Sabato, domenica e lunedì: recensione del film di Edoardo De Angelis

È sabato e Donna Rosa (Fabrizia Sacchi), come sempre, prepara il suo ragù per il pranzo della domenica, al tavolo ci saranno i tre figli, Roberto (Gianluca Di Gennaro), Pietra (Liliana Bottone) e Giulianella (Maria Vera Ratti), la moglie di Roberto e il fidanzato di Giulianella (Adriano Pantaleo), la nonna Titina (Nunzia Schiano) e una coppia di vicini, l’ingegnere Luigi Ianniello e sua moglie Anna. Fuori dalla cucina, c’è Don Peppino (Sergio Castellitto) che, come stesse covando del risentimento, se ne sta in disparte, da solo, a leggere il giornale, mentre la moglie cucina. Qualcosa tra loro non va perché l’uomo si è messo in testa che Ianniello sia l’amante della moglie. Inizia così Sabato, domenica e lunedì, il film, tratto dall’opera di Eduardo De Filippo, realizzato da Edoardo De Angelis, presentato al 39° Torino Film Festival e presente nel catalogo di RaiPlay, secondo titolo della trilogia che si conclude con Non ti pago.

Sabato, domenica e lunedì: una storia che si svolge in tre atti

Torna in tv il 14 dicembre 2021, su Rai 1 – si può recuperare il film su RaiPlay -, lo sguardo di De Angelis, capace di adattare l’opera di De Filippo, con rispetto e amore; il film, come l’originale, è strutturato in tre atti, prima il sabato, la “quiete” di casa Priore, poi l’esplosione della domenica in cui Peppino si scaglia contro la moglie e l’ingegner Ianniello (Giampaolo Fabrizio, nella commedia era un ragioniere), e infine il lunedì in cui i personaggi vogliono risolvere i problemi. Mentre Lina Wertmüller portava la commedia agli anni Trenta, De Angelis invece non si tira indietro, la immerge alla fine degli anni ’50 e trasforma la famiglia Priore in commercianti che esibiscono la loro ricchezza, con una villa a Posillipo sgargiante, sfarzosa, colorata e smaccatamente testimone del loro agio. Riflette ancora su uno degli elementi cardine dell’opera di De Filippo ma anche del suo cinema, cioè la famiglia. Ha sottolineato che nella trilogia di De Filippo  i maschi sono padri in crisi, uomini alla ricerca disperata di un posto nel mondo, in casa, nella famiglia. Pensiamo a Peppino che cammina per casa come un animale in gabbia, che non trova pace, guarda il panorama con la compagnia del cammello, ascolta la musica, da spettatore assiste alle entrate e alle uscite dei familiari e non. Sembra non avere posto in una famiglia che inevitabilmente sta cambiando, non accetta la libertà delle figlie che cercano di sganciarsi da quel padre fin troppo padrone, le gonne corte, i mutamenti della società a cui lui evidentemente è estraneo.

Mentre le figlie guardano al futuro, Donna Rosa vive la casa come regno di cui è regina. Per lei quel ragù è un dono che lei fa alla famiglia, per esprimere il suo amore, un rito, fatto di passi rigorosi, l’olio, la cipolla, tanta perché dà profumo e gusto, il pomodoro; è importante e lei da quell’angolo della cucina, mentre si è preoccupata di sfamare ciascun componente della famiglia, mentre ha riempito la pancia per riempire il cuore, ha capito tutto e per questo è fredda con Peppino. Il marito è assente, non la guarda, non le dà attenzioni. La stessa cosa pensa di lei Peppino, sarà evidente però che è il taciuto, le cose che non si sono detti ad essere il problema. Ancora non c’è una legge sul divorzio, le persone si arrangiano, come la zia Amelia (Maria Rosaria Omaggio) o cercano di superare i silenzi, i vuoti, le paure.

De Angelis rispetta Eduardo, ne capisce le sfumature, le luci e le ombre, il riso tra le lacrime, si dimostra in grado di parlare con l’opera – nonostante sia evidente, tenta di dialogare con un Maestro dell’arte e con un’Opera caposaldo che non può avere eguali -, la traduce ai giorni nostri, modifica qualcosa: nonno Antonio diventa nonna Titina, questa famiglia è di stampo matriarcale, il figlio Rocco diventa la figlia Pietra, decisa a costruirsi una propria identità aprendo un nuovo negozio a Chiaja. Il giardino della bella casa in cui la famiglia si gode il paesaggio e in cui abita un cammello, non rappresenta la Napoli povera e disgraziata ma una città fuori dall’iconografia tipica di De Filippo, si tratta di una società diversa che canta Buscaglione e vive di novità.

Il centro del film di Edoardo De Angelis sono le donne

Sabato, domenica e lunedì, rispetto a Natale In Casa Cupiello, andato in onda nel Natale del 2020, si focalizza su un’altra classe sociale e mette in scena così la crisi di una borghesia che non sa andare avanti. Eppure in quella casa sono le donne ad avere la meglio, prima fra tutte la nonna che si racconta come una donna che ha cercato la sua indipendenza e libertà sempre e comunque, poi Donna Rosa, la giovane Pietra che manifesta ad ogni passo il suo desiderio di emancipazione. C’è poi Giulianella che vorrebe fare televisione, una scelta poco compresa sia dal padre che dal fidanzato Federico, entrambi fin troppo benpensanti e moralisti rispetto al nuovo che avanza. Mentre il femminile è capace di dialogare, di parlare e parlarsi, il maschile ne è incapace, le donne sono pronte a cambiare, hanno la loro identità, i loro desideri, si assiste all’implosione del prototipo del padre-padrone che dopo aver fatto una scenata alla domenica, durante il pranzo, viene deriso dalle figlie e dalla sorella il lunedì. Castellitto è perfetto nel rappresentare quest’uomo super egoico, pieno di sé che quando non capisce, distrugge gli altri, coglie le fragilità del suo personaggio e restituisce questo assurdo dramma della gelosia, quella di un marito che non chiede e non percepisce le vere ragioni della moglie. Sembra quasi un animale feroce durante il momento sacro, il pranzo, in cui getta addosso agli altri i suoi dubbi diventati certezze. La modernità che lo circonda, nasconde e si contrappone alla bestialità umana, non è un caso che ci siano molti animali presenti sullo sfondo, spettatori che guardano i litigi di quella famiglia, le bizze di una figlia e l’intraprendenza dell’altra e il disastro di quell’uomo che timoroso di perdere la moglie, perde la testa.

Sabato, domenica e lunedì: De Angelis celebra l’opera di De Filippo

Sabato, domenica e lunedì è un’interessante opera televisiva che coglie la dicotomia tragedia e farsa propria delle commedie di De Filippo e riesce a far conoscere al pubblico generalista l’autore napoletano senza farne un busto da museo.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3

3

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