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Basato sul best-seller di Jennifer Niven, Raccontami di un giorno perfetto (All the bright places) è un dramma young adult diretto da Brett Harley, incentrato su due adolescenti che lottano con le oscurità delle loro rispettive vite, cercando la luce nei momenti di difficoltà. Il film si inserisce nella numerosa produzione Netflix con al centro storie giovanili e lo fa questa volta unendo l’adattamento di un romanzo di grande fama ad un cast di primordine, con protagonisti Elle Fanning e Justice Smith, affiancati da Luke Wilson, Alexandra Shipp, Keegan-Michael Key e Kelli O’Hara.

Raccontami di un giorno perfetto è la storia di Violet e Finch, due adolescenti profondamente diversi ma accumunati da un desiderio di riscatto dalle proprie difficoltà interiori

La storia prende il via con l’adolescente Violet Markey sul ciglio di un ponte intenta a pensare se gettarsi da o meno, quando viene fermata e convinta a fare un passo indietro dal coetaneo Theodore Finch. La ragazza non riesce a superare il trauma della morte della sorella in un incidente, ma il fortuito incontro con Theodore, superate le iniziali diffidenze, diverrà per lei l’occasione per riuscire a tornare a guardare con positività al mondo che la circonda. I due ragazzi sono profondamente diversi, lei popolare e di buona famiglia, lui considerato “lo schizzato” e con una storia familiare travagliata alle spalle; tuttavia imparano a conoscersi a vicenda ed iniziano a lavorare assieme ad un progetto di coppia per la scuola, andando alla scoperta di alcune meraviglie nascoste dell’Indiana. Il viaggio nei luoghi affascinanti dello stato americano diviene per loro anche viaggio alla scoperta dell’amore, dei propri spettri interiori e delle proprie potenzialità. Violet impara grazie al nuovo partner come tornare ad amare la vita, in un rapporto che la aiuta a tenere testa alle difficoltà emotive e alle sofferenze. Mentre Violet riemerge dall’oscurità non si accorge però della grande sofferenza celata che scava l’anima di Finch.

Raccontami di un giorno perfetto si regge sulla relazione tra i due personaggi protagonisti, rafforzati dalle convincenti prove attoriali di Elle Fanning e Justice Smith

L’adattamento cinematografico del romanzo fa leva in primis sui suoi due protagonisti e sulle interpretazioni degli attori principali. Elle Fanning e Justice Smith dimostrano infatti un’eccezionale chimica e un’ottima ispirazione nel trasporre sullo schermo la costruzione del rapporto e le contrastanti emozioni coltivate nell’animo di Violet e Theodore Finch. Le diffidenze che si trasformano in amore, le sofferenze alternate ai momenti di gioia, le lotte verso le difficoltà personali sono rese in maniera convincente e toccante attraverso le espressioni cariche di complessa umanità di Elle Fanning e gli sguardi talvolta brillanti di vita talvolta opacizzati dalla sofferenza di Justice Smith.

A ciò si affianca una scrittura che valorizza sufficientemente i protagonisti ma che sacrifica il contorno. Il personaggio di Violet è ben costruito e caratterizzato, nella sua dimensione che passa dal baratro del lutto alla ritrovata gioia di vivere evidenziata nei passaggi maggiormente carichi di speranza del film. Con lo scorrere del tempo vengono difatti ben sviscerate la sua crescita e il suo mutamento donando spessore alla sua vicenda, intrisa di sentimenti contrastanti che riescono a catturare l’attenzione e il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Anche la storia di Finch ha una sua costruzione sfaccettata, seppur non venga sempre gestita con la stessa profondità della protagonista femminile. Ne osserviamo le parti luminose e quelle oscure, riusciamo a percepirne il dualismo interiore, anche se il lato maggiormente critico della sua personalità – che emerge in maniera preponderante avviandosi verso la parte finale del film – avrebbe meritato un approfondimento più definito. L’ottimo lavoro svolto su Violet e il buon lavoro fatto su Finch non si riflettono purtroppo però sui personaggi secondari. I genitori di lei, la sorella di lui, gli amici di scuola, lo psicologo scolastico, sono tutti personaggi che compaiono per brevi tratti in maniera superficiale, permettendo semplicemente di creare riempitivi e collegamenti per lo scorrimento della storia. Una pecca che se evitata avrebbe permesso di dare maggiore completezza ed efficacia ad un racconto che funziona ma si regge interamente sulla sola relazione tra i due protagonisti.

L’opera tratta dal romanzo di Jennifer Niven affronta in maniera delicata il tema della depressione e della malattia mentale

Al centro del film c’è dunque proprio lo sviluppo della storia d’amore tra Violet e Finch. La costruzione del loro rapporto si arricchisce con la trattazione di argomenti significativi come la malattia mentale, il suicidio, la depressione e la gestione del dolore, mescolando momenti intensi e drammatici a tratti più leggeri tipici della rom-com. La  forza di Raccontami di un giorno perfetto sta nella capacità di equilibrare i registri e gestire i sentimenti e la malattia in maniera delicata, concentrandosi non solo sulla tristezza ma anche sulla carica data dalle piccole gioie e dalla bellezza che si possono trovare in ciò che ci circonda. Riesce a descrivere senza forzature temi così ostici e a trasmetterli ad un target forse prevalentemente composto da teenager ma che non manca di poter coinvolgere anche una fetta di pubblico più maturo. La storia talvolta cede ad alcuni cliché del genere adolescenziale e non sempre i dialoghi tra i protagonisti corrispondono a un perfetto realismo giovanile, evidenziando a tratti qualche eccesso patinato di raffinatezza più vicina ad una maturità adulta. Tuttavia complessivamente i sentimenti espressi sono fedeli alla realtà e fortunatamente il film rifugge il rischio di far fare ai suoi protagonisti sempre la cosa “giusta”, delineandoli in azioni aderenti alla forma mentis degli adolescenti.

Raccontami di un giorno perfetto è un lavoro complessivamente riuscito ed equilibrato

Il fatto di non banalizzare il rapporto dei due ragazzi su di un semplice sostegno dell’uno all’altra si dimostra un elemento vincente. Viene difatti perseguito l’intento di mostrare come le ombre interiori a volte vengano sopraffatte dalla luce mentre in certe occasioni sono quei tratti oscuri a far soccombere la persona. Si interpretano così le diverse sfaccettature del dolore e si evidenzia come esistano sia la possibilità della guarigione, con il superamento della difficoltà e la capacità di assaporare le gioie della vita quotidiana, sia come esista anche la drammaticità di un baratro insormontabile.

Il film è accompagnato da una piacevole colonna sonora che aderisce bene alla forma del racconto ed è impreziosito da una fotografia molto curata, fatta di immagini composte da colori e paesaggi di grande fascino che accompagnano in maniera appagante la visione. Inoltre attraverso la bella metafora dell’espediente geografico, con il quale la ricerca dei luoghi da visitare diviene ricerca della propria rinascita interiore, Raccontami di un giorno perfetto riesce – pur incespicando di tanto in tanto – ad essere genuino e credibile, con una narrazione capace di saper toccare le corde giuste e una trattazione sincera della malattia mentale.

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