Oppenheimer: recensione del nuovo film di Christopher Nolan

La vita del fisico americano Robert J. Oppenheimer e la nascita della bomba atomica sono raccontate tra puntuali ricostruzioni storiche e dilemmi etici in uno dei film più attesi dell’anno

Sono diventato morte, il distruttore di mondi”. Forse la biografia di Robert J. Oppenheimer, il “padre della bomba atomica”, si potrebbe riassumere in questa frase pronunciata da Cillian Murphy nei panni del fisico americano in Oppenheimer, nuovo film scritto e diretto da Christopher Nolan, tra i più attesi della stagione. Un film monumentale che esplora il travaglio interiore, i dubbi e i rimorsi di coscienza di un uomo che ha contribuito a cambiare la nostra storia per sempre. Un cast stellare per Nolan: Emily Blunt, Kenneth Branagh, Florence Pugh, Josh Hartnett, Jack Quaid, Matt Damon, Gary Oldman, Robert Downey Jr., Gustaf Skarsgård, Rami Malek, Scott Grimes, Dane DeHaan, Michael Angarano, Benny Safdie, David Krumholtz, Matthew Modine, Alden Ehrenreich, Dylan Arnold e Olivia Thirlby. Dal 23 agosto 2023 in sala per Universal Pictures Italia.

Oppenheimer, cinematographe.it

Il fisico Robert J. Oppenheimer viene incaricato dal governo degli Stati Uniti di dirigere il progetto Manhattan per sviluppare un potente ordigno durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Il fisico e un nutrito gruppo di importanti scienziati lavoreranno presso il celebre laboratorio a Los Alamos, nel Nuovo Messico, fondato appositamente per il progetto, portando alla creazione della bomba atomica, le cui conseguenze su Hiroshima e Nagasaki sono tristemente note.

Nessuno dovrebbe giustificare la propria vita”, dice a Oppenheimer il senatore Lewis Strauss, interpretato da un ottimo Robert Downey Jr., e quello che il regista di Inception, Interstellar, e della trilogia del Cavaliere Oscuro fa su Oppenheimer, lungi da assolverlo o condannarlo, ma per raccontarci semplicemente la sua storia, è una lucida e poderosa analisi dei processi tecnici e mentali che hanno portato alla bomba atomica, per condurre lo spettatore con lui nella mente del fisico traendo in autonomia le conclusioni sulla sua vita e sul suo operato. Infatti, a distanza, senza mai giudicare, ma narrando una mente straordinaria finita ad avere sulla coscienza le strazianti morti di Hiroshima e Nagasaki, Christopher Nolan dirige un’opera monumentale costruendo con il suo classico e peculiare stile un rompicapo che alterna, passando dal colore all’elegante bianco e nero del direttore della fotografia Hoyte van Hoytema (Interstellar, Tenet), le fasi di studio e creazione dell’ordigno a quelle del periodo successivo alla guerra, quando Oppenheimer fu accusato di simpatie e idee comuniste e di spionaggio durante la caccia alle streghe del senatore McCarthy, e fu messo sotto inchiesta da una speciale commissione. Rompicapo che nella verbosa prima parte del film semina gli indizi che delineeranno il profilo completo del protagonista, piccoli pezzi di un insieme di cui si vedrà il vero volto sola alla fine: la sua passione per la scienza, la fisica, il fascino per l’ignoto, per quello che poteva scoprire e costruire, i dilemmi etici, e poi la crisi esistenziale che lo tormenterà dopo gli attacchi nucleari dell’agosto del 1945.

Oppenheimer – Un moderno Prometeo

Oppenheimer, cinematographe.it

Un film (3 ore la durata) dalle grandi sfide logistiche e dalla importante portata storica, come ha sottolineato in un’intervista lo stesso Christopher Nolan, che riesce attraverso la straordinaria interpretazione di Cillian Murphy a restituire tutto il sentire e il carico emotivo di un uomo alle prese con la grande Storia e con la sua coscienza. Come Prometeo che rubò il fuoco agli Dei per darlo agli uomini e per questo fu condannato a un’atroce sofferenza, così Oppenheimer, pensando erroneamente che il suo lavoro avrebbe scongiurato altre guerre, si condanna allo strazio, il suo è un enorme e drammatico paradosso, come una delle teorie quantistiche che spiega a uno studente. Il volto emaciato di Murphy, gli occhi grandi colore del cielo sempre volti un tempo a guardare altrove ora vedono morte e distruzione, in chi lo applaude per il suo lavoro, in chi esulta per più di 200.000 morti, tra “giusti e ingiusti” secondo le logiche della guerra, nel cinico mito della supremazia che non vede vite straziate ma semplici pedine. “Ho le mani sporche di sangue”, dice Oppenheimer a un insensibile presidente Truman, interpretato da Gary Oldman, il quale gli porge sarcasticamente un fazzoletto per pulirsi e lo liquida dandogli del “piagnucolone”.

Oppenheimer, cinematographe.it

Christopher Nolan, che da sempre ci ha abituati a spettacolari momenti di azione, a frenetiche corse contro il tempo, in Oppeneheimer ci fa perdere nei meandri della scienza, criptica, affascinante, ma anche nelle logiche di potere descritte nella linea “procedurale” del film (forse quella meno incisiva), senza sacrificare l’aspetto intimista che è il cuore di questo film girato in pellicola IMAX, fatto di formule, di fiamme e di particelle che riempiono lo schermo, di una colonna sonora, quella di Ludwig Göransson, avvolgente, martellante. È il preludio dell’esplosione, quella del test fondamentale per capire la portata e il funzionamento del famigerato ordigno, che avvolgerà tutti, protagonisti e pubblico, come in un secondo Big Bang che dà origine a una nuova era.

Oppenheimer: conclusione e valutazione

Un cast in stato di grazia, i già citati Cillian Murphy e Robert Downey Jr., il quale emerge nella seconda parte, ma anche Matt Damon nei panni del generale Leslie Groves, capo militare del Progetto Manhattan, per un film con il quale Christopher Nolan ci pone degli interrogativi e delle riflessioni profonde sul presente e sul futuro dell’umanità raccontando il passato che ha plasmato la nostra società, anche noi, come moderni “Prometei” con in mano potenti mezzi, destinati, visti i tempi, alla rovina.

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Regia - 5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 5
Recitazione - 5
Sonoro - 5
Emozione - 4

4.7