RomaFF13 – Sangre Blanca: recensione del film

Sangre Blanca racconta il mondo del mercato della droga attraverso le esistenze solitarie di un padre e una figlia che non riescono a riconciliarsi.

Sangre Blanca è un film diretto da Barbara Sarasola-Day, presentato in Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2018.

Martina (Eva De Dominici) e Manuel (Rakhal Herrero) sono due giovani che si sono appena conosciuti. Per raccogliere qualche soldo e realizzare i propri sogni, i due ragazzi si improvvisano corrieri della droga per un grosso trasporto di cocaina e attraversano il confine che separa la Bolivia dall’Argentina. Una volta giunti in albergo per rifugiarsi, le cose si mettono male per Manuel: un ovulo di cocaina ancora all’interno del suo corpo si rompe improvvisamente, e il ragazzo rimane vittima di un malore che lo porta rapidamente alla morte. Pressata e minacciata dai trafficanti, che chiedono l’intero quantitativo di droga inizialmente stabilito, Martina decide di contattare suo padre per ottenere un aiuto e riuscire a recuperare i pacchetti di cocaina dal corpo di Manuel, ma il rapporto che cercherà di instaurare con il genitore che non l’ha mai riconosciuta si rivela ben più che difficile.

Sangre Blanca: il mondo del mercato della droga e l’isolamento dei personaggi

Sangre Blanca Cinematographe.it

Le premesse di Sangre Blanca, seconda opera da regista per Barbara Sarasola-Day (dopo Deshora che, come questa, ha scritto e prodotto), potrebbero permettere l’edificazione di una narrazione tutta incentrata ad approfondire i rapporti tra le coppie di protagonisti, prima esplorando le dinamiche all’interno di un legame fra due sconosciuti che condividono sogni e speranze, e poi, in un secondo momento, quelle fra un padre e una figlia che non si sono mai conosciuti e mai parlati. L’isolamento dei personaggi di Sangre Blanca è fisico e non: nella terra di nessuno, dove a far da padrone è il traboccare della violenza ad ogni angolo della strada e la presenza invadente e palpabile della morte ovunque, Martina e Manuel sono due anime perdute che ritrovano nella comunicazione, nelle cose semplici e nella solidarietà l’essenza prima della vita, a un passo dal crepuscolo e dalla perdita di sé.

Sangre Blanca: personaggi poco approfonditi nel film di Barbara Sarasola-Day

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Le intenzioni, sicuramente ammirevoli, non corrispondono però a una concretizzazione dell’idea di partenza. Se la metafora del confine e del suo superamento, nella storia di Barbara Sarasola-Day fisico e astratto, rimane un’intuizione interessante, la sua attuazione a livello narrativo non è pervenuta: i dialoghi ridotti all’osso rivelano un’insicurezza che non permette ai rapporti descritti di maturare come dovrebbero, e non aiutano le performance di attori senza dubbio preparati ma poco convinti (e, pertanto, poco convincenti), anche a causa di una sceneggiatura poco interessata alla delineazione psicologica dei suoi protagonisti.
L’attesa di una comunicazione che dovrebbe schiudersi fra un personaggio e l’altro è continuamente rinviata, fino al punto in cui non rimane del tutto soppressa insieme alle personalità che l’opera si vorrebbero raccontare.

Sangre Blanca Cinematographe.it

Anziché, quindi, utilizzare il tema scottante del mercato della droga in sudamerica per narrare un mondo più intimo, in Sangre Blanca accade esattamente il contrario: i rapporti umani vengono usati come pretesto per raccontare una verità che già tante volte abbiamo visto raffigurata sul grande schermo con maggiore confidenza, saldezza e impegno socio-politico.
Si potrebbe comunque apprezzare la cura e l’eleganza formale di cui Sangre Blanca fa sfoggio, non fosse per il fatto che persino questa componente giunga ad accentuare il senso di distacco dal turbamento interiore degli individui rappresentati, già poco aperti a una possibile empatia da parte dello spettatore.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 1.5
Sonoro - 1.5
Emozione - 1.5

1.8