Nati stanchi: recensione del film di Ficarra e Picone

L'esordio sul grande schermo del duo di comici siciliani Ficarra e Picone: una commedia sagace che fa dell'ironia su stereotipi e aspetti dell'essere un trentenne al Sud Italia.

Dopo anni di gavetta e il successo sul piccolo schermo nel programma comico Zelig, il duo composto da Salvo Ficarra e Valentino Picone arriva al cinema nel 2002 con il film Nati stanchi, ambientato tra un paesino della Sicilia e la città di Milano.
Salvo e Valentino sono due giovani trentenni felicemente disoccupati: per loro il bello della vita è la spensieratezza, poter godere del comfort di una casa senza però doversi preoccupare di come guadagnare il pane, trascorrere le giornate con gli amici al bar e fare una partita a calcetto, oppure ancora divertirsi con citofonate anonime rivolte sempre alla stessa – ingenua – vittima. I due giovani hanno anche un altro “vizio”, quello di scappare dalla piccola realtà del loro paese, fatta di routine e delle pressioni delle famiglie e delle rispettive fidanzate, viaggiando nella penisola con la scusa di partecipare a concorsi pubblici. Inaspettatamente, però, l’esito del concorso pubblico a cui i due partecipano a Milano è positivo e ciò comporta un radicale cambiamento nelle loro vite. Sapranno andarvi incontro?

Nati stanchi: la sindrome dell’eterno Peter Pan

In Italia si dice che molti uomini sono “mammoni” per indicare chi, anche all’età di trent’anni o più, fa fatica a staccarsi dal nido e a spiccare il volo verso l’età adulta. In psicologia questa è definita la “sindrome del Peter Pan”, ovvero quell’atteggiamento di chi rinuncia a prendere le responsabilità che il mondo degli adulti impone e cerca di vivere sempre come un eterno fanciullo spensierato. Un infantilismo che però a lungo andare può nuocere anche alle proprie relazioni e che viene criticato attraverso il registro comico con ironia e sagacia in questa commedia di Ficarra e Picone, diretta dal regista Dominick Tambasco. Il duo comico firma anche il soggetto e collabora alla sceneggiatura  di Nati stanchi riproponendo in un certo qual modo gli stessi personaggi che li hanno resi amati dal pubblico a Zelig. A scandire i tempi comici nel film sono i brani pittoreschi dei Tinturia, gruppo musicale siculo.

Un uso sapiente degli stereotipi

Nati stanchi, Cinematographe.it

Nella media da un punto di vista tecnico tra regia e fotografia – nulla che meriti particolari menzioni – eppure il soggetto di Ficarra e Picone riesce a usare sapientemente alcuni stereotipi ben noti al duo comico perché in parte strettamente legati alla loro terra di nascita. I personaggi dei due ragazzi “nati già stanchi” erano, come precedentemente accennato, già stati portati alla ribalta dai due comici e ora prendono forma nelle vite di Salvo e Valentino che non hanno alcuna voglia di lavorare né si sforzano di trovare un impiego, perché si crogiolano con un certo piacere nella loro pigra nullafacenza. In contrapposizione netta con le loro fidanzate (interpretate da Stefania Bonafede e Marica Coco) che invece hanno lavorato sodo per mettersi in proprio con un negozio di stoffe e tessitura: nei loro ruoli c’è invece il riscatto femminile dallo stereotipo di donna casalinga e priva di ambizioni nella carriera. Una riflessione questa che si rivela ancora attuale, così come per il fenomeno dei neet, i disoccupati che non studiano né cercano lavoro.

Tramite un gioco di equivoci e malintesi le battute e le gag dei due comici portano alla risata anche per la loro mimica spesso esasperata, ma non smettono di far riflettere su quanto a volte possa essere difficile il dovere di crescere. Prendere decisioni importanti quali cosa fare nella vita, andare a vivere da soli o sposarsi, possono tutte essere scelte destabilizzanti ma andarvi incontro con consapevolezza serve a formare l’individuo che la società aspetta – nonostante restare un po’ bambini sia il modo giusto per non perdere mai la capacità di rialzarsi con un sorriso dopo una brutta caduta, e in questo caso il “fanciullino poetico” di Ficarra e Picone ha fatto centro.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 4

3.3

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