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Solidarietà, amore universale, fratellanza, questi i sentimenti che animano Star Stuff, primo lungometraggio di Milad Tangshir, artista iraniano che dal 2011 vive in Italia. Un messaggio capace di arrivare ai cuori di tutti gli uomini, senza limiti né distinzioni di razza, etnia, religione, orientamento sessuale ma che fonda la sua validità sul concetto di uguaglianza che, seppur scontato, abusato, distorto nelle retoriche del politicamente corretto, non perde la sua forza e profondità.

Star Stuff: la recensione del documentario 

Un tempo per la meraviglia alzavamo al cielo lo sguardo sentendoci parte del firmamento, Ora invece lo abbassiamo preoccupati di far parte del mare di fango. 

Sebbene in un contesto del tutto diverso, le parole di Joseph Cooper, protagonista di Interstellar, capolavoro di Christopher Nolan, trasmettono quel sentimento di grandezza, maestosità, partecipazione che l’uomo prova al cospetto della natura e che è presente in tutta l’opera di Milad Tangshir. l’ artista, nato a Tehran nel 1983, è uno dei membri del gruppo rock iraniano Ahoora e vive in Italia dal 2011 dove studia all’Università di Torino arti, musica e spettacolo. Da anni realizza cortometraggi che hanno già ricevuto premi e riconoscimenti e Star Stuff rappresenta il suo approdo alla regia. La pellicola, distribuita da Lab80 Film, prodotta da Rossofuoco di Davide Ferrario e disponibile sulla piattaforma d’intrattenimento Vimeo, è catalogabile come documentario ma fin dai primi minuti è evidente che l’obiettivo sia quello di superare i confini del genere e utilizzare il sublime come medium, come, mutuando l’immagine da un’antica leggenda di origine cinese ma molto diffusa in Giappone, un filo rosso che unisce tutti gli uomini, troppo spesso ignari di questo legame, così assorbiti dal caos quotidiano da dimenticare il senso profondo dell’essere sulla terra.

La meta finale del viaggio è simbolica, eterea ma non per questo  priva di consistenza,  ma l’artista decide di mostrarla prendendo come punto di riferimento tre tra i più importanti osservatori astronomici del mondo, situati in luoghi remoti dove il tempo sembra muoversi ad una velocità diversa, pare incedere inesorabile, benigno. Il deserto di Atacama in Cile, il Grand Karoo in Sudafrica e L’isola di palma, nell’Oceano Atlantico, attraverso immagini spettacolari, merito è da attribuire alla straordinaria fotografia di Andrea Zambelli e Andrea Zanoli capace di restituire i vividi colori della natura tramite la ricerca del dettaglio e il sapiente utilizzo della luce, ammiriamo le bellezze, trascurate, dimenticate, date per scontate, del pianeta Terra che oramai da secoli chiede un abbraccio sincero.

Il significato dell’opera: un messaggio d’amore 

Conservando in parte la struttura del documentario, alla resa visiva si aggiunge poi una colonna sonora che alterna composizioni originali ai suoni della natura (grandi emozioni suscitano lo scrosciare delle onde del mare, il vento del deserto, il canto degli uccelli) che rendono lo spettatore protagonista del viaggio e con la loro semplicità commuovono il cuore dei sensibili. Come in un poema circolare, il punto di partenza è la percezione che ha l’uomo della natura e il punto d’arrivo è sempre l’individuo, il suo modo di concepire l’esistenza, il rapporto con gli altri.

Star Stuff Cinematographe

Che sia nel deserto cileno o nell’Oceano Atlantico, le emozioni provate sono sempre le stesse e ciò risulta evidente dalle interviste presenti lungo tutto il film. Storie di sofferenza, povertà, discriminazione ma anche solidarietà, forza e fratellanza che pongono l’accento sull’insensatezza della violenza, il desiderio di uguaglianza tra popoli e la necessità di rallentare, essere grati alla Terra e guardare con occhi amorevoli il prossimo. In sostanza Star Stuff non esprime un concetto nuovo ma, considerando gli stravolgimenti e tragedie che siamo costretti a vivere ogni giorno, di vitale importanza.  

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