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Al cinema dal 30 agosto, Ritorno al Bosco dei 100 Acri è il primo live action ispirato al personaggio di Winnie The Pooh, lo storico orsacchiotto nato dalla mente di A. A. Milne.

Christopher Robin (Ewan McGregor) organizza un ultimo pic-nic con i suoi amici del Bosco dei 100 Acri per festeggiare la sua partenza. Anche se sta per entrare in collegio, Christopher promette a Winnie the Pooh (che ha la voce di Jim Cummings) che tornerà a trovarlo. Ma, una volta tornato nel mondo reale, Christopher si dimentica presto del suo amico orsacchiotto: prima la scuola, poi la guerra, il matrimonio e il lavoro fanno sì che Pooh aspetti invano il suo amico per anni nel Bosco dei 100 Acri. Anni dopo, Christopher Robin è diventato un impiegato stressato a cui sembrano essere affidate le sorti dell’azienda per cui lavora, il cui zelo professionale sembra allontanarlo sempre di più dalla moglie (Hayley Atwell) e dalla figlia Madeleine (Bronte Carmichael). Almeno finché lo stesso Pooh non si decide a varcare la soglia col mondo reale, pronto a ritrovare il suo migliore amico.

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Ritorno al Bosco dei 100 Acri: l’operazione nostalgia nel romanzo di formazione

Ritorno al Bosco dei 100 Acri/ Winnie the Pooh Cinematographe

Ritorno al Bosco dei 100 Acri è un’operazione nostalgia: tutti coloro che hanno anche solo incrociato Winnie the Pooh nel corso della loro infanzia non possono che esserne toccati. Perché il film di Marc Foster è proprio il racconto di chi si è dimenticato di Pooh ed è costretto a ricordarsene nel pieno delle preoccupazioni e delle turbolenze personali. Christopher Robin, che ha perso l’innocenza e la capacità di meravigliarsi, è costretto suo malgrado a fare di nuovo i conti con la sua infanzia e a confrontarsi con un pupazzo che è ancora rimasto bambino ed è “tutto cuore e niente testa”.

Ritorno al Bosco dei 100 Acri è dunque un tenerissimo romanzo di formazione che culmina con la maturità del personaggio principale ed è raccontato con toni da far stringere il cuore. Una storia che, vista l’operazione prevedibile, è subito intuibile da parte dello spettatore, che però si impegna a non commuoversi di fronte all’adorabile Pooh. Alcuni punti della sceneggiatura sono obiettivamente deboli: una scrittura di qualità ha ceduto il passo a una serie di scelte , da parte dello sceneggiatore e del regista, che hanno la finalità di toccare lo spettatore, di commuoverlo e di coinvolgerlo sentimentalmente. Scenografie e costumi, molto di maniera, non aiutano, e i dialoghi sono quasi semplicistici: si salva però l’intento commovente della pellicola, che vuole far fare allo spettatore un viaggio nei meandri della propria infanzia.

Un cast di voci invidiabile per il Ritorno al Bosco dei 100 Acri

Ritorno al Bosco dei 100 Acri/ Winnie the Pooh Cinematographe

Si tratta del primo film a tecnica mista per il personaggio di Winnie the Pooh, che in CGI assume un aspetto forse un po’ lontano da quello che possiede nell’immaginario collettivo. L’interazione tra le due tecniche fa comunque funzionare il film, che ha tra i suoi punti di forza l’interpretazione di Ewan McGregor – davvero non avremmo saputo immaginare un Christopher Robin adulto migliore – e il cast che presta le voci ai bambolotti di pezza, che nei libri originali costituivano i singoli stati d’animo del bambino (con la maturità si mischiano l’un l’altro, ce lo ha insegnato Inside Out). I due nomi da ricordarsi sono Jim Cummings e Brad Garrett: il primo dà la voce a Pooh e a Tigro, il secondo a Ih-Oh. Sono due fuoriclasse del doppiaggio americano: il primo è stato Geppetto, Rasputin e Capo Powhatan, il secondo l’Auguste Gusteau di Ratatouille. Molto dell’effetto strappalacrime del film si deve a loro.

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