voto del pubblico N/A
voto finale
4.0/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Sonoro
Emozione
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Quella di Boniface “Softie” – così lo chiamavano da bambino per il suo fisico gracile – Mwangi è una storia drammatica, violenta, ribelle. Lui si è fatto conoscere registrando la carneficina della violenza postelettorale in Kenya nel 2007 e parte proprio da qui Softie, il documentario di Sam Soko che ha partecipato al FESCAAAL 2021 (Milano, 20-28 Marzo 2021).

Una lotta potente da parte di un uomo “qualunque”

Softie_Cinematographe.itSoftie abbraccia l’attivismo, lotta contro la politica corrotta del paese, contro la compravendita di voti e contro il tribalismo postcoloniale. Nel documentario, a volte sconcertante, doloroso, violento di Sam Soko, il suo protagonista viene presentato come un uomo normale, con un lavoro, una famiglia e con grandi sogni: quando si rende conto di non essere ascoltato scende in campo mettendo, per certi versi, da parte, sua moglie, i suoi figli perché c’è una missione più alta a cui dedicarsi.

Tra la folla, Boniface Mwangi emerge come leader. Viene arrestato per primo. Sua moglie, Njeri, è costretta a vivere con patema d’animo, con preoccupazione e dolore; ogni volta che squilla il telefono, ogni volta che in tv vede la Polizia picchiare uomini, donne, bambini con violenza, è come se vedesse suo marito. Ogni cadavere è come il suo cadavere, il sangue è il suo sangue, la morte è la sua morte.

Softie da attivista diventa candidato politico e al suo fianco c’è sempre Njeri che osserva, che c’è sempre e comunque, anche da lontano – ad un certo punto lei, per le minacce ricevute, parte con i figli “in esilio”. Njeri è una parte del cuore pulsante del film e della storia di Softie; i due condividono ansie, paure, amore, conversazioni sull’importanza della famiglia e del paese. Nel 2009, Softie ha iniziato la sua protesta con un tour portando delle foto strazianti scattate durante la violenza post-elettorale, testimonianza di una retorica politica odiosa e di una corruzione che hanno portato alla perdita insensata di vite umane.

Softie: una campagna elettorale solo per puri di cuore e di idee

Softie_Cinematographe.itMwangi conduce una campagna semplice piena di passione, ma di ideali forti, vuole cambiare il mondo, il Kenya per tutti e per i suoi figli, e un sistema che sembra duro a morire – che poi è un sistema che accomuna l’Africa a qualunque altro continente del mondo. Riesce a farsi amare per la sua ideologia pura e semplice, grazie anche alla responsabile della sua campagna, Khadija Mohammed. Si tratta di una politica “vecchio stile”, fatta di casa in casa, e a presentarsi è l’individuo con le sue idee, la sua famiglia, la sua faccia: uno dei momenti più toccanti è quando l’uomo sale sul palco con sua moglie, i suoi figli e molti altri bambini per testimoniare che ciò per cui si sta battendo è anche per le generazioni future. Lì fare politica è difficile, è una grande guerra, si rischia davvero – ad un certo punto la situazione è talmente grave che deve indossare il giubbotto antiproiettile e alla fine durante uno scontro lo spettatore è con lui sul lettino di un ospedale mentre gli stanno suturando una ferita -, i candidati e i funzionari elettorali scompaiono o vengono trovati morti e questo perché in campo entrano altri “interessi”. Mwangi appare come un eroe senza macchia e senza paura ma non senza fragilità – chiede alla moglie di tornare a casa perché ha bisogno di loro -, come combatteva con le sue fotografie ora lo fa a suon di idee, non teme il pericolo, per lui si tratta di una missione. La sua campagna elettorale regionale è lunga, combattuta fino all’ultimo giorno, e Soko la segue e segue anche la commovente serietà, l’idealismo senza tempo dell’uomo che combatte per un Kenya migliore, libero e senza corruzione. Diventa anche la storia di un matrimonio, di un amore, di una famiglia, di un padre e del rapporto con i suoi figli. Softie è un raggio di luce nell’oscurità che corre per le strade con il pugno alzato, è una speranza per il futuro del Kenya, non solo lui ma anche i suoi alleati politici. Soko però sa benissimo che il cammino è ancora lungo, conosce quel terreno complesso, macchiato di sangue, intriso di corruzione e violenza – Kenyatta è ancora al potere, dopo una dubbia vittoria del 2017, inizialmente annullata, e l’opinione pubblica keniota è ancora lontana dall’essere pronta per il marchio di democrazia di Mwangi – e sa che ci vuole un po’ di tempo per cambiare “il mondo”.

Softie: un documentario che fa aprire gli occhi su una storia poco conosciuta

Softie_Cinematographe.itSoftie attraversa circa un decennio di storia di una nazione e del suo protagonista che guida le proteste e poi corre in politica. Soko arriva dritto al cuore con un racconto che non fa sconti con una scrittura sincera, forte, commovente che turba per la crudezza dei temi ma anche per il coraggio di un uomo dai profondi ideali. Il documentario, diretto con maestria, si fa teso thriller politico fino alla resa dei conti: il giorno delle elezioni e la sconfitta del protagonista. Potrebbe sembrare tutto vano ma Softie, quel bimbo gracilino è pronto a portarsi addosso le sorti del suo paese.