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Vivere, bruciare e risorgere: si riassume in queste tre tappe il percorso esistenziale di una fenice, lo stesso che ha segnato quelle dei protagonisti di Rising Phoenix – La storia delle Paraolimpiadi, il documentario che Ian Bonhôte e Peter Ettedgui hanno realizzato per Netflix, che a sua volta lo ha distribuito sulla propria piattaforma a partire dal 26 agosto, quando in quel di Tokyo da una manciata di settimane sarebbe calato il sipario sulla XXXII Olimpiade. Secondo il calendario originale, infatti, i Giochi si sarebbero dovuti tenere in Giappone dal 24 luglio al 9 agosto, ma le note cronache pandemiche ha spinto il comitato organizzativo a posticipare le date di un anno. L’appuntamento quindi è rinviato all’estate 2021, ma per ingannare l’attesa e tornare a respirarne lo spirito e le atmosfere vi consigliamo caldamente di guardare comodamente da casa la pellicola del duo svizzero, autore in precedenza di Alexander McQueen – Il genio della moda.

Rising Phoenix: le Paralimpiadi attraverso le testimonianze di chi ha scritto pagine importantissime delle sua storia

Rising Phoenix – La storia delle Paraolimpiadi si sviluppa narrativamente su due bisettrici principali che viaggiano in parallelo per poi trovare strada facendo dei punti d’intersezione nelle quali convergere. Due anime che gli autori riescono alla perfezione a fare coesistere. Da una parte la straordinaria storia dei Giochi Paralimpici, ricostruita dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, passando per la prima edizione svoltasi a Roma nel 1960 sino alle più recenti di Londra e Rio de Janeiro, che lo hanno consacrato come il terzo evento sportivo più grande del pianeta. Dall’altra le altrettanto straordinarie storie di alcuni dei suoi celebri protagonisti provenienti da tutto il mondo, che proprio in terra britannica e brasiliana hanno regalato al pubblico presente e a quello collegato emozioni forti e vittorie entusiasmanti, tra cui la centometrista di origini russe e americana di adozione Tatyana McFadden, l’arciere statunitense Matt Stutzman, la sollevatrice di pesi cinese Cui Zhe, la nuotatrice australiana Ellie Cole, il saltatore in lungo francese Jean-Baptiste Alaize e la nostra schermitrice Bebe Vio, al tempo Beatrice Maria Vio.

Rising Phoenix: un docu-film dal forte impatto visivo ed emozionale

Rising Phoenix, Cinematographe.it

Sono loro le fenici citate nel titolo e sono sempre loro con i rispettivi racconti a condurci nel backstage della kermesse sportiva, ma non prima di averci portato nelle rispettive vite per spiegare il come e il perché delle disabilità e come lo sport li ha salvati. Alle interviste frontali il compito di raccogliere il tutto, emozioni comprese, per poi lasciare spazio alle cronache delle gesta sportive attraverso immagini ufficiali e contributi privati (filmini amatoriali e foto). Il risultato è una coinvolgente narrazione corale che si compone mediante le parole dei singoli, impreziosita da spettacolari ed esteticamente pregevoli sequenze di docu-fiction che mostrano gli atleti esercitarsi nelle rispettive discipline in ambientazioni astratte. Sequenze, queste, che proiettano i protagonisti e lo spettatore in spazi “altri” e fuori dal tempo, come nel caso della Cole, che negli abissi di una profondità marina non identificata fluttua come una sirena per poi riemergere nella piscina olimpionica e portarsi a casa una meritatissima medaglia d’oro.

Le immagini della vittoria della medaglia d’oro di Bebe Vio rappresentano il momento più emozionante di Rising Phoenix

Rising Phoenix, Cinematographe.it

Al resto ci pensano inserti animati fotorealistici e un efficace lavoro di grafica, che rendono il film accattivante e bello a vedersi. L’impatto visivo di certe sequenze, come ad esempio la corsa tra le strade sterrate del proprio villaggio in slow-motion al fianco di un giaguaro del centometrista sudafricano Ntando Mahlangu, è senza dubbio il punto di forza di Rising Phoenix. Ma è nel racconto e nelle immagini della vittoria della Vio ai Giochi Paralimpici di Rio del 2016 che la timeline tocca il suo momento più alto, quello al cospetto del quale è impossibile non lasciarsi andare a sorrisi e lacrime.