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Francesco e Carlo sono due bambini di dodici anni, siamo negli anni ‘80 a Roma. I due ragazzini, ridanciani e spensierati , registrano le loro voci e “mixano” stralci di televendite e film porno su musicassette, giocando a fare i disk jockey. La descrizione di quella che sembra essere un’amicizia imponente apre questo film tenero, malinconico ma speranzoso del regista ed attore (che ne è anche produttore, sceneggiatore e montatore) Riccardo Camilli.

Francesco è cresciuto, è un professore di sostegno, lavora con ragazzi disabili, ma sta per perdere il lavoro. Sua moglie l’ha lasciato, sua figlia adolescente lo guarda come se trasudasse fallimento da tutti i pori, ed è tornato a vivere con sua madre. Apparentemente quel bambino ridanciano è diventato un quarantenne in possesso di tutti i requisiti per diventare un perfetto depresso. E proprio da qui, da questa depressione disperata, seppur raccontata con ironia, che la storia inizia a prendere forma. Non ci sembra che il protagonista possa vedere nessuna luce in fondo al tunnel e non vediamo uno spiraglio di positività in nulla. Così, mentre sta per compiere l’unico gesto apparentemente razionale, togliersi la vita, Francesco viene salvato da una voce. La sua stessa voce proveniente dalla musicassetta registrata molti anni prima col suo amico Carlo.

Peggio Per Me: il te stesso bambino che ti salva la vita

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Peggio Per Me: la leggerezza, l’amicizia, il coraggio e l’imperfezione

La storia entra nel suo vivo, a tratti fiabesco, a partire da questo ritrovato dialogo tra i due Francesco, il piccolo ed il grande. Questa epifania porterà il personaggio a doversi destreggiare tra le difficoltà con una ritrovata energia, come a simboleggiare il recupero di quella leggerezza di bambino, che nessuno dovrebbe mai dimenticare. Nella storia Francesco, che inizia finalmente ad affrontare gli avvenimenti di petto, ritrova anche il suo vecchio e caro amico Carlo che, come in uno specchio, sta affrontando anche lui una grave depressione, ma che diventa paradossalmente per Francesco un ulteriore espediente per ricominciare ad amare la vita.

Il film, dalla storia produttiva molto coraggiosa, girato con poche migliaia di euro ed una smisurata passione, pur presentando delle lacune a livello tecnico-visivo, ha una potenza nel racconto, nel disegno dei personaggi, nei dialoghi e nella recitazione, che ben compensano le imperfezioni che un purista dell’immagine patinata pretenderebbe di trovare.

Riccardo Camilli, che è anche attore protagonista del film, e si è occupato di tutta la trafila autoriale dell’opera, dalla scrittura, alla regia, al montaggio, riesce a “vestire” da commedia questa storia, che appoggia le basi su una tristezza di fondo, quella con cui si deve confrontare chi si ritrova in questa società a non avere i requisiti prestabiliti per essere “felice” (lavoro fisso, vita coniugale …). E ci riesce con un’ironia molto sottile e delicata, ci riesce per mezzo di un’interpretazione spontanea e tenera, ci riesce grazie a dialoghi veraci, non costruiti. Fa pronunciare ai suoi personaggi parole vere, che qualunque persona reale, in quella situazione di insicurezza, paura e senso di inadeguatezza potrebbe pronunciare.

Peggio Per Me: trasformare la depressione in una dolce commedia

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Nel cast il fratello dello stesso regista, Claudio Camilli, che interpreta il suo amico Carlo e con il quale si instaura una dinamica scenica molto intensa, data probabilmente, oltre che dalla preparazione attoriale dei due, anche dalla fratellanza degli interpreti nella vita reale, che si percepisce tramite lo schermo, e che porta ad empatizzare con questi due amici, fratelli, che, senza esserne pienamente coscienti (ma inconsciamente consapevoli) stanno attraversando una sofferenza simile e, solo insieme, nel ricordo delle marachelle di bambini, e, poi, nella ritrovata complicità adulta, potranno superare.

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