Registe: recensione del documentario di Diana Dell’Erba

Disponibile su Amazon Prime Video, Google Play e Itunes dal 20 luglio, Registe è uno sguardo inedito sul mondo del cinema italiano. Il racconto di grandi autrici, sotto il segno di una pioniera da ricordare: Elvira Notari.

“And here all the male nominee”. Così ai Golden Globes Natalie Portman chiosò l’assenza di registe nella corsa per l’ambito riconoscimento. Accanto a lei Ron Howard, colto alla sprovvista dal doveroso fuori programma della collega. Dall’altra parte dell’oceano la situazione, se possibile, è però ancora peggiore. “La regia è femmina!” aveva ricordato Anselma dell’Olio dal palco degli Studi de Paolis, durante i David di Donatello 2018. Una considerazione ancora ferma alla grammatica. Perché “oggi in Italia su 100 registi solo 7 sono donne”, racconta Diana Dell’Erba nel suo Registe. Documentario sulla condizione delle donne nell’industria cinematografica italiana, disponibile dal 20 luglio su Amazon Prime Video, Google Play e Itunes. Un’importante finestra sul mondo del cinema “a firma femminile”.

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Escluse dai cataloghi, spesso ignorate dalla critica, le registe in Italia provano a imporsi in un mercato avverso. In Registe Diana Dell’Erba ne intervista ventuno, evocando tra loro l’iniziatrice di questa difficile battaglia. È Elvira Notari, prima regista italiana, vissuta agli inizi del ‘900. Dell’Erba la mette in scena tra le protagoniste del cinema moderno e contemporaneo. Affida a Maria De Medeiros, attrice portoghese, l’importante rievocazione e alterna ricostruzione e testimonianza in un puzzle che rivela parte di una storia rimossa. In aiuto al racconto critiche cinematografiche e miti del cinema. Tra queste Silvana Silvestri, Cecilia Mangini e Lina Wertmüller.

Il documentario segue un percorso storico: Elvira Notari al centro, guida spirituale di una battaglia ancora lunga, e il cinema attorno. Si parla degli anni ’70, della rivoluzione  del cinema indipendente, poi sempre più nazional-popolare, e di un oggi così diverso e così uguale d’allora. Perché nonostante i decenni trascorsi, le registe italiane si sentono pioniere di una rivoluzione in divenire. Una donna alla regia vive “un’avventura”, afferma Francesca Comencini. Ma un’avventura “che rilancia il cinema”.

Diana Dell’Erba monta assieme voci diverse, liberando il “cinema a firma femminile” dallo stereotipo. Il loro lavoro è inquadrato in orizzonte ampio, finalmente lontano dal sottogenere in cui viene gettato per superficialità e malizia.  Ne emergono personalità opposte, figlie di percorsi differenti e in cerca di film dai toni più vari. Come le  loro filmografie dimostrano. Ad avvicinarle è però la difficoltà che riscontrano nel lavoro. Molta enfasi viene data al mondo dei produttori. Ancora legati a stereotipi sul mondo femminile. “Abbiamo bisogno un manico” disse una produttrice a Wilma Labate. “Me ne andai”, racconta, e presa in mano la sua sceneggiatura diresse La mia generazione.

Per questo Giada Colagrande, regista di A woman, crede sia necessario imporsi: “la regia donna deve iniziare ad esistere”. Perché come Francesca Archibugi racconta, “la donna resta questo strano outsider creativo”. Scompare nel tempo, non acquista il titolo di Maestro. Anche se forse qualcosa sta cambiando, come le celebrazioni in onore di Agnès Varda e l’Oscar alla carriera a Lina Wertmüller possono testimoniare. Ma la strada è ancora lunga e il lavoro di Diana Dell’Erba ne rivela le insidie.

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Registe si chiude come un film di Yann Arthus-Bertrand. I volti delle intervistate in primo piano si distendono in un sorriso. Oltre alla loro battaglia, il documentario racconta delle passioni di artiste della settima arte. Si cita Dio, si cerca il sacro e la verità del cinema. Sotto il segno di Elvira Notari (“i miei film erano un misto di ironia e senso tragico”). Le storie dei loro percorsi punteggiano carriere di successi e traguardi, nonostante le difficoltà di set “dettati dal paternalismo”. Emozionano le gioie e le conquiste, a cui il documentario dedica ampio spazio. Perché Diana Dell’Erba affida alla saggezza di una vera Maestra, Cecilia Mangini, parole di speranza: “vedere le ragazze di oggi mi fa una grande compagnia”.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Sonoro - 3
Fotografia - 2.5
Emozione - 3.5

3.2

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