Primadonna: recensione dell’opera prima di Marta Savina

Primadonna, diretto da Marta Savina, con protagonista Claudia Gusman, è una storia di indipendenza ed emancipazione femminile.

La recensione di Primadonna, il film diretto da Marta Savina.

Primadonna, nei cinema a partire dalla simbolica data dell’8 marzo 2023, Festa della Donna, è il primo lungometraggio diretto da Marta Savina. Con protagonista un’ottima Claudia Gusmano, seguita da un cast che comprende Fabrizio Ferracane, Manuela Ventura, Francesco Colella, Dario Aita e molti altri, Primadonna è un film coraggioso e necessario e capace di far riflettere e parlare al grande pubblico.

Primadonna: la recensione di un’opera che ricorda di lottare sempre contro quelle leggi maschiliste che per anni hanno influenzato vite ed esistenze

Primadonna - cinematographe.it

Sicilia, anni ’60, Lia ha 21 anni ed è una ragazza da subito diversa da tutte le altre. Ama lavorare la terra insieme a suo padre, nonostante la madre cerchi di farle capire che preferirebbe per lei un’occupazione diversa. Tra sguardi e incontri segreti, tra Lia e Lorenzo Musicò, figlio del boss locale, sembra esserci un’alchimia che non piace al padre di Lia, ma che la ragazza vive invece con serenità e ammirazione. Sentimenti che si scontrano presto con l’arroganza del giovane Musicò, abituato ad ottenere qualsiasi cosa voglia. Il rifiuto di Lia lo porta a un gesto violento e disumano, e che all’epoca sfociava sempre nel matrimonio riparatore, che salvava tanto l’onore della ragazza che l’azione dell’uomo. Una legge fino ad allora tutelata e considerata giusta e normale, viene messa in discussione per la prima volta. Per Lia e per la sua famiglia inizia così una battaglia che diventa sempre più di dominio pubblico, portando con sé pericoli, notorietà e una consapevolezza che, solo col tempo, diventerà legge e reato condannabile.

Una regia attenta e delicata racconta una storia di tormentata emotività

Marta Savina traccia con mano sicura il ritratto di un’epoca, di un’Italia e di una Sicilia anni ’60, tanto vicina nel tempo quanto lontana nei costumi, nelle abitudini e in una mentalità sociale che non lasciava spazio a scelte diverse. Primadonna è un racconto universale di emancipazione femminile, di indipendenza e di grande coraggio. Liberamente ispirato a una vicenda conosciuta, il film se ne discosta apportando una serie di differenze che rendono la storia di Lia capace di parlare a tutti e soprattutto di far riflettere. La decisione di Lia di rifiutare il matrimonio riparatore si pone infatti come il primo passo verso una legge che diventerà tale solo nel 1981, a 20 anni dalla storia raccontata in Primadonna e che senza quella forza e quella determinazione nel seguire un percorso dove gli ostacoli non fanno che aumentare, non avrebbe forse mai visto la luce.

Per non parlare della recitazione, dove spicca fra tutti la protagonista Claudia Gusmano, astro nascente del cinema italiano, seguito da Fabrizio Ferracane e Dario Aita. Per quanto riguarda quest’ultimo è interessante la rappresentazione dell’antagonista, non mostrato né identificato come il classico villain, nonostante le sue azioni parlino chiaro, ma più come simbolo di un uomo inserito in un insieme di valori e in un meccanismo sociale che aveva regole precise, fasi da seguire e decisioni già prese. La regia dell’opera prima di Marta Savina colpisce e sorprende, usando la macchina da presa come occhio che guarda, cattura e osserva dando così a ogni immagine e ogni scena spesso un doppio significato, un sottotesto che racconta ciò che si vede e ciò che si sente. Primadonna è infatti una pellicola che smuove, seppur con delicatezza, l’animo dello spettatore, coinvolgendolo nei tormenti dei personaggi, in dubbi, paure e dolori.

Una perfetta caratterizzazione dei personaggi magistralmente interpretati

Se regia e fotografia colpiscono e sorprendono, maggiore punto di forza di Primadonna è la costruzione dei personaggi, figure di rilievo in scene che, seppur non sempre portano avanti la narrazione, contribuiscono a caratterizzare la personalità di tutti coloro che compongono la storia, tracciandone un quadro completo che non li rende solo personaggi, ma persone, reali, sfaccettate e mutevoli. Come la forza e l’indipendenza di Lia si riconoscono da subito connotazioni chiare di quella che è la sua interiorità, quello stesso coraggio e quel senso di libertà vengono messe a dura prova. Tutte le figure attorno a Lia cambiano dopo e durante ciò che accade e una normalità insensata e brutale diventa, tra pericoli e difficoltà, l’inizio di una lotta che ancora oggi va intrapresa.

Primadonna: conclusione e valutazione

Una regia che riprende elementi del cinema classico, fondendoli con uno sguardo più moderno e uno stile già riconoscibile in un’opera prima dal tono delicato nella messa in scena e travolgente nei sentimenti, rendono Primadonna un film dalla storia semplice e lineare e carico di emotività. Commovente e coinvolgente, si avvale di un ottimo cast che con empatia e una sceneggiatura tanto verosimile quanto poetica, il film di Marta Savina riesce a parlare di amore, coraggio, libertà, e di quell’emancipazione femminile da ricercare sempre.

Articoli correlati