Ritorno Al Marigold Hotel: recensione

Grandi ensemblement di cast non sono sempre sinonimo di qualità, poiché spesso incappano in vecchie gag trite e ritrite, che non fanno ridere nessuno. Non è certo il caso di Ritorno Al Marigold Hotel, seguito dell’assai fortunato Marigold Hotel, successo di critica e pubblico non annunciato che ha stupito tutti tre anni fa. Così, squadra che vince non si cambia, anche questa volta il regista John Madden riesce nel non facile compito di ripetere l’impresa, dirigendo un film dai buoni sentimenti, allegro e anche un po’ nostalgico, capace di rendere il cuore leggero e mettere un sorriso sulle labbra a tutti gli spettatori. La trama – molto semplice come da tradizione della commedia vecchio stampo – gira intorno ai tre giorni di preparazione al matrimonio che separano il protagonista Sonny Kapoor (Dev Patel) dalla cerimonia, il tutto mentre cerca i fondi e la sponsorizzazione necessaria ad aprire una seconda filiale del hotel del titolo.
L’India, con i suoi colori e le sue mille sfacettature, offre un background naturale che viene ben incorniciato dalla fotografia di Ben Smithard e dalla regia di Madden, che non si limita a mettere in scena la storia ma lascia campo libero sia all’improvvisazione degli attori sia alla macchina da presa, che segue ora un taxi a tre ruote, ora il folklore locale, rappresentato fedelmente da quel mini universo a sé stante rappresentato dal mercato, e successivamente dalla messa in scena del matrimonio.

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Il cast di Ritorno Al Marigold Hotel

Ma Ritorno Al Marigold Hotel è soprattutto il trionfo della cosiddetta terza età, qui in mostra in tutta la sua bellezza e delicatezza, e che tuttavia non per questo trascura – o oscura – un elemento importante che essa porta con sé, la morte, qui messa sotto i riflettori ma con un occhio dolce, mai severo o malinconico, capace di trasmettere un messaggio di una felicità molto umana e terrena: è parte della vita e come tale sarebbe inutile cercare di ignorarla, o temerla. La saggezza degli anziani, direbbe qualcuno.
E il cast fa un lavoro molto bello e azzeccato nel metterlo in scena – quasi tutti gli attori principali sono intorno alla settantina – cossiché non soltanto risultano credibili, ognuno nel proprio personaggio, ma ci riescono senza cadere nei soliti stereotipi che troppo spesso caratterizzano questo tipo di pellicola. Al contrario, la grande chemistry tra di loro rende il lavoro tutto più facile, ed è una gioia vederli all’opera in questa commedia che probabilmente non lascerà il segno nella grande storia del cinema, ma che è perfetta nel consegnare al pubblico due ore di intrattenimento vecchio stile, quello genuino di una volta.

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