Poison: recensione del primo film di Todd Haynes

Presso Spazio Oberdan Milano dall’11 al 18 aprile 2016 Fondazione Cineteca Italiana ha presento un omaggio a Todd Haynes, modernissimo regista e sceneggiatore americano, canalizzatore di ansie ed eccitazioni, potente, intellettuale e manipolatore di immagini; si è imposto come uno dei più moderni, freschi e viscerali autori dei nostri tempi. Noi di Cinematographe abbiamo assistito alle proiezioni dei principali film del regista, dal primo lungometraggio intitolato Poison, datato 1992, mai distribuito in Italia, all’ultimo Carol, nominato a 5 Oscar tra cui Miglior Attrice protagonista per Cate Blanchett e Miglior Attrice Non Protagonista per Rooney Mara. Tra questi due titoli si inseriscono gli altri quattro film del regista: Safe (1995) che vede come protagonista una giovane Julianne Moore nei panni di una donna malata e costretta a vivere ai margini della società, Velvet Goldmine (1998), ispirato al personaggio di David Bowie, Lontano dal Paradiso (2002) nuovamente con la splendida Julianne Moore nominata all’Oscar come miglior attrice protagonista in una storia ricca di tematiche: la differenza di classe, l’omosessualità e l’integrazione razziale dell’America degli anni Cinquanta. Ultimo ma non per importanza Io non sono qui (2007), film in cui ritroviamo tra gli altri una Cate Blanchett nei panni di un uomo e non di uno qualsiasi ma di Bob Dylan; il film infatti ripercorre la vita, gli amori, la musica, le canzoni e gli anni della maturità artistica e personale di Bob Dylan visti attraverso gli occhi di sette personaggi, ognuno dei quali interpreta il cantante in un particolare momento della sua vita.

Todd Haynes

Cate Blanchett nei panni di Bob Dylan in una scena di Io non sono qui

Todd Haynes: un regista che sfida regole e convenzioni

Già nel primo lungometraggio, Poison, vengono delineate le tematiche che saranno basilari per la regia di Todd Haynes attraverso uno sguardo e un montaggio originale. Nel film, infatti, convergono tre diversi episodi intitolati Homo, Hero e Horror, tre storie parzialmente ispirate ai romanzi di Jean Genet (i titoli i cosa citano nello specifico Notre Dame des Fleaurs, Il miracolo della rosa e Diario del ladro). L’episodio Homo è ambientato all’interno di un carcere; un detenuto è attratto da un nuovo arrivato, che aveva avuto modo di conoscere da giovane, assistendo ad una brutale scena in cui dei ragazzini lo denigrano in quanto omosessuale. La straziante “scena degli sputi” è quella che più rimane impressa nella mente dello spettatore, che rimane inebetito e basito dalla cattiveria dei ragazzi e dall’ingiustizia subita dalla vittima; la scena, volutamente più lunga rispetto alle altre ha la capacità di imprimersi nell’animo dello spettatore e rimanerci per molto tempo.

Todd Haynes

la “scena degli sputi” all’interno dell’episodio Homo

Hero, invece, vede come protagonista un bambino che viene deriso dai suoi compagni di scuola (spesso viene portato in infermeria) e durante una lite tra i genitori, spara al padre per salvare la madre. Successivamente, avvicinandosi alla finestra della casa, viene visto dalla madre “prendere il volo”. Questo episodio ha la caratteristica di essere raccontato come se fosse un’inchiesta giornalistica televisiva, prendendo in considerazione le parole della madre e delle persone più vicine al bambino. L’ultimo episodio preso in esame è Horror, la storia di uno scienziato che riesce a isolare l’elisir della sessualità umana ma dopo averlo assaggiato diventa un lebbroso serial killer. La particolarità di questo episodio è il suo racconto in bianco e nero in uno stile hitchcockiano. Tre episodi differenti che convergono in un film che può essere considerato il manifesto dello stile registico inconfondibile di Todd Haynes.

Todd Haynes

Lo scienziato riesce a isolare l’elisir della sessualità

Risulta impossibile non rimanere estasiati dal regista dotato di una scrittura complessa e immaginifica. In tutta la sua opera Todd Haynes ha scelto di affrontare temi spesso scomodi o scandalosi, mettendo in scena personaggi segnati dall’inquietudine, animati da pulsioni profonde o da autentiche ossessioni, disposti in nome di esse a sfidare regole e convenzioni. Uomini e donne affetti dalla malattia del dubbio, sempre alla ricerca di qualcosa, mai sopiti, disposti a mettere di continuo in discussione se stessi e gli altri, a scardinare le apparenze per fare emergere realtà più autentiche e profonde Per le sue tematiche Poison è considerato uno dei film iniziatori del movimento del New Queer Cinema, che rappresenta l’omosessualità sul grande schermo senza nessun tipo di tabù o patina hollywoodiana.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.3