Ricomincio da tre: recensione del film di Massimo Troisi

Nel 1981 Massimo Troisi aveva già alle spalle un mezzo decennio durante il quale aveva fatto ridere e riflettere prima i (suoi) napoletani e poi l’Italia intera, attraverso la messa in scena di piccoli -anche se solo per durata-  sketch cabarettistici in compagnia di Lello Arena ed Enzo De Caro. L’insicuro, l’imbruttito ed il belloccio chitarrista avevano formato il trio de La Smorfia. Il gruppo sembrava ben coeso, le luci della ribalta erano tutte puntate su di loro eppure Massimo era insofferente, non riusciva ad esprimersi come avrebbe voluto. Addirittura si arrabbiava a sentir la parola “sketch” associata al loro lavoro; per lui quelli erano atti unici in risposta ad una condizione sociale, ad un modo di pensare radicato nei luoghi comuni e nel bigottismo della sua gente, erano l’unico modo per ridere di cose che, a pensarci bene, trovano in una lacrima che corre piano lungo il viso la risposta più immediata ai sentimenti che provocano.

Così nel 1979, dopo due anni di fervente attività, La smorfia si sciolse. Era il periodo in cui Fulvio Lucisano (insieme a Mauro Berardi) stava lavorando ad una produzione cinematografica in grado di poter risollevare le crisi di contenuti della commedia italiana alla fine degli anni ’70. Il giovane Massimo era l’incarnazione della voglia di fare, dell’intelligenza e, soprattutto, il suo genio creativo era esploso in tutto il suo fascino. La realizzazione di Ricomincio da tre ha alle spalle tutto ciò, senza contare le difficoltà che si ebbero nel convincere il comico napoletano ad accettare il passaggio dai piccoli palchi di provincia al mondo del cinema. Perfettamente in linea con l’idea che si era formata di lui nell’immaginario collettivo, Troisi aveva paura: credeva di non essere all’altezza, di risultare ridicolo e fuori posto. Ed ecco che arriviamo al 1981, anno in cui Massimo Troisi fa il suo debutto al cinema con una pellicola che, si scoprirà poco dopo, era destinata a fare storia. A fronte di un costo di circa 400 milioni di Lire, sbancò il botteghino guadagnando circa 14 miliardi e diventando protagonista di leggende che narrano che sia stato proiettato, in alcune sale, per più di 600 giorni.

Ricomincio da tre

2015: ecco un altro anno da aggiungere alla storia di questo film. Sì, perchè il 23 e il 24 novembre, Massimo Troisi tornerà a vivere sullo schermo gigante dei multisala e sul panno bianco dei piccoli cinema di provincia (sicuramente più vicini a quella che era stata la sua esperienza da cinefilo) in una versione del film restaurata dal Centro Sperimentale di Roma. “E che c’è di nuovo?” Direte voi. “Solo negli ultimi mesi sono già tornati Fantozzi e Amici Miei… Non sanno proprio più cosa inventarsi!”.  E se invece il ragionamento da fare fosse un altro? Se invece rivivere il passato servisse a qualcosa? Non sarebbe più semplice leggere questo fenomeno prettamente “moderno” come un atto di fede, di ringraziamento? Sia chiaro, non siamo tanto ipocriti da non capire il giro economico nascosto dietro a queste operazioni di mercato, ma è inutile fare i finti moralisti: ci siamo dentro fino al collo, tanto vale approfittarne! Portare al cinema nostro figlio, il nostro nipotino, il nostro cuginetto a vedere un film del genere contribuisce a fargli capire chi siamo, da cosa discendiamo e cos’era il cinema italiano prima di essere definito “noioso ed inutile”.

Ricomincio da tre – il folgorante esordio di Massimo Troisi

Consiglio spassionato: non spiegategli nulla del film prima di entrare in sala, esattamente come faremo noi in questa recensione. Se lo avete già visto decine di volte in TV, non vi lascerete scappare l’opportunità di godervelo in una sala cinematografica; ma se comincerete un’amicizia con il personaggio di Massimo stringendo tra le mani un  secchio gigante di pop corn, siamo sicuri che non sarete in grado di tradirlo. Vi appassionerete, cercherete altri suoi film e tutti gli atti unici che tanto gli stavano stretti. E non provate a dire che il suo dialetto è incomprensibile, già negli anni ’80 questa argomentazione venne prontamente smentita.

Impariamo a Ricominciare, non necessariamente da tre, ma ricominciamo! Rimettiamoci in discussione, apriamoci alla possibilità di emozionarci, di immedesimarci in un personaggio che non si districhi tra effetti speciali e orde barbariche create in digitale. Proviamo a far battere il nostro cuore allo stesso ritmo dettato da quello dei nostri genitori, dei nostri nonni. E se, andando a vedere questo film per la prima volta, un ragazzo sarà ancora in grado di sentire il suo cuore battere più forte, sarà come se quello di Massimo non si fosse mai fermato.

Giudizio Cinematographe

Regia - 4
Sceneggiatura - 4.3
Fotografia - 3.7
Recitazione - 3.9
Sonoro - 2.8
Emozione - 3.7

3.7

Voto finale

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