Paddington è uscito durante l’ormai già passato Natale, ma di certo non l’abbiamo perso di vista.
Paddington è la storia di questo orsetto del misterioso Perù, appartenente ad una razza rara, scoperta per caso da un esploratore inglese, che ha insegnato alla sua famiglia la sua lingua, e gli ha fatto sognare Londra.
In seguito alla perdita dei genitori prima, e dello zio dopo (a causa di un terremoto), la zia Lucy, decide che è arrivato il momento che il nipote possa realizzare il viaggio che loro non sono mai riusciti a fare: andare in quel di Londra, per dare inizio ad una nuova vita.
Dopo aver viaggiato da clandestino dal Perù a Londra, si ritrova nella capitale inglese alla ricerca di qualcuno che lo possa lo ospitare, anche solo per una notte, per poi poter andare alla ricerca dell’esploratore che aveva dato una mano alla sua famiglia anni prima.
Fortunatamente trova la famiglia Brown, che lo ospita amorevolmente; una famiglia strana, all’inizio titubante dal tenerlo con sé, ma che poi riesce a dimostrare tutto l’amore che provano per il piccolo orso, nominato Paddington, nome attribuitogli perché trovato nell’omonima stazione londinese.
Ma l’idillio sarà presto rotto da una ricercatrice che, venendo a sapere della presenza della rara specie dell’orso in città, deciderà di farne oggetto di collezione.

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Tratto da Le Avventure di Paddington, scritte da Michael Bond, ispirato da un orsetto su uno scaffale, che si trovava nei pressi della Paddington Station, la pellicola si appresta a diventare un cult per famiglie.
Sì, perché sotto un occhio meno critico, ma con la sola voglia di vedere un film che possa contenere fantasia, ironia, affetto e dialoghi.
Perché Paddington fa sognare, assume sotto un unico film la spensieratezza, l’abbandono, la voglia di rivalsa, e citazioni di pellicole già esistenti, dal bacio d’altri tempi al Mission: Impossible, dallo pseudo-cinegiornale, per finire con l’avere anche dei toni Wes Andersoniani.
Ed è questo il bello: racchiudere il fantastico, l’improbabile e il reale in una sola pellicola (oltre ad una consistente sceneggiatura).
Tuttavia vi è anche da considerare come questo film abbia voluto riassumere tutti i racconti dedicati all’orsetto preso in questione, riuscendo a concentrarlo con difetto: Nicole Kidman, per quanto artica e convincente, sembra un personaggio a parte rispetto agli altri del film, senza esserci un ruolo di cattivo vero in quanto tale, e i disastri sono talmente molteplici che rischiano di essere prevedibili e anche ridondanti.
Ma alla fine di tutto, Paddington è l’orsetto che tutti vorremmo avere, è il combinaguai a cui non torceremmo un capello (o meglio un pelo): Paddington prova a farci capire che un animale ti cambia la vita, e mai in peggio, e per ogni animale che ha bisogno di una famiglia, la famiglia ha bisogno di quell’animale, un’equazione più che semplice.
E via, lasciamoci andare a questa favola dal sapore british, anche se non perfetto.

Paddington è un film di Paul King, prodotto da David Heyman, con Nicole Kidman, Peter Capaldi, Julie Walters, Sally Hawkins, per l’italia doppiato da Francesco Mandelli, in inglese da Ben Whishaw, ed è distribuito da Eagle Pictures.

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