso, Ana non riesce a vivere il presente perché sono diciotto anni che si tormenta sul suo bambino, dichiarato morto alla nascita ma che non le è mai stato mostrato. La donna non sa nemmeno dove sia sepolto, e anche se tutti hanno abbandonato le speranze, lei continua a scontrarsi con le istituzioni per conoscere la verità. Un giorno, Ana vive una svolta inattesa grazie a una donna che potrebbe spezzare il silenzio. Anche se nessuno le crede, nemmeno la famiglia, Ana non si arrende e inizia una lotta contro tutti per arrivare, finalmente, alla verità.

La storia vera di Drinka, simbolo di una tragedia ancora irrisolta

Stiches un legamo privato, Cinematographe

Il dramma dei bambini rapiti alla nascita è una delle pagine peggiori della storia recente, e come ci insegna il film del 2013 Philomena, non è un dramma che ha riguardato solo l’ex Jugoslavia. Se la pellicola con Judi Dench era ispirata all’attivista irlandese Philomena Lee, che per motivi diversi si è comunque vista strappare suo figlio alla nascita, la sceneggiatura di Stitches – Un legame privato è ispirata alla testimonianza di Drinka Radonjic, sarta di Belgrado che ha cercato il suo “figlio morto” per quasi vent’anni. Alla donna non venne mai restituito il corpo, o indicato il luogo di sepoltura. Così, completamente da sola, ha combattuto l’ospedale, i medici, la polizia, i tribunali, e i pubblici ufficiali. Nel corso di questa lunga battaglia ha trovato numerose irregolarità tra le carte dell’ospedale, e documenti ufficiali del comune che hanno confermato i suoi sospetti sul fatto che il suo bimbo non fosse in realtà morto. Dopo quasi vent’anni, è riuscita finalmente a scoprire la verità. “Qualche anno fa ho incontrato Drinka Radonjic.” racconta il regista Miroslav Terzić “Era la sarta di una mia zia. Dopo vent’anni pensava di aver trovato suo figlio, e pensava di poterlo provare in tribunale. Sono andato in questa sartoria nel centro di Belgrado a intervistare la signora Radonjic. Una donna ferma, coraggiosa, che alla fine il figlio lo ha trovato. Ma lui ormai non voleva incontrarla, perché gli era stato detto che sua madre lo aveva abbandonato alla nascita.”

Radic aveva già una certa familiarità con l’argomento, su cui aveva iniziato a indagare nel 2001 proprio quando stava per diventare padre per la prima volta. La vicenda della vendita dei neonati, e soprattutto lo scoprire che nessuno delle centinaia di casi dubbi è mai stato risolto, lo ha spinto a raccontare una storia che lo ha colpito nel profondo. E per fortuna che ha deciso di farlo. Perché Stitches è un lavoro davvero buono, in cui Radic ha trovato una chiave a metà tra film e documentario che funziona, e che trasmette tutta l’angoscia di un dramma agghiacciante.

Stitches, un thriller silenzioso per un dramma ancora inascoltato

Stiches un legamo privato, Cinematographe

Non è mai facile raccontare storie di questo tipo, trovare il ritmo giusto, la giusta delicatezza per non appesantire un tema già non facile. Miroslav Terzić riesce nell’intento, trovando il mondo di tradurre i sentimenti della protagonista in atmosfere rarefatte, dialoghi ben dosati, lunghi silenzi, tensioni nate proprio dalla difficoltà di comunicazione. Il dolore di Ana non è urlato, ma è granito: nella sua disperazione, la donna diventa dura, non fa trasparire nulla. A raccontare la sua tempesta interiore ci sono solo gli occhi, quelli bellissimi di Snežana Bogdanović, una delle attrici più importanti dell’ex Jugoslavia. La sua Ana è una donna mossa dalla disperazione, e anche se il suo volto è impassibile, sono i suoi gesti a coinvolgerci nella sua storia. Molto buona anche la fotografia, soprattutto quella desaturata che accompagna le peregrinazioni di Ana in una Belgrado che sembra deserta, dove lei vaga come se fosse un fantasma, divisa dal resto del mondo dal suo dolore. Stitches – Un legame privato è tragedia intimista, che si inserisce in punta di piedi nel dolore di una donna, raccontandolo con rispetto. Ma è anche un film che scava nelle emozioni fino alla speranza, raccontando la vittoria di un’eroina moderna che non pretende niente, nemmeno dal figlio che alla fine ritrova davvero. Quello che chiede, che urla col suo dolore silenzioso, è solo di conoscere la verità.