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Un uomo e una donna. Un camion. Un amore nato quasi per caso. Sembra un lento e inesorabile racconto di una passione carnale quella che dà inizio a Odnazhdy v Trubchevske (Once in Trubchevsk), il film di Larisa Sadilova, in concorso al Trieste Film Festival – presentato anche al Festival di Cannes, nella sezione Un Certai Regard.

Odnazhdy v Trubchevske: Anna ed Egor, due amanti che vivono l’uno al fianco dell’altra

Cinematographe.it, Odnazhdy v Trubchevske

Non è però una vicenda così semplice, infatti più ci si addentra nella storia, più il racconto si complica: Anna ed Egor – questo è il nome dei due protagonisti -, lei ricamatrice privata che vende a Mosca i suoi manufatti, lui autotrasportatore, sono vicini di casa, sposati con altre persone e con dei figli, ma si amano. Come si fa ad accontentarsi di un amore a metà, di poche ore di felicità e poi tornare al tedio quotidiano? Difficile comprenderlo, eppure Anna e Egor ci riescono alla perfezione ma non senza dolore – nel caso di lei – o senza fastidio – nel caso di lui. Lei con la tensione emotiva e il desiderio di ricongiungersi, nascosta tra le ombre della menzogna, prende la corriera per andare in città, scende dopo qualche fermata, sale sul camion di Egor e aspetta, come un’ancella silenziosa, che finisca di lavorare per poi consumarsi a vicenda carni, pelle e ossa in qualunque luogo in cui trovano un po’ di pace e di intimità. Sono sufficienti per due che si vogliono, si desiderano quelle vacanze dalla famiglia? Non per sempre. Anna diventa insofferente, chiede a Egor di prendere una posizione, non ce la fa a sopportare la lontananza, è pronta a lasciare tutto, addirittura la figlia, per vivere il loro tempo, i loro amplessi, la loro vita. Egor no, lui prende tempo, promette e non mantiene mai la parola né con la moglie né con l’amante, asseconda entrambe, e si comporta con Anna come si fa con quei giochi che piacciono per poco (Anna) ma sa perfettamente che non può mettere da parte il gioco preferito (la moglie).

Il film è capace di raccontare la quotidianità soporosa e logorante di Trubchevsk, cittadina situata nella parte sudoccidentale della Russia europea, la quotidianità di chi lavora, di chi si spacca la schiena. Anna non riesce a vivere in quei giorni uguali gli uni agli altri, quel marito così opprimente e asfissiante, ed è proprio per questo che si fa travolgere e rapire dal sogno di un amore che le dà nuova linfa vitale, facendole sperare che qualcosa di nuovo, di bello, possa esistere.

Larisa Sadilova delinea con umanità e profondità femminile i suoi due protagonisti: con delicatezza e struggimento mette in scena l’attesa, a tratti incomprensibile da/di Penelope, di Anna che accetta questa lunga agonia – tremendo l’ultimo dell’anno della donna che si scioglie in calde lacrime tra le braccia del marito mentre lei vorrebbe essere da un’altra parte, con un’altra persona – e dipinge anche il vile atteggiamento doppiogiochista di Egor che sa perfettamente che non cambierà mai vita per Anna. Sadilova scrive i personaggi in modo diverso dal solito proprio perché donna e riesce a far vibrare le sue donne in maniera molto più profonda di quanto si è soliti vedere.

Odnazhdy v Trubchevske: un racconto che parla di donne

Cinematographe.it, Odnazhdy v Trubchevske

Anna e Egor hanno due famiglie in cui si sentono in prigione, eppure continuano come in una penitenza a viverci, fingendo e prendendosi gioco dell’altro o dell’altra: il marito di Anna è presente, amorevole e amoroso, c’è sempre e comunque, l’accompagna alla stazione, le telefona per sentirne almeno la voce, la moglie di Egor è premurosa, fin troppo devota e sembra accettare ogni cosa (addirittura l’amante) pur di stare con lui – ed esistere. Odnazhdy v Trubchevske mostra donne prese negli affanni amorosi, in cui riverbera anche la loro condizione succube costrette a piegarsi, a stare un passo indietro, ad accettare. Proprio verso Anna lo spettatore prova simpatia, nel senso etimologico, sola nella casa in cui dovrebbe sentirsi più protetta e amata, sola anche con l’amante perché in lei nasce a poco a poco la consapevolezza che forse per loro non ci sarà un futuro.

Odnazhdy v Trubchevske: Sadilova è capace di rappresentare con poche istantanee il mondo di un gruppo di personaggi

Cinematographe.it, Odnazhdy v Trubchevske

La regista fa una scelta ben precisa: Anna ad un certo punto sceglie, decide di fuggire da quella casa, perché vivere in questo modo come chi si accontenta solo delle briciole – immagine quella delle briciole che viene perfettamente rappresentata in un gioiello del cinema italiano, La visita di Antonio Pietrangeli in cui la protagonista (Sandra Milo) vive una tenera storia adulterina con un camionista (Gastone Moschin), sposato e con figli – per lei è impossibile ed anche ingiusto. Lontano dalla comunità, reietta nella casupola dove ha traslocato, attende alla finestra, l’amato che dopo aver giaciuto con lei torna dalla moglie, una donna piatta, senza personalità, scritta volutamente così perché esiste solo in funzione del marito. Sadilova riesce con poche pennellate, con piccoli e impercettibili gesti, a rappresentare la condizione femminile russa: la comunità addita Anna come fedifraga rovina famiglie, non Egor, l’anziana donna che le ha dato la casa la invita a sopportare e ad accettare anche un matrimonio infelice, la suocera l’ha sempre mal digerita ed è lei a far sapere a tutti che la nuora è andata via di casa. Se la decisione di Anna sembra in un primo momento una scelta di libertà, poi si dimostra essere un errore o almeno con essa si ritrova in un’altra prigione.

Odnazhdy v Trubchevske è un film semplice con un susseguirsi di immagini e si costruisce lentamente, a tratti forse troppo, soprattutto all’inizio, rappresentando una sorta di (in)educazione sentimentale, fatta di rapporti diversi e concentrici: il centro di tutto è quella strada in cui gli occhi sono puntati su Anna ed Egor e sulle loro famiglie.

Odnazhdy v Trubchevske: una cineasta per scrivere d’amore, di un paese e di donne

Cinematographe.it, Odnazhdy v Trubchevske

Odnazhdy v Trubchevske è una favola triste che pur nella sua semplicità riesce a coinvolgere lo spettatore con una storia in cui la forza sta proprio nella sua protagonista, una storia in cui vi è un dialogo tra passato, presente, futuro (la scena finale in cui c’è un gruppo di giovani ragazze con il cellulare tra le mani), una storia in cui c’è dolore, stanchezza e rassegnazione del/nel vivere da parte di chi è bloccato in una situazione da cui è difficile uscire.

La pellicola racconta una storia d’amore, quella di un paese (Anna indossa la divisa dell’Armata Rossa pronta ad intonare un canto tradizionale), quella delle donne che hanno ancora molti passi da fare per raggiungere la propria indipendenza emotiva, economica, esistenziale e a testimonianza di ciò c’è un finale che sospende i sogni e i desideri.

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