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Raccontare temi difficili e affrontare sul grande schermo tabù sociali attraverso il linguaggio semplice della commedia si è rivelato, in passato, quasi sempre la scelta migliore. Non esiste infatti modo più efficace per raccontare o esprimere un concetto complesso e delicato se non usando un linguaggio lineare, comprensibile a tutti. Il rischio però è quello di cadere nei cliché, di scontrarsi con gli stereotipi e finire inevitabilmente per utilizzarli. Questo è quello che accade in Puoi baciare lo sposo, il nuovo film di Alessandro Genovesi. Le idee e la volontà di affrontare un tema delicato come quello delle unioni civili senza scadere nei luoghi comuni ci sono tutte, ma l’operazione non deve essere stata così semplice.

“Anto’ sono tutti bravi a fare i gay a Berlino”: Puoi baciare lo sposo ci insegna infatti che il problema è esserlo a casa propria

Ma partiamo dal principio. La storia che Genovesi ci vuole raccontare è quella di Paolo e Antonio, due giovani ragazzi italiani che vivono a Berlino e che hanno deciso di sposarsi. Ma, come dice Antonio, “è facile fare i gay a Berlino”: il difficile è esserlo in Italia e soprattutto parlarne con i propri genitori.

Le unioni civili non sono certamente un argomento di facile discussione e in Puoi baciare lo sposo Genovesi ha deciso di affrontarlo sfruttando un genere cinematografico in grado di allietare  un po’ chiunque. Così, tra una battuta e l’altra, lo spettatore si trova a riflettere sull’uguaglianza, sull’importanza dei diritti, sull’amore, sulla paura del diverso che oggi si è impadronita di ognuno di noi. Tutti temi importanti e delicati, che attraverso l’ironia riescono a portare la nostra attenzione sull’attualità e i problemi della società contemporanea.

Il regista opera sicuramente la scelta più giusta che tuttavia, come spesso accade, trascina con sé i soliti cliché e stereotipi. E anche se in questo caso non sono i due giovani protagonisti gay ad essere rappresentati come spesso accade al cinema (grazie soprattutto all’interpretazione dei due attori Salvatore Esposito e Cristiano Caccamo), sono le situazioni e gli altri protagonisti a conferire al film un’atmosfera quasi finta e teatrale, dove i personaggi non sono altro che un “tipo” di persona da rappresentare. Basta pensare al padre che non accetta la natura del figlio; al figlio che non ha mai dichiarato la sua omosessualità e alla madre che in realtà l’ha sempre saputo; oppure ancora, dall’altra parte, una madre che non parla con il proprio figlio da quando lui ha fatto coming out, passando addirittura al classico vicoletto di Napoli, con le vecchiette sedute ai lati della strada, i panni stesi sul filo da un palazzo all’altro e il classico ragazzino maleducato, che corre senza casco in sella al motorino.

Puoi Baciare Lo Sposo: Salvatore Esposito e Cristiano Caccamo in una rappresentazione “gay” fuori dai cliché

Puoi baciare lo sposo 2

In Puoi baciare lo sposo la volontà di allontanarsi dai soliti luoghi comuni la ritroviamo in due personaggi in particolare: Don Francesco e Anna, la madre di Antonio. Don Francesco è un prete anomalo: una volta venuto a sapere del matrimonio dei due ragazzi infatti si offre di celebrarlo lui stesso, nonostante la Chiesa non lo permetta. Un frate che crede nell’amore vero, che va oltre il genere, il colore della pelle, la nazionalità e che non ha paura di celebrarlo.

Anna invece, interpretata da una fantastica Monica Guerritore, nonostante sia la madre che da sempre conosce la verità sul figlio, si rivela nel corso del film una donna diversa da quella che ci si aspetterebbe. Una donna forte, pronta a far valere le sue idee e i suoi sentimenti, che ama il figlio così come è e che è decisa a fare di tutto per realizzare i desideri del suo Antonio, anche andare contro il marito e minacciarlo. Ma Anna è sempre una donna, legata alla tradizione e sognatrice, che desidera ancora il matrimonio da favola per il figlio. E chi meglio del wedding planner Enzo Miccio per organizzare il matrimonio perfetto?

Puoi baciare lo sposo è un film che cerca di trattare un tema difficile nel modo più semplice. Ma forse, nella ricerca del realismo a tutti i costi, Genovesi ha finito per ottenere il risultato opposto: cadere negli stereotipi che sempre avvolgono argomenti come quello dei diritti dei gay e delle unioni civili. Gli altri personaggi che girano intorno ai protagonisti non aiutano poi ad allontanarsi dai luoghi comuni: Vincenza, madre di Paolo e tipica donna del sud che non accetta l’omosessualità del figlio; Camilla, ex fidanzata di Antonio ancora ossessionata dal ragazzo; Donato, che attraversa un momento difficile della sua vita dopo aver scoperto di provare piacere nel vestirsi da donna; Benedetta, l’amica un po’ pazza dei due futuri sposi. Infine Roberto, padre di Antonio e interpretato da Diego Abatantuono. Lui, sindaco di un piccolo comune ma dalla mentalità aperta e progressista (ha deciso di accogliere dei profughi nel suo paese, andando contro la volontà di tutti), non riesce ad accettare la vera natura del figlio, come succede nella maggior parte dei film che affrontano questo tema.

Puoi baciare lo sposo, recensione

Da menzionare assolutamente è Civita di Bagnoregio che, oltre a fare da sfondo alla vicenda, riempe letteralmente lo schermo, conquistando la scena con i suoi colori, la sua luce e la particolarità del suo paesaggio.

Puoi baciare lo sposo arriverà nelle sale italiane il prossimo 1 marzo, distribuito dalla Medusa Film. Nel cast, oltre a Monica Guerritore e Diego Abatantuono, troviamo Salvatore Esposito e Cristiano Caccamo nei panni dei due sposi, ma anche Dino Abbrescia, Diana Del Bufalo, Beatrice Arnera, Antonio Catania, Rosaria D’Urso e naturalmente Enzo Miccio.

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