TSFF 20 – Paradise. Una nuova vita: recensione del film di Davide Del Degan

Un film tragicomico che storia che convince e coinvolge il pubblico.

Calogero (Vincenzo Nemolato), venditore di granite siciliano, è l’involontario testimone di un delitto mafioso. Quando dietro al suo carretto vede in volto il killer (Giovanni Calcagno), decide nonostante il parere contrario della sua giovane moglie (Selene Caramazza), incinta di una bambina, di diventare collaboratore di giustizia denunciando l’accaduto. Questo è l’incipit da cui prende le mosse Paradise. Una nuova vita di Davide Del Degan (co-autore con Thanos Anastopoulos del documentario L’ultima spiaggia, a Cannes 2016), con la sceneggiatura dello stesso Del Degan assieme a Andrea Magnani, regista di Easy – Un viaggio facile facile, presentato alla 37^ edizione del Torino Film Festival nella sezione After Hours e proiettato fuori concorso alla 31^ edizione del Trieste Film Festival.

Paradise. Una nuova vita: c’è un’occasione di rinascita per coloro ai quali viene data la possibilità di cambiare

Cinematographe.it, Paradise

Un piccolo uomo con il suo carretto di granite in mezzo a un campo innevato nella suggestiva Sauris, tra le montagne del Friuli Venezia Giulia; questa è una delle prime immagini che lo spettatore ha della nuova vita del giovane Calogero, arrivato tra le fredde terre, con una nuova identità e una nuova casa: il residence Paradise. Paradise. Una nuova vita si concentra proprio sul concetto di seconda possibilità e il film racconta una storia che parla di cambiamento, di rivincita e del reinventarsi.

Cosa può fare il povero Calogero lontano dalla propria terra e dalla propria famiglia, solo, con un nuovo nome? Molte cose in realtà, anche se in un primo momento gli sembra impossibile. Il nuovo Calogero incontra una comunità diversa, che pensa e che vede in maniera differente, parla con l’assurdo e irresistibile Padre Georg, interpretato da Branko Završan – che ama lo Schuhplatter, bizzarra danza tirolese per soli uomini -, e diventa amico della bella mamma single interpretata da Katarina Čas, che gli apre la strada per entrare nel “gruppo” e fare parte di qualcosa.

Tutto si complica quando arriva nel residence un secondo avventore, un uomo, un siciliano proprio come Calogero; riconoscerebbe quel volto e quello sguardo tra mille, è quello del sicario da lui denunciato poco prima. Per uno scherzo del destino e per un errore burocratico killer e collaboratore di giustizia si ritrovano sotto lo stesso tempo, anzi sullo stesso pianerottolo.

Qui scatta il colpo di genio del narratore, il volo pindarico dell’immaginifico, figlio di quella commedia all’italiana che ha dato forma alla poetica di molti registi italiani: quando Calogero vede il killer, è teso, terrorizzato, ha paura che sia lì per ucciderlo, e così, prova a scappare, rompendo qualunque vincolo con coloro che lo proteggono. Non sa un elemento fondamentale: il killer è diventato un pentito e proprio come lui collaboratore di giustizia. Proprio questo mette in moto l’ironia e il grottesco, elementi che fin dal fotogramma iniziale hanno comunque caratterizzato il film di Del Degan.

Il killer non è lì per uccidere e poco dopo avviene qualcosa di miracoloso: tra i due uomini nasce un rapporto d’amicizia strano e surreale.

Paradise. Una nuova vita: è una storia che mescola risate e dramma

Cinematographe.it, Paradise

Paradise. Una nuova vita gioca con l’equivoco, con le uscite balzane e surreali, con le gag e le battute, grazie ad un protagonista che è perfetto: Calogero sembra un uomo comune, un uomo ordinario, ma in realtà poi risulta essere straordinario; è un uomo puro che mette la giustizia prima di tutto, anche di se stesso e della sua felicità. Lui è perfetto per quegli occhi spaesati e incerti, disperati e malinconici, lo è per quei capelli scuri e ricci e per quegli stessi tinti di biondo, mezzo attraverso cui pensa di riuscire a nascondersi dal killer che secondo lui lo sta cercando. Da quel corpo attoriale, quasi da cartone animato, che riempie lo schermo in un certo modo, emerge un carattere ben definito: Calogero è buffo e dolce, è naif e paradossale e proprio per questo strappa il sorriso allo spettatore.

Del Degan e Magnani realizzano un film che sceglie ed utilizza uno stile tragicomico, figlio di molto cinema del passato, che dimostra la conoscenza non solo del cinema di genere ma anche di quello d’autore: il protagonista è tenero (con i bambini), nostalgico (quando pensa alla moglie e a sua figlia) e impacciato (fa danni, inciampa, cade), sembra all’inizio un succube, una marionetta generatrice di situazioni paradossali e assurde. Tutto si gioca sulla sottile linea di demarcazione che divide commedia e tragedia, dramma e riso, in fondo lo stesso incipit di Paradise si fonda proprio sul sorridere amaramente anche quando non c’è nulla per cui sorridere: si riesce ad esorcizzare la morte (mentre il killer sta freddando la sua vittima, vediamo Calogero osservare la situazione da dietro il suo carretto nascondendosi tra due granite), si soffre per la lontananza dalla moglie e dalla figlia che Calogero ha avuto, si resta stupiti da amicizie all’inizio impensabili.

Paradise. Una nuova vita utilizza la fisicità dei personaggi che generano ilarità e riesce così a far emergere la loro tragica vita.

Paradise. Una nuova vita: a Sauris una nuova vita è possibile

CInematographe.it, Paradise

Se c’è il giovane Calogero, buono, onesto, delicato nei pensieri e buffo nelle azioni, il suo contraltare è quel killer redento, quell’uomo arrivato anch’egli dalla calda Sicilia nel residence Paradise per dimenticare e cambiare vita.

Io qui posso essere quello che voglio

Queste parole danno il senso del film e aiutano a comprendere il viaggio di questi due uomini, che sembrano tanto distanti ma che sono uniti dalla stessa sorte e dallo stesso sentire. Per il killer la nuova vita a Sauris è una vera e propria opportunità e vive il taglio col proprio passato come una seconda nascita, un dono della vita. Calogero per lui è una sorta di salvatore, glielo dice in più di un’occasione, anche in quella serata struggente e divertente in cui i due si parlano sinceramente e in cui viene fuori chiaramente che la partenza verso il Friuli vuole dire avere un foglio bianco su cui scrivere una nuova storia. Così paurosamente vicini, i due continuano a conoscersi.

Calogero intanto cresce, si evolve, da vittima disorientata prende coraggio e si forma come uomo padrone di sé e del proprio destino.

Paradise. Una nuova vita: è una storia che convince e che prende il pubblico

Cinematographe.it, Paradise

Paradise – Una nuova vita si pone nel solco della commedia e proprio e anche in nome di questo riesce a stupire, intenerire, divertire il pubblico, scivolando tra piani e stili diversi, tra la malinconia e le risate. Una delle caratteristiche principali è quella di spiazzare grazie ad una storia, ben scritta, che prende lo spettatore e lo porta nell’assurdo mondo, molto lontano dalla città, in cui vive Calogero, grazie ad un cast giusto in ogni sua parte e grazie ad un modus narrandi che coinvolge e convince.

Del Degan dà, con Paradise. Una nuova vita, prova della sua bravura, dimostrando le sue capacità e le sue qualità.

Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4