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Proiettato in anteprima alla 24ma edizione del Milano Film Festival, Searching Eva è un docufilm sulla vita segreta di Eva Collé, una decostruzione della sua figura femminile non più al servizio dell’uomo ma estremamente dominante. Senza una linea narrativa specifica, il film ruota attorno a diversi temi che riguardano da vicino l’attrice, modella e sex worker: il lavoro, la sessualità, il gender. Interamente concentrato sul profilo caratteriale di Eva e sui suoi monologhi interiori, Searching Eva è un flusso continuo di pensieri e parole senza una meta prestabilita.

Searching Eva: la fragilità di Eva in primo piano

Searching Eva cinematographe.it

Dalla forza alla fragilità dell’essere, l’esplorazione accurata della regista Pia Hellenthal va rafforzando il diario visivo della ventenne Eva Collé, artista e personaggio sui social media che incarna una sorta di progetto d’arte vivente. Si sfidano limiti, preconcetti, pregiudizi e i gusti del pubblico. Non ha una professione fissa; è uno spirito libero e indecifrabile che ottiene visibilità mettendo in evidenza temi comunemente ritenuti intimi o imbarazzanti e mostrando il proprio corpo.

Eva si riflette nello schermo e riflette su chi è veramente, rompendo le barriere con il linguaggio cinematografico ed esponendo il proprio punto di vista sulla pudicizia e sulla disposizione d’animo nei confronti di una determinata sfera sessuale che ancora oggi viene etichettata come tabù. L’ostentazione a voler osare, a compiacersi e costringere il pubblico a seguirla nelle sue attività è un rischio che è stato corso in via di sviluppo. Si raggiunge il punto di non ritorno e, compiuto questo balzo in avanti, l’unica cosa che resta da fare è spogliare Eva della sua aura di celebrità del web.

Searching Eva: una ricerca costante e senza una fine precisa

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L’impostazione del racconto risulta insolita, tanto da scoprire, dalle dichiarazioni della regista Pia Hellenthal e dall’attrice protagonista Eva Collé, che questa scelta compositiva è stata attuata solo nel corso della post-produzione: attimi di vita di Eva vengono alternate con dichiarazioni, confessioni e domande di follower che compaiono prepotentemente su schermo nero. Un fiume in piena di interazioni con Eva risolte attraverso un montaggio mirato a evidenziare le imperfezioni e le insicurezze di un’artista segnata dal tempo e dalla fama.

Si dipinge il ritratto dell’esistenza contemporanea, in cui il concetto di identità solida e immutabile è ormai passato di moda. Nell’essenza di questa produzione bisogna catturare la quotidianità di una giovane protagonista in costante evoluzione. Non si può applicare una definizione o un resoconto sui lavori di Eva: lei è anche scrittrice, poetessa e blogger. Una lista quasi infinita di professioni che non la possono racchiudere in una sola parola. Attualmente residente a Berlino, la ricerca di sé stessa al di fuori dei confini italiani è molto più forte delle imposizioni stabilite da piccola in famiglia.

Searching Eva: un docufilm che cerca di essere raffinato nelle intenzioni

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La coscienza a nudo della protagonista del film delinea il motore del racconto: Searching Eva non ha una morale. L’identità non è un obiettivo da raggiungere, bensì diviene un mezzo attraverso cui vuoi esprimerti. Non vi è un approccio formale e finemente costruito in fase di sviluppo, proprio perché la stessa Eva ci conduce in una linea temporale sconnessa da qualsiasi forma di realtà. Passato, presente e progetti futuri si intrecciano senza uno scopo composto alla base del progetto.

La tecnica narrativa imposta è il flusso di coscienza, la libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come vengono realizzate nella mente; in primo piano emerge l’individuo, dove le sue emozioni, i sentimenti, le passioni e le sensazioni non vengono filtrate e pertanto gettate direttamente sul quadro cinematografico. Searching Eva è difficile da catalogare: si ha come l’impressione di aver assemblato in maniera approssimativa il background dell’artista, oscurando il più delle volte le sue considerazioni sul sesso, sulla religione e sulla rete di contatti che ha stabilito nel tempo. Il malus di questo titolo risiede anche nell’eccessiva comparsa di follower che la venerano sotto forma di interventi scritti; si fotografa un aspetto della società post-moderna sottomessa ai canali social, con ragazzi impazienti di ottenere un giudizio esterno per poter evolversi e ristabilire un equilibrio nelle proprie vite. In questo modo si rischia in diverse occasioni di distanziarsi dalla rifinizione di una personalità borderline come Eva Collé.

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