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Insignito al Trieste Science + Fiction Festival con il Premio Asteroide alla carriera, Phil Tippett è uno degli uomini che più hanno influenzato il cinema, che più ci hanno donato (letteralmente) sogni, magie, creature fantastiche, mostri divenuti leggenda e che più hanno contribuito ad alimentare l’universo immaginifico del cinema fantascientifico e fantasy, mettendo la firma su alcuni dei film più amati ed apprezzati dal grande pubblico e dalla critica di ogni tempo.
Phil Tippett: Mad Dreams and Monsters, diretto da Alexandre Poncet e Gilles Penso, è un documentario che ci mostra in tutto e per tutto la vita, le opere, la filosofia dietro la straordinaria carriera del due volte premio Oscar, dell’uomo che ha segnato un punto di svolta senza pari nella storia degli effetti speciali e visivi.
Artista, animatore, regista, designer, inventore, Phil Tippett ha avuto una gioventù segnata dall’emarginazione ma anche dalla sperimentazione, dalla capacità di arrivare prima di altri a comprendere le possibilità offerte dall’animazione, dagli effetti visivi e di dare il suo contributo inestimabile al mondo del cinema.

Phil Tippett: Mad Dreams and Monsters – la carriera del premio Oscar nel documentario di Alexandre Poncet e Gilles Penso

Il documentario ci porta dentro la straordinaria ed irripetibile carriera di un visionario, di un sognatore, capace di rompere la monotonia espressiva e concettuale di un mondo del cinema che faceva della monotonia e del conservatorismo una religione.
E fu grazie ad un sognatore come lui che Tippett poté mostrare al mondo le sue doti, fu grazie a George Lucas, che lo coinvolse nel suo Star Wars, dove l’introverso ma sagace inventore donò al regista un mondo di creature come non se ne erano mai viste.
Da quel momento, fu solo l’inizio per Tippett, che mise la firma su tutta la trilogia di Lucas, creò Jubba the Hutt, il Rancor e tanto altro ancora, compresa la famosa scena in cui Chewbecca e D-3BO giocavano a scacchi.
Con Il Ritorno dello Jedi arrivò il primo Oscar. Dopo di allora Tippett avrebbe concepito le creature viste in Piranha, Il drago del lago di fuoco, i robot che stupirono il mondo in Robocop 1 e 2. I due film di Paul Verhoeven gli permisero di spaziare verso nuovi orizzonti creativi, che lo avrebbero reso protagonista assoluto dietro le quinte del successo di film come Jurassic Park, Starship Troopers, Hellboy, Matrix, Constantine e Cloverfield, oltre che per la saga di Twilight come visual effects supervisor.

Phil Tippett: il sognatore dietro film come Star Wars e Jurassic Park

Meticoloso, preciso, pieno di contributi di assoluto livello, Phil Tippett: Mad Dreams and Monsters è un documentario di grande profondità, in grado di guidarci attraverso la carriera di un uomo capace di adattarsi agli stravolgimenti tecnologici del suo mestiere.
Un uomo totalmente connesso con la sua arte, il suo lavoro, che in molti tra produttori e registi di prima grandezza considerano da decenni un genio, un grandissimo innovatore, in grado di creare un ponte tra fantasia e corporeità cinematografica.
Chiunque abbia visto anche solo uno dei film per cui ha collaborato, non potrà che provare un fremito incredibile nel vedere la genesi, l’iter creativo dietro i gli insetti di Starship Troopers, i dinosauri di Isla Nublar o le creature di Guerre Stellari.
In molte scene, Tippett era anche “costretto” a muoversi con trucco e maschera, e il documentario ce ne mostra l’umiltà, così come la capacità assieme alla moglie di Jules di creare con il suo Studio un modello inimitabile di innovazione e sperimentazione.

Tippett

Allo stesso tempo il documentario ha il merito di ricordarci la difficilissima professione di chi, come Tippett, ha sovente dovuto confrontarsi con scarsa considerazione iniziale, difficoltà organizzative, anonimato, problemi economici e di budget, con un mondo ed un business in cui è un attimo passare dall’essere indispensabili ad essere superflui.
Omaggio al mondo del cinema che fu, Phil Tippett: Mad Dreams and Monsters ci illumina anche sulle realtà produttive, logistiche, sulla mentalità necessaria per emergere e affermarsi in un campo ostico, competitivo, che non offre certezze di alcun tipo.
Infine è un viaggio storico affascinante sul passaggio dalla stop motion alla go motion al digitale, su quanto sia cambiato l’approccio e la filosofia dietro tale realtà, ma anche quanto allo stesso tempo Teppitt e la sua generazione rimangono un punto di riferimento assolutamente imprescindibile.

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