Quando tu sei vicino a me: recensione del documentario di Laura Viezzoli

Quando tu sei vicino a me, documentario di Laura Viezzoli, esplora il Centro del Filo d'Oro di Osimo, dove il contatto e la vicinanza sono essenziali.

Quando tu sei vicino a me è uno dei versi di Il cielo in una stanza, celebre canzone di Gino Paoli portata al successo da Mina con l’omonimo album, ed è proprio quel verso a dare il titolo al documentario realizzato da Laura Viezzoli e presentato il 23 novembre al Festival dei Popoli di Firenze. Sono parole che riecheggiano cantate da Milena, una delle ospiti della Lega del Filo d’Oro, e che esprimono biunivocamente quella vicinanza e quei sentimenti che intercorrono tra le persone sordocieche e pluriminorate sensoriali del Centro, punto di riferimento in Italia per la loro riabilitazione e valorizzazione, e le assistenti che le seguono.

Quando tu sei vicino a me, già recentemente premiato alla sua anteprima mondiale al Ji.hlava International Documentary Film Festival, è un documentario che trae ispirazione dal cortometraggio Il sorriso ai piedi della scala, diretto dalla stessa Viezzoli sul medesimo tema. È prodotto da Ladoc con Rai Cinema e con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione generale Cinema e audiovisivo.

L’affetto della vicinanza

Quando tu sei vicino a me

Laura Viezzoli ci conduce nel Centro della Lega del Filo d’Oro di Osimo, in provincia di Ancona, seguendo le attività quotidiane di sette tra gli ospiti della struttura durante l’arco di quattro stagioni. Il passare del tempo è sottolineato e scandito da immagini della natura delle colline marchigiane, quasi una punteggiatura che dona sensazioni di libertà e quiete. Ma anche un dolce respiro composto da prati innevati, campi di grano e soprattutto lo sbocciare in estate dei girasoli, il fiore preferito da una delle protagoniste del documentario. Simbolo della nuova vita e delle speranze che gli ospiti ritrovano nel Centro.

Emerge il ritratto di un microcosmo di grande umanità, in cui si alternano discussioni su canzoni e film, scherzi, litigi, giochi, ma anche momenti di toccante e molteplice riflessione. Il racconto della vita quotidiana e della gioia che si irradia, pur tra le difficoltà, conquista minuto dopo minuto l’attenzione e il cuore dello spettatore, senza facili pietismi ed esasperazioni drammatiche. Ciò a cui dà risalto il documentario infatti è l’osservazione delle attività quotidiane degli ospiti del Centro e soprattutto l’intenso affetto che donano e di cui necessitano.

In Quando tu sei vicino a me grande spazio lo trova la riflessione, o meglio la constatazione, sulla comunicazione. Il linguaggio verbale è chiaramente marginale e molti momenti del documentario sono incentrati sui diversi sistemi di comunicazione, come il metodo Malossi, la LIS tattile, il Pittografico, l’oggettuale e il Tadoma e altri linguaggi individuali creati appositamente. È una comunicazione che avviene soprattutto tramite il contatto fisico e la vicinanza, rivelata sin dal titolo e umanamente preziosa, che assumono un valore ancor più significativo alla luce del distacco forzato prodotto dalla pandemia ancora in atto. La percezione si espande come nuovo modo per vedere, sentire e provare affetto e sicurezza, a contrasto luminoso dell’oscurità che li avvolge. Ed è ciò che fa Viezzoli, utilizzando il cinema come mezzo di connessione e seguendo con un’intima e rispettosa vicinanza i protagonisti del suo documentario, introducendo lo spettatore alla percezione del loro mondo e immortalando il fondamentale ruolo del Centro.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.1