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In arte, così come nella vita, è la prospettiva a dare un significato specifico, un valore a ciò che ci circonda. Se è vero infatti che l’uomo è misura di tutte le cose, senza dubbio alla base di qualsiasi valutazione c’è uno schema di riferimento, una presa di posizione, un certo numero di aspettative. Alla luce di tale riflessione, dare un giudizio eccessivamente sprezzante nei confronti della pellicola Scatti di follia sarebbe puro accanimento. Il film del 2018, diretto da Doug Campbell, appartiene a quel filone di lungometraggi scadenti progettati e pensati per il piccolo schermo, con l’unica pretesa d’intrattenere il pubblico nelle calde sere d’estate. 

Scatti di follia: la trama del film

Il prevedibilissimo Scatti di follia segue le vicende di Jennifer, fotografa di alta moda che, dopo aver vissuto un’esperienza traumatica, inizia a provare un’attrazione patologica nei confronti dei suoi giovani e affascinanti clienti. La situazione degenera quando un ragazzo, oggetto delle sue ossessioni, viene corteggiato da un’altra donna e la professionista, travolta da un moto di cieca gelosia, minaccia la rivale in amore con un coltello. Ovviamente la protagonista viene licenziata e decide di abbandonare la città, di trasferirsi in un posto lontano, dove nessuno sia a conoscenza del suo torbido passato. Giunta a Los Angeles con la speranza di ripartire da zero, Jennifer trova lavoro come insegnante di moda e fotografia presso il liceo di Palm Vista High e viene accolta con grande entusiasmo dagli allievi, desiderosi di scoprire tutti i segreti del mestiere. Nonostante le ottime premesse, il grave disturbo mentale della donna riemerge in tutta la sua forza nel momento in cui conosce David, giovane studente preso in giro dai compagni di classe a causa della sua timidezza e look da nerd.

Scatti di follia, Cinematographe

La professoressa, ammaliata dal teenager, decide di aiutare il ragazzo a migliorare l’aspetto esteriore e regalargli così la popolarità tanto ambita dagli adolescenti. Effettivamente grazie ai consigli e agli scatti accattivanti di Jennifer, David diventa famoso e addirittura alcune riviste di moda, interessate al suo profilo, lo contattano. Giorno dopo giorno, l’insegnante è sempre più possessiva nei confronti dell’allievo a tal punto che la madre del giovane cerca, con scarso successo, di allontanare il figlio dalla donna. Contestualmente il neo modello, divenuto oramai uno degli studenti più amati del liceo, viene corteggiato da sue coetanee e riesce ad attirare l’attenzione della bellissima Caitlyn. Furiosa all’idea che qualcuno possa sottrargli l’oggetto delle sue ossessioni, Jennifer discende lentamente nell’oblio della pazzia ed è pronta a compiere qualsiasi crimine pur di non perdere il suo David.

Errori e orrori di una pellicola troppo prevedibile

Se esistesse un rilevatore automatico di cringe, termine utilizzato per descrivere uno spettacolo estremamente imbarazzante, rischierebbe di esplodere a contatto con Scatti di follia. La pellicola si presenta come un crogiolo di stereotipi agghiaccianti, immagini trash e dialoghi da telenovela. Non è tanto la banalità dell’intreccio a rendere il film scadente (tematiche riguardanti disturbi mentali e le ossessioni continuano a fornire interessanti spunti di riflessione) o il budget limitato, caratteristica che accomuna molti lungometraggi di grande spessore, quanto la semplice e pura mancanza di volontà, del desiderio di elaborare un contenuto che si discosti dal classico tv movie estivo. D’altra parte l’opera rientra perfettamente nella tipiche produzioni Lifetime, emittente televisiva in prima linea nel trasmettere thriller che non brillano certo di fantasia.

Scatti di follia aderisce in pieno a questa filosofia e ne abbraccia con entusiasmo tutte le caratteristiche principali. Innanzitutto la storia fa acqua da tutte le parti e risulta globalmente poco credibile (due esempi su tutti: nessuno prima di assumere Jennifer controlla il suo passato dato che, fino a prova contraria, ha sotto la sua responsabilità adolescenti indifesi? Davvero mettere un paio di occhiali rende un ragazzo nerd?). La  fotografia è anonima, a tratti di cattivo gusto, la colonna sonora pressoché inesistente e i personaggi recitano in modo macchinoso, poco spontaneo. L’approfondimento psicologico è un elemento che viene magistralmente evitato (sia mai che possa stimolare un qualche tipo di ragionamento?!) e un eros da romanzetto rosa percorre tutta l’opera. Tuttavia, come già detto in apertura di articolo, benché il lungometraggio sia scadente, rientra tutto sommato nei canoni del filone a cui fa riferimento (non a caso il regista Doug Campbell ha diretto altri film molto simili nell’esecuzione a Scatti di follia tra i quali spiccano, per così dire, Il gioco del ricatto, Ossessione senza fine e The stalker Club) e, valutato da una certa prospettiva, non si pone ad un livello inferiore rispetto ai suoi simili. Se ci si approccia al thriller senza pretese e con una certa ironia è anche possibile, forse, godere dell’intrattenimento proposto.

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